Meglio Rai o Beppe Grillo? Sempre censura è

di Roberto Brumat [ 3 Aprile 2008 ]
 

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C’era una volta la libertà di parola… poi si sono inventati la censura che è l’antidoto contro il veleno della verità o della verità scomoda. Poi si sono inventati l’auto- censura che è ancora più subdola perché sono gli stessi giornalisti a praticarla su se stessi per evitare di incorrere nello spiacevole senso di frustrazione che viene quando, chi ti paga, ti dice “Questo è meglio non scriverlo.” E sai che o ti sta bene o quella è la porta.

Ora la censura viene anche dal basso, dalla rete. Ne segnalo tre di tipo informatico che stanno colpendo dall’esterno e dall’interno. La prima, attraverso un bombardamento di SPAM che hanno impedito a questo sito di informazione libera Reset di operare, obbligandolo a traslocare dalla precedente piattaforma. La seconda riguarda i commenti al forum su www.report.rai.it riguardanti l’argomento di cui sotto: forum che oggi risulta addirittura chiuso. La terza l’ho appena sperimentata sul blog di Beppe Grillo dove ho sempre potuto commentare liberamente vedendo subito comparire quanto scritto. Ma oggi no. Almeno non quando esplicitamente ho citato un nome (Paolo Barnard), un ente (Rai), una trasmissione tv (Report) chiedendo lumi sulla censura praticata dal blog apparentemente libero di Beppe Grillo, a quanti come me stavano sollevando quell’argomento. Non è uscito “a”.

“La vicenda- mi scrive l’interessato- ha fatto molto parlare di sé, ricevendo interventi di Gherado Colombo, Alex Zanotelli, Sabina Guzzanti, Giovanni Minoli, fra i tanti cittadini sensibilizzati. Ma ha anche registrato il silenzio e l’omertà di quasi tutti i media italiani, e dei loro editori (ovviamente), ma anche di Beppe Grillo più volte sollecitato e che è impegnato proprio su questo fronte (sic), e di altri noti antagonisti come Travaglio o Santoro. Grillo censura ogni post che menziona Censura Legale”. (http://beppegrillo.meetup.com/10/boards/thread/4419298/10/).

Ricapitolo il tutto: Paolo Barnard, per anni giornalista della trasmissione domenicale di denuncia Report di Rai 3 di cui è stato co-fondatore nel 1994, presenta una sua inchiesta su regali e viaggi- premio che servono a sensibilizzare meglio i medici nelle prescrizioni dei farmaci. Il servizio andato in onda l’11 ottobre 2001 e pure replicato per l’importanza sociale riscontrata dalla Rai, indigna un informatore farmaceutico che fa causa chiedendo un risarcimento milionario: di quelli che darebbero un lieve fastidio a Berlusconi, ma che a un normale giornalista che non conduce talk show in prima serata e al contrario è solo un collaboratore esterno, fa davvero paura.

Di Paolo Barnard sul sito www.report.rai.it si vedono 13 videoservizi andati in onda tra il 1997 e il 2003. Ebbene, nonostante questo riconoscimento storico del suo operato professionale, la Rai disconosce a Barnard il diritto ad essere difeso dai propri legali (contrariamente a quanto sta avvenendo per Milena Gabanelli) e anzi gli comunica che si rivarrà su di lui qualora la causa venga persa. Come dire l’elefante chiederà aiuto al topolino.

Per maggiori approfondimenti sul caso, rimando alle 7 puntate su “Censura Legale una storia italiana” relative a Paolo Barnard, firmate Cartapazio Bortollotti.

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Questo articolo è stato inserito il 3 Aprile 2008 alle 17:53 nella categoria Opinioni, Politica Italiana, Web e Tecnologie. Puoi restare aggiornato alle repliche a questo articolo attraverso il feed RSS 2.0. Puoi commentare, o inserire un trackback dal tuo sito.

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