Ma quanti sono gli enti inutili?
Stavo ascoltando il TG5 delle 13.00 e prima delle notizie sportive, un gagliardo senatore ha presentato una proposta per permettere ai lavoratori di rinunciare alle ferie convertendole in denaro, contratti nazionali permettendo. Com’è e come non è, una bislacca associazione d’idee m’ha fatto pensare che lo Stato, anziché chiedere ai lavoratori dipendenti di rinunciare alle meritate ferie per farli guadagnare di più, dovrebbe Lui spendere meno. Ed ecco la fatidica domanda: “Ma quanti sono gli enti inutili?”.
Facendo una ricerca su Internet il risultato numerale è dei più vari: per la Gabanelli e per l’On. Borghezio che se ne occuparono in una puntata di Report, ce ne sono ben 300; per la Corte dei Conti ne rimangono 110 di quelli che fin del 1956 si sono iniziati a chiudere ufficialmente; per i Radicali e Libero ce ne sono 101 (come i Dalmata del film Disney).
Negli ultimi anni sia a Destra che a Sinistra s’è parlato di eliminarli: a maggio 2007 Rutelli esortava alla cancellazione in una intervista sul Corriere della Sera on-line. L’allora Ministro dell’Economia ne individuò 130, ma ne chiuse solo 11: tra recuperi in extremis, problemi di liquidazione, ostacoli politici d’ogni genere, ben 119 della listadi Padoa-Schioppa rimangono in piedi. In compenso dal ‘98 è stato fondato l’Ispettorato generale per la liquidazione di enti disciolti (IGED): un nuovo ente preposto alla liquidazione degli enti inutili, che però fin’ora non ne ha liquidato neanche uno, dimostrandosi esso stesso… un ente inutile.
In buona sostanza in Italia è facile costituire un nuovo ente, che macini denaro e che permetta ad uno sparuto gruppo di persone (generalmente dirigenti “altolocati”) di percepire stipendi ragguardevoli tratti dal denaro pubblico e fringe benefits. Il difficile è poi liberarsi di questi polmoni inutili che alla collettività non portano nulla.
La politica sfortunatamente ha l’abitudine di metter bocca un po’ da per tutto, e quindi, se da una parte si è fatto sopravvivere un ente che si occupava di gestire la liquidazione delle Linee Aeree Littoree fino ad un paio d’anni fa, dall’altra si chiudono uffici od enti che sono utili ed utilizzati, ma che sono politicamente scomodi, per poi doverli riaprire pochi anni dopo. E’ l’esempio del settore Moda della Camera di Commercio di Roma, che fino al 1981 si chiamava CRAMI e che, dopo una improvvida chiusura per spostare il centro d’interesse su Firenze (scelta che si dimostrò non all’altezza degli interessi degli operatori che all’epoca preferirono Milano), è stata riaperta nel 1998 con un nuovo nome: Alta Roma, azienda autonoma con partecipazione CCIAA che svolge le medesime attività dell’ufficio distaccato che l’ha preceduta. Dimostrazione che forse serviva davvero avere una struttura simile nella Capitale.
Come andrà a finire? Chi lo sa. Con molta probabilità , piuttosto che chiudere la Commissione per Regio Calabria, costringeranno i lavoratori dipendenti a turni a rinunciare a 27 giorni di riposo per guadagnare una mensilità in più.







Gli enti inutili non si riducono ma aumentano sempre e così sarà! Basta guardare a cosa combinano i governi che si alternano pur di incrementare il poltronificio!!!!
Ci sono aziende a capitale pubblico in cui i consiglieri di amministrazione proliferano come i funghi nonstante il codice civile preveda un massimo di tre! Esistono aziende che fanno capo alla Regione, gestori privati di servizi pubblici, società per azioni controllate dagli enti locali in una ragnatela di migliaia di società che spesso si sovrappongono, o in altri casi che non hanno alcun compito da svolgere. Le reti societarie pubbliche dovrebbero essere riorganizzate.
Società assorbi-denaro-pubblico come Sviluppo Italia, i vari Osservatori Nazionali (Rifiuti, salute della donna, sulla famiglia, sul miele ecc.), UANSF, Ente Colmbo, Cassa conguaglio zucchero, INGIC, UMA, Ente nazionale per l’addestramento dei lavoratori del commercio, Consorzio Aerest, Consorzio anagrafe animale, Cassa depositi e prestiti, Italia Nagivando, Innovazione Italia, Infratel Italia, Italia Lavoro, Italia Turismo e tante altre migliaia di società inutili…
Ormai il meccanismo è sempre quello: questi enti vengono creati uno dopo l’altro non per far fronte a una reale esigenza, ma per dare poltrone all’amico dell’amico o per restituire il favore ha chi ha sostenuto la campagna elettorale. Il fenomeno è esteso a tutti i livelli, dai ministeri ai piccoli comuni, dalle società pubbliche alle ASL. Tutti sanno ma tutti tacciono…