Esclusivo Reset C’è un oscuro retroscena politico dietro al dito medio e all’Inno di Mameli?

lunedì 21 luglio 2008
di Roberto Aldo Mangiaterra

    
Images from Presidenza della Repubblica Italiana

Ed eccomi cari Lettori, a svelare l’arcano mistero, il vero retroscena del dito medio!
C’è un retroscena istituzionale di cui non si parla molto.
Fra poco tempo, verrà ufficializzato l’Inno di Mameli, come Inno ufficiale della Repubblica.
Per far questo, ci vuole una bella votazione in Parlamento se non erro!
Ovvero, Umberto Bossi, si gioca anche questa carta per tenere in scacco?
Quindi è doveroso svelare che “c’è un risvolto politico” oltre al dito medio?
Beh, mi fermo qua e leggiamo insieme, chi ha presentato formale richiesta in Parlamento perchè…
L’Inno di Mameli sia anche legalmente parlando, l’Inno ufficiale della Repubblica Italiana!
E’ una storia attualissima al contrario dei 161 anni celebrati dall’Inno!
Ma prima di leggere il polpettone mediatico, una domanda sorge spontanea.
Ma in tanti anni di Repubblica, possibile che nessuno…Mi rifermo di nuovo!
Leggiamo e sveliamo l’arcano mistero di questa storia repubblicana, forse sconosciuta!
La storia dell’Inno di Mameli mai approvato in sede Parlamentare!

Primo per dover di cronaca la news, è vecchia, ripescata oggi da Questo sito…
Poi, stamattina, c’è stato l’ascolto istituzionale in Parlamento!
Ovvero…Alessandra Mussolini l’ha definito un “omaggio dedicato con affetto a Umberto Bossi”, poi ha accostato il telefonino al micofono del suo banco a Montecitorio, ed ha fatto sentire l’inno di Mameli in aula: “E’ l’inno di Mameli, è bello farlo sentire qui, ha spiegato Alessandra Mussolini. Mi auguro che ogni seduta si possa aprire con l’inno di Mameli”.
Ovvero, stendiamo un bel velo, anzi un lenzuolo, per la serie, cosa non si fa per darsi “visibilità, ed un bel Trullallero, trullallà , alla FratelMaghetto con il naso rosso, ci sta !
Ma proseguiamo sereni e contenti!
Le foto inserite, grazie alla Presidenza della Repubblica, sono…La prima da sinistra, è Goffredo Mameli, che compose il testo. L’altra, è Michele Novaro, che compose la musica.
Per Noi di Reset, avevamo anticipato i tempi, con il post di ieri dedicato al dito medio, con allegato Audio dell’Inno di Mameli, in diretta dal Quirinale.
Ed ora leggiamo, la storia dell’Inno mai ufficializzato, che fa comprendere perchè, ieri c’è stato lo scoop sul dito medio. La solita “Belinata all’Umberta”.
Ovvero, l’ennesimo, ma si diciamolo, ricatto politico di Umberto Bossi, per esercitare sempre di più la sua presenza politica, nella coalizione di Governo e dettare l’agenda al Cavalier Turchino?

Neanche a Mazzini piaceva: troppo scivoloso e retorico il testo, troppo orecchiabile la musica. Il patriota repubblicano, pero’, piu’ di un secolo e mezzo fa, non ha manifestato i propri dubbi sul ‘Canto degli italiani’ lasciandosi andare ad un gestaccio contro l’inno di Mameli come invece ha fatto ieri il leader leghista Umberto Bossi in occasione del congresso della Liga veneta a Padova.
Eppure, quel testo creato da Goffredo Mameli nel 1847 e musicato da Michele Novaro nello stesso anno e’ divenuto, insieme al Tricolore, il simbolo sonoro del Risorgimento prima e dell’Italia unita poi. Ma e’ rimasto ‘provvisorio’, perche’ nessun atto formale ne’ del Parlamento ne’ del governo ne ha mai fatto l’inno ufficiale.
Ora, dopo 161 anni e qualche tentativo andato a vuoto nelle passate legislature, compresa l’ultima, l’Inno di Mameli si appresta a ricevere il sigillo dell’ufficialita’ dal Parlamento. Con due iniziative: una al Senato, dell’esponente del Pdl Romano Comincioli; l’altra a Montecitorio, di Marina Sereni, capogruppo dell’Ulivo alla Camera nella XV legislatura. L’Inno di Mameli, ormai, lo cantano anche i calciatori della nazionale, dopo le polemiche che avevano investito gli azzurri per il loro ’silenzio’ ai mondiali del 1994 e del 1998.
La svolta nel 2002, ai mondiali in Giappone e Corea, dopo le sollecitazioni del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che in piu’ di un’occasione aveva invitato tutti ad onorare i versi di Mameli sulle note del Novaro. Ma proprio in quell’occasione scoppia un altro caso attorno all’opera di Mameli: l’arrangiamento rock proposto dalla cantante Elisa deve diventare la sigla delle trasmissioni televisive dedicate al mundial. Ma il centrodestra si oppone e non se ne fa piu’ nulla.
Nel 2000 aveva fatto scalpore la proposta, provocatoria, di Gianni Baget Bozzo di sostituire ‘Fratelli d’Italia’ con un inno a Berlusconi. E ancor prima la Lega aveva riacceso polemiche nate piu’ di un secolo prima, rilanciando l’idea di sostituire ‘Fratelli d’Italia’ con il verdiano ‘Va pensiero’.
L’Inno di Mameli le ha viste proprio tutte: anche la critica mossagli da Antonio Spinosa di essere maschilista perche’ nei versi del suo autore non si accenna neppure minimanente alle imprese compiute da eroine risorgimentali come Rosa Donato, Giuseppina Lazzaroni e Teresa Scardi. Imprese che pero’, probabilmente, erano ignote a Mameli o successive alla sua morte, avvenuta nel 1849 a soli ventidue anni a causa di una ferita rimediata durante la difesa di Roma assediata dai francesi.
‘Fratelli d’Italia’ i suoi guai li ha passati anche durante il ventennio fascista. Dopo la marcia su Roma, presero sempre piu’ piede, oltre all’inno ufficiale del regno che era la Marcia Reale, i canti fascisti: non erano inni ufficiali, ma il regime ne curava, e in modo assai capillare, la diffusione. I canti risorgimentali furono tollerati. Tranne, s’intende, quelli ’sovversivi’ di stampo anarchico o socialista, come l’inno dei lavoratori o l’Internazionale. Oltre a quelli di nazioni straniere ostili al governo fascista, come La Marsigliese.
Anche La Leggenda del Piave, canto che accompagno’ le gesta dei soldati italiani nella Grande Guerra, venne confinata in un angolo, riemergendo solo una volta l’anno, il 4 novembre, per ricordare la vittoria sull’invasore austriaco. Poi, nel 1932 il segretario del partito Achille Starace vieto’ qualsiasi canto che non facesse riferimento al Duce o alla rivoluzione fascista, travolgendo cosi’ anche l’Inno di Mameli. Alla fine della seconda Guerra mondiale, nel 1945, il giusto riconoscimento all’Inno di Mameli: a Londra Arturo Toscanini dirige l’esecuzione dell’Inno delle nazioni, composto da Verdi nel 1862. Accanto all’inglese God Save the Queen ed alla Marsigliese, c’e’ proprio Fratelli d’Italia.
Dal 1943 l’inno ufficiale era quello del Piave, ma nel 1946 il governo sceglie l’Inno di Mameli. La scelta e’ provvisoria, ma, curiosamente, rimarra’ tale, almeno da un punto di vista formale. L’Inno di Mameli ci rappresenta in tutto il mondo, ma, ad oggi, non vi e’ alcun provvedimento formale che sancisca come il ‘Canto degli italiani’ di Goffredo Mameli sia ufficialmente riconosciuto come inno italiano.
Nel 1948 la Costituzione aveva stabilito che il bianco, il rosso e il verde sarebbero stati, per sempre, i colori della bandiera italiana. Ma nella Carta costituzionale nulla si dice dell’inno. Nel novembre di tre anni fa il Senato aveva approvato in prima lettura un progetto di legge per rendere finalmente definitiva, anche sotto il profilo formale, la scelta di Fratelli d’Italia come inno nazionale. Alla Camera, pero’, il provvedimento non fu piu’ votato e l’Inno di Mameli torno’ nella dimensione provvisoria che lo ha caratterizzato fin dalla sua nascita. Ora, probabilmente, il Parlamento chiudera’ definitivamente questo capitolo della storia italiana. (Adnkronos).

Quindi, concludendo patriotticamente, almeno per il sottoscritto!
Qua, dal sito del Quirinale, tutto su l’Inno di Mameli, che per chi non lo sapesse, è un prodotto doc alla genovese, come il Pesto! Guai a chi tocca, sia il Pesto che l’Inno di Mameli!
Quà , l’Audio rinnovato dell’Inno Nazionale, dal sito della Presidenza della Repubblica!
Se a qualcuno non piace, diciamolo tra noi, può anche andare a vivere in Svizzera e sono certo che la Repubblica Italiana non perde nulla di importante!
Se a qualcuno, non va a genio l’Inno di Mameli, le frontiere Europee sono tutte aperte, non c’è bisogno di passaporto e può pure andare. Anzi, ci facci il piacere…Vadi, Vadi!
Così la smettiamo di sentire le “Belinate all’Umberta“.
Oramai, non ci fanno più nemmeno ridere!
Ogni riferimento a fatti e persone, non è puramente casuale!
Chiudiamo con una frase storica dedicata.
In tempi di pace li curiamo, in tempi di crisi a volte vanno al potere.
La storia è maestra e insegna!


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2 risposte a “Esclusivo Reset C’è un oscuro retroscena politico dietro al dito medio e all’Inno di Mameli?”

  1. Esclusivo Reset C’è un oscuro retroscena politico dietro al dito medio e all’Inno di Mameli? | Reset Italia…

    Ecco cosa si cela dietro al gestaccio di Umberto Bossi che solleva il dito medio all’inno nazionale e al tricolore. Un retroscena esclusivo, censurato dai media……

    #1435

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