Veronica, licenzialo di Lidia Ravera

di Cartapazio Bortollotti [ 7 Luglio 2008 ]
 

 

L’Unità di ieri, pubblica una lettera scritta da Lidia Ravera a Veronica Berlusconi.
Lidia Ravera vorrebbe convincere Veronica Lario a divorziare da suo marito.
Una lettera che poteva essere evitata o il pensiero, che in queste giornate accomuna molti?
Dopo quella famosa su Repubblica, della consorte del Premier, che chiedeva pubbliche scuse, è nata questa nuova moda che arriva dagli Stati Uniti. Scriversi attraverso i giornali!
Vediamo questa volta, cosa ha scritto Lidia Ravera a Veronica Lario!

Prima di analizzare la lettera, leggiamo dal Corriere della Sera di oggi, le opinioni di alcune donne. “Ma le donne si dividono“, alcuni passi e poi link al fondo del Corriere!

La scrittrice: ha abusato della sua pazienza, lo licenzi. Paolozzi: sbagliato Lidia Ravera avrebbe voluto convincere con il suo ragionamento esortativo: che Veronica Lario divorzi.
E che quel gesto abbia un significato politico, collettivo. Non c’è riuscita. Certo, Dacia Maraini l’ha seguita sulla scia emotiva. «Io fossi in Veronica lo avrei già lasciato da un pezzo Silvio», commenta la scrittrice. Poi riflette: «A dire il vero, però, io uno come Silvio non lo avrei proprio sposato. E’ ben difficile mettersi nei suoi panni». Ma la verità è che sono davvero in tante a pensare che la questione non andasse posta. Che Lidia Ravera ha sbagliato — per dirla con Rina Gagliardi — «a seguire la moda americana di infilarsi nel letto degli altri». Rina Gagliardi come Ritanna Armeni: «Avrei problemi persino a dire ad un’amica cosa fare con suo marito. Figuriamoci a Veronica Lario». Ritanna Armeni come Ottavia Piccolo: «Non ho nessuna voglia di discutere gli affari personali della signora del nostro premier. Sono sempre d’accordo con Lidia Ravera. Ma questa volta…». Questa volta Ottavia Piccolo è in sintonia con Francesca Comencini: «Non ho solidarietà femminile da dare a Veronica Lario perché la sua è una scelta che non mi riguarda». E ripetono il ritornello anche Franca Rame e Lilli Gruber, Sabina Ratti, Chiara Saraceno, Ida Dominjanni, Franca Chiaromonte. Tenta una difesa d’ufficio Letizia Paolozzi. «Forse Lidia Ravera voleva seguire quel ragionamento femminista che stabiliva che il personale è politico», commenta. Ma poi aggiunge: «La verità è che qui è diverso: siamo nel personale. Veronica deciderà da sola che fare. Spingerla al divorzio, poi, mi sembra volerla relegare in quel cliché delle donne per forza eroiche. E invece dovremmo prendere esempio dalla Mirandolina di goldoniana memoria e guardare anche alle nostre tasche».

Lettera integrale di Lidia Ravera a Veronica Lario

Veronica, licenzialo da L’Unità 6 Luglio 2008

Nel generale chiacchiericcio sui rapporti fra Silvio Berlusconi (72 anni, 5 figli e svariate professioni) e le belle ragazze, che tanto appassiona l’Italia, colpisce il silenzio di Veronica (52 anni, tre figli, di professione moglie, almeno dal 1990). Ci si chiede: tutti vogliamo ascoltare gli ipotetici dialoghi fra le signorine ministro sui problemi sessuali del presidente del Consiglio, meno lei, che è sua moglie? Come mai? È più nobile? È meno pettegola? È più imbarazzata? Oppure, più semplicemente, conosce il suo pollo.
Anche lei, è stata un bella ragazza, dal seno prosperoso e dai lunghi capelli. Attrice, soubrette, poco cambia. Anche lei ha ricevuto vagoni di rose in camerino. Anche lei si è lasciata sedurre dal colore dei soldi, dal sapore del potere. In cambio, però, come tante altre belle donne prima di lei, ha ricevuto una proposta di matrimonio, non un ministero. Del resto, nel gennaio del 2007, il povero Silvio l’ha detto che la Mara Carfagna l’avrebbe sposata volentieri, se non l’ha fatto è perché il posto era già occupato.
Quindi, i casi sono due: o si concede agli italiani di spicco la poligamia (almeno alle più alte cariche dello Stato?), o si accetta che le amanti dei potenti diventino potenti a loro volta. In altri tempi, alla bella ragazza il “cumenda” apriva una boutique, magari di biancheria intima. Erano anni più ordinati. Al potere c’erano i democristiani che si piegavano, eventualmente, all’esercizio dell’ipocrisia, ma non sbattevano i loro vizi in faccia agli italiani, con l’orgoglio di chi esibisce gli effetti collaterali del danaro. E poi non c’erano i cellulari, croce e delizia della modernità. Tutto era un po’ più clandestino.
Le belle ragazze sfiorivano vendendo negligè coi pizzi e le mogli ricevevano tranquille nei salotti, al riparo dalla malignità del mondo. Non è così per Veronica, costretta a subire i contraccolpi dell’esuberanza crescente di un marito ossessionato dalle giovani femmine e costretto, dall’allargarsi del gap fra la sua età e la loro, ad aumentare il peso delle regalie. Quando una miss Italia o miss Gambe o miss Poppa Smisurata riuscirà là dove ha fallito Hillary Clinton e noi ci ritroveremo “sul Colle” una pin up in tailleur pantalone, sapremo che la potenza sessuale del povero Berlusconi è definitivamente tramontata.
È logico che su tutta questa attività di scambio, Veronica taccia. È probabilmente offesa, sicuramente annoiata. Quello che è meno logico e che tacciano i cittadini italiani, è illogico che sorridano complici, che ammicchino, che si scambino battutine nei bar. Dovrebbero, anche loro, essere offesi. Perché il Parlamento, il Governo, non sono un club esclusivo frequentato da vip pazzerelloni che possono permettersi di vivere al di fuori delle regole.
Sono il luogo dove i cittadini vengono rappresentati, dove si devono discutere e risolvere i problemi del Paese. Se questo luogo, che dovrebbe essere sacro, è inquinato da personaggi di dubbia moralità che si scambiano femmine e favori, se due ministri (femmina) si consultano sulla lotta all’impotenza coeundi di un loro caro ed influentissimo amico, invece di pensare all’istruzione degli adulti di domani o alle politiche da mettere in atto per combattere ogni atteggiamnto dscriminatorio nei confronti della forza lavoro femminile (compreso il celebre: dammela, se no la carriera te la scordi), questo è un fatto grave.
Gravissimo. Su cui, forse, prendendo esempio da Veronica, bisogna tacere, ma certamente, come forse deciderà di fare anche lei, prendere provvedimenti. Per esempio divorziare. Cioè: licenziare.
Licenziarli tutti, quelli che abusano dei nostri soldi, della nostra delega e della nostra pazienza, per farsi i fatti loro. Spudoratamente.

Lettera dall’Unità di Lidia Ravera del 6 Luglio

Le donne di dividono dal Corriere della Sera del 7 Luglio

31 Gennaio 2007 Repubblica “Mio marito mi deve pubbliche scuse”

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Questo articolo è stato inserito il 7 Luglio 2008 alle 17:11 nella categoria Cronaca Nazionale. Puoi restare aggiornato alle repliche a questo articolo attraverso il feed RSS 2.0. Puoi commentare, o inserire un trackback dal tuo sito.

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