De Legibus italioticis

Non sempre mi trovo in sintonia con Blondet, ma leggete questo articolo, ce ne è per tutti, mette il dito su una piaga italiota su cui dovremmo riflettere tutti e che per il nostro bene dovremmo pretendere venisse debellata, anche se non nutro speranza di trovare molte orecchie attente allo specifico problema che è più grosso di quanto i non addetti ai lavori possano comprendere e me ne rendo conto, mentre incolpo per colpa grave gli addetti ai lavori, giuristi, magistrati che abbiano conoscenza di diritto “vero” e avvocati.
Chi tace acconsente ed acconsente all’imbarbarimento del Paese, con totale ed irresponsabile cecità perchè non considera che in questo infelice Paese dovranno vivere i propri figli e i nipoti, e niente gli assicura che saranno sempre nel novero dei forti e potenti, potrebbero essere anche per loro : “cavoli amari” come per noi.
Settimana densa di avvenimenti istruttivi. Anzitutto: Gloria al leghista-legislatore che, nel tentativo di fare qualcosa di cattivo contro gli immigrati, ha tolto l’assegno di sussistenza ad 800 mila italiani poverissimi, misere suore anziane, preti ottantenni, casalinghe vedove in quarta età . Ciò dimostra in modo inequivocabile la natura intimamente italiota – starei per dire terrona – del Nordismo padano: analfabetismo giuridico, pressapochismo e meschinità .
Andiamo per ordine.
Il processo legislativo italiota comincia dalla volontà del Legislatore. Ossia non nella sua mente, ma in qualche viscere più italiota: la bile, o l’apparato gastrico-mangiatoio. Il Mastella si proporrà : come posso dare un privilegio ai miei clientes, e negarlo agli altri? Il Visco dirà : come posso bastonare fiscalmente i tassisti e benzinai, ma non le COOP? Il Leghista: come posso nuocere agli «immigrati» in generale? L’impulso è, nella sua essenza, identico.
Il Legislatore italiota, sia nordico o meridionale, ignora anzitutto un principio elementare del diritto: che le leggi sono «erga omnes». Esercitano i loro effetti verso tutti i cittadini indistintamente – ciò che si chiama «giustizia» – e perciò ci guadagnano ad essere formulate con laconica esattezza, in pochi limpidi articoli.
Diciamo meglio. Non è che il Legislatore italiota ignori questo carattere delle leggi. E’ che lui, precisamente, vuole togliere alle leggi questo carattere. La sua proliferante attività legislativa mira infatti ad uno scopo: fare leggi che favoriscano «i nostri» e danneggino «loro», gli altri. Altrimenti che gusto c’è a fare le leggi, se «noi» non ci guadagnamo? A che serve il potere, se non si possono fare leggi ingiuste?
Il guaio è che le leggi restano, ostinatamente, erga omnes. E’ nella natura stessa delle leggi, possiamo dire nella natura delle cose (de rerum natura). L’Italiota però non demorde, e ancor più ostinatamente cerca di togliere alle leggi questo carattere, che è poi la giustizia. E come lo fa? Infarcendo le leggi di condizioni e clausole, nel tentativo di limitarne l’azione benefica ad alcuni (i nostri) e di renderle ferocemente dannose, nei loro effetti, solo agli «altri», o meglio ancora, a certi «altri», che sono ben chiari nella mente (o nella bile) del Legislatore.
E’ per questo che le leggi italiane sono complicatissime, torbidamente oscure e intorcinate, fino ad essere in molti casi inapplicabili.
Qualcuno ha detto al Leghista-legislatore che certi immigrati, o vecchie mamme di immigrati che sono entrate in Italia per i «ricongiungimenti familiari», chiedono ed ottengono l’assegno «sociale». Allora si è proposto di toglierlo alle vecchie marocchine. Dunque ha escogitato una clausola, tipo: niente assegno a chi non ha lavorato in Italia per dieci anni. A chi non ha 10 anni di contributi. A chi non risiede qui da 10 anni. Eccetera. Non è una bella pensata?
Ma la legge, automaticamente, scatta «erga omnes», contro tutti quelli che si trovano nelle nuove condizioni così definite dal leghista: colpendo casalinghe italianissime che non hanno mai «lavorato» secondo l’INPS anche se hanno sgobbato per la famiglia e per i nipoti, e suore ormai in carrozzella che hanno dato la vita negli ospedali, gratis e senza contributi.
Non è colpa della legge, è la sua natura. E’ colpa del legislatore.
Un nordico – uno svedese, intendo – queste cose le sa. Un leghista, se fosse del Nord come sostiene, dovrebbe saperlo e vegliare aspramente contro la legislazione italiota, che è tutta fatta – dall’unità in poi – «contro» gruppi particolari e a favore di altri gruppi particolari. A favore dei massoni contro i gesuiti, o dei piemontesi contro i napoletani, le leggi risorgimentali; dei padroni contro gli operai, le leggi «di destra»; a favore della «classe proletaria» ossia del PCI (la legislatura «di sinistra» di classe); a favore dei trans e dei finocchi contro gli eterosessuali («nuova sinistra»); a favore di Ceppaloni contro i contribuenti, o dei furbi contro i fessi, le leggi mastelliane. Sono solo alcuni esempi, si potrebbero moltiplicare all’infinito.
Invece, il nordico italiota, appena al potere, che fa? Cerca di superare il meridionale italiota nell’emanazione di leggi «ad personam». Non è solo Berlusconi. Insisto: tutte le leggi italiote, anche (e soprattutto) quelle di Prodi e Visco, sono sempre state ad personam, o «ad Nomismam», ad Goldman, o «ad COOP rosse».
Ci si aspettava un diverso comportamento, più nordico? Togliamocelo dalla testa. La grande tradizione del giure italiota continua. Anzi s’approfondisce, puntando ad ulteriori vette verso il basso. La legge ideale è chiara nella mente (intestinale) del Leghista giuridico: essa è limpida, e laconica.
Per esempio: «Articolo 1: il figlio di Bossi va promosso agli esami, specie se gli esaminatori sono meridionali. Articolo 2: si pubblica la foto del figlio di Bossi per identificazione, onde non venga promosso il figlio di Gheddafi che gli somiglia».
Il colonnello Gheddafi, di recente, ha minacciato di interrompere le forniture petrolifere all’Inghilterra, perchè la polizia di Londra ha arrestato uno dei suoi figli scapestrati e pieni di soldi: ecco i vertici giuridici che il leghismo parlamentare si propone di superare. Decisamente, la somiglianza di Bossi con Gheddafi non è solo fisica: essa implica tutto un livello di civiltà . Le leggi con foto segnaletica sono del resto un ideale ampiamente applicato, o almeno desiderato, a sinistra.
In quella cultura cova un antico ideale. «Articolo 1: Valpreda è innocente. Articolo 2: il commissario Calabresi è colpevole e se l’è meritata». Oppure: «Gli imprenditori che sono nostri amici hanno diritto a non pagare le tasse; tutti gli altri sono evasori fiscali reazionari punibili ai sensi di legge. Articolo 2: ecco le foto degli uni e degli altri».
Ed Alitalia? Vogliamo parlarne? Iberia si sta fondendo con British Airways. United Airlines licenzia 7 mila dipendenti e lascia a terra – perchè consumano troppo carburante rincarato – tutti i suoi Boeing 737 e 747, ossia 104 velivoli. La Ryanair lascia a terra il 10% della sua flotta, e fa pagare i bagagli a peso. Sas e Qantas, nonché Thai, licenziano e tagliano. Dall’inizio dell’anno, 25 compagnie aeree hanno chiuso.
Quella di Air France per Alitalia era, come dice la pubblicità , un’offerta da prendere al volo. L’ultima pompa di kerosene prima del deserto del Mojave. Palesemente, una cordata di coglioni vogliosi di prendersi il ferrovecchio pieno di sindacalisti, non si sta coagulando: nonostante i favori promessi a strizzatine d’occhio. Cose molto italiote.
Tipo: se il signor Benetton si prende un pezzo del catorcio, gli lasciamo aumentare i pedaggi autostradali. Anche così, niente. I soli disposti ad entrare nella cordata sono quelli che da italioti furbi, sperano di portarci la loro propria compagnia aerea decotta, onde farla salvare a spese nostre. Ma il Salame resta ottimista. Annuncia: la cordata c’è, ma ci vorranno 5 mila esuberi. Cioè 2 mila più dei tagli di Air France. Ma l’ottimismo italiota è senza confini. Ali-taliota.
Qui, il carattere italiotico si mostra nella versione «imperiosa». Il Cavaliere si crede un imprenditore. Ma da 40 anni non fa che «imperare», il che lo esime dall’imparare qualcosa. Ossia dice: voglio andare là , e subito si mobilita la filiale-elicotteri di Mediaset, i piloti sono chiamati al telefono, il carburante è messo nei serbatoi, i piani di volo e tutto in un attimo è pronto. Oppure: facciamo uno spetttacolo così, e tutta Mediaset, da Confalonieri in giù, si danna l’anima per assoldare le veline e i cantanti; decine di autori di testi stanno su la notte per dare forma alla «idea» del Capo, per renderla da scema ad almeno potabile, per trovare battute da rimpinguare l’eterno varietà mediasettista. Uno stuolo di segretarie e direttori di giornali sono lì per trasformare in realtà i suoi desideri. Poi lui, il Salame, chiamerà i risultati «le mie realizzazioni», o «ciò che io so fare nella vita». Ma non sono le sue realizzazioni; sono quelle dei suoi dipendenti, da lui stipendiati.
Il prezzo del kerosene non
è alle sue dipendenze. La situazione internazionale delle compagnie aeree è una realtà meno virtuale di Mediaset: lì non basta selezionare qualche velina in più. E non c’è un Craxi che ti para il sedere con le «leggi» necessarie per «farti crescere». E’ la dura realtà del mondo reale. Una realtà – quella del trasporto aereo – di cui possiamo essere certi che Berlusconi non sa nulla, ma proprio nulla. Ma ha parlato («Salverò Alitalia, via da Air France»), e centinaia di persone – banchieri e finanzieri – si danno pur da fare per esaudire il suo imperio: ma non ci riescono. E’ la dura realtà , che l’imperioso Salame non conosce.
Per fortuna la sinistra italiota non si lascia scoraggiare. Infaticabile, continua a dare il suo contributo alla idiozia. Come di chiamare «fascista» un provvedimento di emergenza sugli «immigrati». Oddio, le leggi d’emergenza su tutto il territorio nazionale! Berlusconi aspira alla dittatura! E’ il nuovo Pinochet! Il suo governo reprime i rom e il loro diritto di rubare! Fascismo, fascismo!
Si è capito subito che lo stato di emergenza ha un preciso scopo: requisire qualche vecchio albergo senza le lungaggini delle «leggi italiote», per alloggiarvi un tipo speciale di «immigrati». Perchè gli immigrati non sono tutti la stessa zuppa, come ritiene il profondo pensiero leghista. A volte, quelli che vengono sulle barche a «rubarci il lavoro» vengono da zone di guerra – Sudan, Somalia – e allora si chiamano «profughi». Si chiamano così secondo il diritto internazionale. E per il diritto internazionale, non devono essere alloggiati come capita, in attesa di espulsione. Anzi, bisogna dargli alcuni mezzi di sussitenza, superiori all’assegno di povertà che il nostro Stato italiota dà ai suoi vecchi italioti. Anzi, quando si chiamano profughi, non devono essere mandati al «Paese d’origine». E’ vietato dal diritto. Non è quello italiota, ma bisogna obbedirgli
L’ha capito persino un ministro leghista come Maroni. Ed ha requisito qualche albergo al Nord, solo grazie allo stato di emergenza. E si è sentito la sinistra gridargli: «Fascista! Fascista!». La sinistra di Vlad Luxuria, prossimamente a L’Isola dei Famosi, vuole dare ancora delle lezioni di civiltà . E sbaglia pure il momento e il tema.
Molto istruttivo. Ci ricorda che, alla fine, fatti tutti i conti, la sinistra riesce sempre ad essere peggio.







“Molto istruttivo. Ci ricorda che, alla fine, fatti tutti i conti, la sinistra riesce sempre ad essere peggio.”
A parte il fatto che dell’articolo di Blondet hai, evidentemente visto il commento, preso solo quello che ti piaceva (ma questo non mi sorprende nè mi scandalizza), il punto da affrontare è un altro.
Non c’è peggio, perchè questo presuppone un “meglio”; che non c’è. Non c’è chi è meglio e chi è peggio in questo dramma (ed è un dramma anche se viene presentato come una farsa), perchè è un corpo unico; un unico soggetto che porta avanti il suo programma di sciacallaggio nei confronti di un paese e di un popolo ormai inerme.
Una devastazione che, per poter proseguire indisturbata, ha bisogno di un elemento di disturbo che distragga le vittime mentre gli avvoltoi rapinano liberamente: l’elemento di disturbo è la (falsa) contrapposizione destra-sinistra, nella quale tanti, troppi italiani ancora si scannano pensando di essere dalla parte dei migliori. O almeno da quella dei “meno peggio”.
Vediamo oggi quello che sta succedendo alla scuola…probabile chiusura di 2.000 scuole…
La maggior parte al Nord!
http://www.repubblica.it/interstitial/interstitial1263407.html e poi c’è il taglio del finanziamento pubblico ai giornali…Che penso non lo fanno passare perchè potrebbe chiudere anche il quotidiano Libero!!! Si stanno finendo di rapinare l’Italia. Quando tutto sarà privato compresa l’assistenza sanitaria, forse qualcuno si sveglierà. Per ora russano alla grande!
Ciao Mago, che le privatizzazioni chiunque le faccia, siano una rovina, NON CI PIOVE,basta vedere che bollette Enel i poveri cristi pagano, dopo la sostanziale privatizzazione, senza dire dello schifo principe: LA PRIVATIZZAZIONE DELLA BANCA D’ITALIA, di cui mi sembra non si capisca l’oscena anomalia e si taccia in sostaNZA PER CONFORMISMO.
Che sia necessario che però sulle spalle dei cittadini comuni non pesi il pondo del mondo è anche necessario, e credimi i soldi alla stampa, il fatto che gli editori siano dei ricchissimi signori che appunto non si giocano i propri soldi, ma dilapidano i nostri per sotenere oltretutto lobby potenti che in cambio gli danno altri soldi, incarichi emolumenti e potere.. se permetti è una vergogna.
aNCHE I GIORNALI DI PARTITO, DI TUTTI I PARTITI SONO UNA VERGOGNA. Noi diamo un sacco di soldi a sta gente, poi gli paghiamo il giornaletto con cui pagarsi campagne elettorali e cortigiani, poi paghiamo una messe di impiegati ficcati in Alitalia, Fiat, e chi sa dove, e glieli paghiamo pure quelli… questa non è democrazia è imbecillità da parte nostra e sfruttamento indecoroso da parte dei furrbi, cui parano le pudenda uno stuolo di aspiranti nonsisache
Quanto alla assistenza privata… è da scappare, ne vedremo delle brutte, anzi.. ne abbiamo già viste e bipartisan, tanto per non cambiare e stare allegri
Sull’editoria non ci piove…Però non passa perchè oltre a Libero, sarebbe nelle brume anche la Padania.
La Fiat la manteniamo dagli anni 20, come ben sai. Nulla di nuovo!
La previdenza privata, beh, penso che ne vedremo anche delle prodigiose….
Spero di non uscire dal tema..e copio un pezzo assai vecchio, di uno che addirittura non c’è più e neanche può commentare, eppure mi sembra così, ma così attuale, che di più non si può…si può , si può…
Da Élections, piége a cons di Jean Paul Sartre
In questo momento il pensiero seriale – che separa – resiste fortemente alle prime manifestazioni del pensiero di gruppo. Esso sarà razzista (gli immigrati non ci seguirebbero), misogino (le donne non ci capirebbero), ostile alle altre categorie sociali (i piccoli commercianti e i contadini non ci aiuterebbero), diffidente (il mio vicino è un Altro; dunque non so come potrebbe reagire), ecc. Tutte queste proposizioni di separazione non rappresentano il pensiero degli operai stessi, ma quello degli altri che essi sono e che vogliono mantenere il loro statuto d’identità e di separazione. Se il raggruppamento riuscisse, non si troverebbe più traccia di questa ideologia pessimista. Non aveva altra funzione che di giustificare il mantenimento dell’ordine seriale e dell’impotenza in parte subita, in parte accettata.
Se essi vogliono tornare alla democrazia diretta, quella del popolo in lotta contro il sistema, quella degli uomini concreti contro la serializzazione che li trasforma in cose, perché non cominciare da qui? Votare, non votare è lo stesso. Astenersi, in effetti, è confermare la nuova maggioranza, quale essa sia. Qualunque cosa si faccia a questo proposito, non si sarà fatto niente se non si lotta nello stesso tempo, questo vuol dire fin da oggi, contro il sistema della democrazia indiretta che ci riduce deliberatamente all’impotenza, tentando, ciascuno secondo le sue risorse, di organizzare il vasto movimento antigerarchico che contesta dappertutto le istituzioni.
(«Les Temps Modernes», gennaio 1973).
E’ un bel pezzo quello di cui riporti un brano, ma come puoi aspettari non lo condivido e soprattutto trovo obsoleta ( e per molti lo era anche ai tempi in cui la espresse) la teoria della serialità di Sartre.
E comunque non mi sono mai piaciuti gli intellettuali il cui potere culturale si pone al servizio della demagogia per “dirigere” le masse affinchè una oligarchia possa continuare ad ingrassarsi.
Mi convince molto di più l’opera di chi riesce , senza fare di sè un “ricco profeta” o un Guru politicante, pietruzza su pietruzza , a togliere la benda dagli occhi della gente, cominciando sai bimbi , da non istruire politicamente, ma abituare al pensare, senza pretendere che le persone si spersonalizzino per magari concorrere sulla propria pelle ad una magnifica “lotta continua”
E poi Sartre era inutilmente tormentato e cupo, mentre faceva una gran comoda vita.. che ne può venir di buono per la gente? Al massimo poteva arrivare dove è arrivato:promuover pensieri, discussioni, provocazioni, ma la storia va avanti e l’operaio di oggi non è più quello di ieri,le conoscenze, i bisogni, i desideri, le aspettative, tutto è cambiato, come è giusto che sia, la lotta contro le Istituzioni come la si pensava allora, non ha pù senso, e vivere ne limbo di quel che non è stato, ma si desidererebbe fosse stato, non serve alla gente , serve solo a quattro simil intellettuali che come sartre ed altri , fanno grazie al fatto che tengono in piedi un sogno, una gran bella vita a spese della gente comune.
sai a mio modo di vedere il cerchio di chiude: c’è chi sogna guardando le gambe delle veline o i ragazzotti che zompettano e diventano famosi, c’è chi invece sogna pensando ad improbabili rivoluzioni. IN un caso e nell’altro, il sognatore sogna e li’ finisce, al massimo spende il poco che ha per i suoi idoli, mentre chi lo fa sognare, sia intellettuale, sia velina, sia calciatore, sia politicante.. si arricchisce… DOVE E’ LA DIFFERENZA?
Alla fine siamo tutti irriducibili sognatori. magari che dici, è meglio aprire le menti senza “fidelizzarle”, ed avere infine fiducia nell’UOMO/DONNA
Dal momento che conosci la “comoda vita* di chi scriveva nel 1973 e non in Italia, e magari di quei quattro sognatori pari suo…mi dici cosa fa Blondet oltre lo scrittore e il giornalista? Ho cercato di capirlo ma ho trovato solo che vive a Bagnaia, non molto distante da dove sono e dove ho dei carissimi amici e amiche. Strano, non ho mai letto suoi commenti a cronache locali, chiamiamole così…
Doriana
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*Jean-Paul Charles Aymard Sartre (Parigi, 21 giugno 1905 – 15 aprile 1980) è stato un filosofo, scrittore e drammaturgo francese. Studiò all’École Normale Supérieure di Parigi, dove si laureò nel 1929 in filosofia, per insegnarla poi in licei di Le Havre, di Laon e infine di Parigi. È qui che conoscerà Simone de Beauvoir condividendo con lei vita intima, lavoro e impegno politico.Nel 1964 fu insignito del Premio Nobel per la letteratura, che però rifiutò: “Non voglio essere letto perché Nobel ma solo se il mio lavoro lo merita. E poi, chi è quel tribunale per giudicare la mia opera?” Nel 1945 aveva già rifiutato la Legion d’onore e in seguito la cattedra al Collège de France.Muore nel 1980 al culmine del successo essendo ormai diventato icona della gioventù ribelle e anticonformista del dopoguerra. Si calcola che al suo funerale presenziarono cinquantamila persone. È sepolto nel cimitero di Montparnasse a Parigi.
Avendo vinto una borsa di studio nel 1933 ebbe l’opportunità di specializzarsi a Berlino, potendo entrare in contatto diretto con la fenomenologia di Edmund Husserl e l’esistenzialismo di Martin Heidegger. Venne catturato dai tedeschi e, dopo la sua liberazione, partecipò alla resistenza francese.Sartre è stato uno fra i massimi esponenti dell’esistenzialismo e uno studioso le cui idee sono sempre state ispirate a un pensiero politico orientato verso la sinistra internazionale (negli anni della guerra fredda sostenne le ragioni dell’allora Unione Sovietica, pur criticandone in diversi suoi scritti la politica). Ha diviso con Simone de Beauvoir – conosciuta nel 1929 all’École Normale Supérieure – la propria vita sentimentale e professionale.
Beppe, se riporto un articolo, non sto riportando il Padre Nostro, lo ho letto ed il titolo include l’argomento che a me interessa, e il mio commento indica credo quello che è il punto che a me interessa, poi Blondet si sfoga a render ridicolo Berlusconi come imprenditore? Io non me ne posso occupare, non ne so niente, come potrei? D’altra parte riportare solo il pezzo che piace a me perchè lo capisco e ne so un po’, mi sembrava ingiusto, Blondet ci tiene tanto a parlare male del Berlusca… e se avesse ragione lui? “libere voci della società civile”, così un tempo era scritto per Reset… appunto.
Io mi sono limitata a proporre un articolo ci cui ho sottolineato quello che mi interessava, credevo fosse chiaro ed ammissibile, come chiaro ed ammissibile è il tuo pensare
marista
Storia Italiana del 2008: Ieri sera a Vicenza… (saranno sognatori anche questi…)
di Massimo Marco Rossi – Megachip
Credo che ieri sera siamo stati tutti positivamente ricaricati già dal fatto di constatare che eravamo in tanti. Più di quanti noi stessi forse pensavamo, visto anche la data di fine Luglio. Il mini-blocco è descritto a pag 23 del Corriere con queste righe: “E già ieri sera davanti all’ingresso principale della base è stato effettuato un blocco da parte di 300 contestatori che hanno disseminato la strada di rifiuti, ferro e cemento.” Il carosello di accerchiamento della Ederle ha sicuramente avuto un effetto di sfogo per tutti noi ma deve anche aver fatto pensare quei pochi militari che abbiamo incrociato per strada e quei tanti, militari e cittadini, che ci guardavano dalle finestre, talvolta con le luci spente (non si sa mai, che magari mi vedono …). Credo che ieri sera due persone avranno riflettuto a lungo su cosa stanno facendo: mi riferisco alla coppia americana che abbiamo incontrato nel secondo passaggio in Viale della Pace.
Lui aveva le stampelle. Magari si è fatto male qui uscendo dalla doccia, ma permettiamoci di pensare che sia invece reduce dalla “missione di pace” in Afghanistan … torna a Vicenza malconcio, esce zoppicante dal ristorante messicano o cinese dov’è andato con la moglie e si trova questa marea di vicentini che protesta contro la base del suo esercito … In Afghanistan non si è sentito amato, tornato a “casa” scopre di non essere benvisto e benvoluto.Voglio pensare che questa notte sia rimasto sveglio per un po’ a chiedersi “cosa sto facendo? che senso ha quello che mi fanno fare ? voglio continuare ? perché ?” Sento di scrivere questo perché ieri sera abbiamo fatto qualcosa di GIUSTO, siamo tornati a far sentire la nostra voce agli americani. Dobbiamo continuare su questa strada, in modalità e tempi diversi, creativi, inaspettati, ma è veramente loro che dobbiamo toccare, disturbare, far riflettere. Dobbiamo metter in crisi le coscienze dei singoli. Questa è una delle cose che più disturba i comandi militari. Continuiamo. Ciao
Per chi non lo sapesse :
1/08/2008 fonte: Presidio Permanente
Occupata la stazione: Vicenza non si arrende all’imposizione
Dopo la sentenza del Consiglio di Stanto in migliaia alla fiaccolata dell’indignazione. Il corteo si dirige verso la stazione, manganellate della polizia contro donne e uomini a mani alzate. Ma, nonostante la violenza delle forze dell’ordine, i binari vengono occupati.
“Bravi, bravi, bravi, bravissimi”: è il coro che chiude la manifestazione dei No Dal Molin indirizzato ai poliziotti che, poche decine di minuti prima, non avevano esitato a sferrare manganellate contro donne e giovani a mani alzate. La fiaccolata dell’indignazione, era stata definita la manifestazione di questa sera. Migliaia di persone, tante famiglie con i bambini e i nonni fianco a fianco. Come il 16 gennaio 2007, quando Prodi impose il proprio si alla nuova base statunitense e i vicentini occuparono la stazione ferroviaria dimostrando che la partita non era chiusa. Questa volta l’imposizione viene dal Consiglio di Stato che, con una sentenza che decreta la prevalenza degli interessi militari statunitensi sulla salute e sui diritti dei cittadini, ha annullato la sospensiva del Tar del Veneto. E anche questa volta migliaia di vicentini – almeno 2000 secondo l’ agenzia Ansa – si sono diretti verso la stazione ferroviaria per invadere i binari; ma la celere, a differenza di un anno e mezzo fa, si è schierata con scudi e manganelli davanti agli ingressi, determinata ad impedire lo svolgimento dell’azione di protesta. “Vi facciamo male”, ripeteva un poliziotto sotto il suo casco azzurro; detto fatto: pochi minuti e i manganelli volteggiano sulle teste di quanti, a mani alzate, vogliono difendere il proprio diritto ad essere cittadini e non sudditi. I primi colpi cadono sulle teste delle donne, da sempre protagoniste del movimento che si oppone alla militarizzazione dell’aeroporto vicentino. Le mani alzate non sono bastate ad evitare la violenza di chi è stato mandato a Vicenza per soffocare la democrazia e garantire la realizzazione dei progetti statunitensi.Ma a prevalere, ancora una volta, è la creatività e la determinazione dei tanti vicentini scesi in strada: i binari, infatti, sono stati comunque raggiunti attraverso un cancello secondario situato a cinquanta metri dalla stazione ferroviaria. Treni bloccati e segnale lanciato: noi non ci arrendiamo e resisteremo un minuto in più di chi vuol imporci questa base, anche se di fronte a noi vengono schierati musi duri e manganelli.Il Questore, questa sera, si è assunto la responsabilità di far picchiare donne e uomini a mani alzate; in gioco non è più soltanto il futuro del Dal Molin e la salvaguardia dell’ambiente. La posta in gioco è la democrazia: da una parte l’imposizione, dall’altra la partecipazione. Questa sera ha vinto la seconda.
La base Americana a Vicenza: io non mi permetto di dire che i Vicentini sognano, se non vogliono la base, se davvero “loro vicentini” non la vogliono, fanno bene a dimostrare ed a cercare di imporsi. Poi per mia limitatezza, la storia dell’Americano con le stampelle che forse viene dall’Afganistan… ma forse no, che non si sente amato, ma che ci mettiamo a fare pure la storia immaginifica di cosa deve sentire un Americano? Ma che niente niente vogliamo pure decidere per loro? Se non gli piace come vanno le cose a casa loro, lasciamoglielo dire a loro, senza surrettiziamente improvvisarci indovini, io lo vedo scorretto questo insinuarsi dove non siamo nè parte nè invitati, ognuno che parli per se, senza cercare di influenzare chicchessia o cercare di fare sorgere la vulgata dell’Americano infelice perchè non gli vogliono bene quelli di Vicenza, ma dai!!! Se tanto ci teneva il tizio, poteva parlarci con l’Americano , avrebbe comunicato , scambiato opinioni, impressioni, invece di venirci a raccontare suggestioni e idee personali cui si vorrebbe dare dignità di verità.
Non ho spazio per repliche Marista e quindi sappi che questo commento lo indirizzo a te. Tu scrivi con un tuo commento l’opinione di Blondet, scrittore che condividi in parte, come penso facciamo tutti noi quando cerchiamo qualcosa di ben detto e scritto, “pezzo” di una storia di qualcuno, che non abbracciamo universalmente e pergiunta non possiamo conoscere per intero la sua opera, tantomeno la vita, se servisse a qualcosa. Ma i tempi sono cambiati anche nella tecnica di comunicazione. Se dovessero essere date alle stampe tutti gli articoli, le risposte, i commenti, le analisi di uno scrittore giornalista pensatore autore di blog, verrebbe fuori una tre cani, da aggiornare costantemente: è il caso di Grillo, di Blondet e di Travaglio- i primi che mi vengono in mente. Trent’anni fa non stavano così le cose. L’intellettuale, poeta scrittore non viveva di certo con le sue esternazioni, per quanto fossero belle e compiute, faceva il professore, il bibliotecario, il maestro, magari anche il muratore o il cronista e magari faceva “dopo2″ anche fortuna. L’arte non rendeva e ci si accontentava di una vita modesta, con gruppi solidali e di pensiero, nonchè di azione politica, c’è sempre stata qualche guerra o dittatura di mezzo, si cercava di campare con dignità e qualunque lavoro, se fatto con onestà lo può essere. Di Sartre ho letto poco o niente, forse ho letto più Blondet e Grillo . Ciò che ho riportato a tutti, mi è sembrata materia chiara su cui riflettere ed evocativa. Ma tu rispondi come al solito, attaccando pesantemente la scelta personale e dell’autore,fosse un povero qualunque o il “noto”, ravvisando certo ambiguità a dire poco insolenti. Con pazienza ti ho allora chiesto, cosa fa Blondet nella vita, oltre il giornalista e lo scrittore e tu mi rispondi che non hai bisogno di santi ed eroi, che non sai che fartene dei titoli accademici, che non ti fai manovrare come un burattino..ma dimmi realmente: che vuoi e dove vuoi parare? E sopratutto rispondi ogni tanto alle domande, senza ri-partire con le invettive che sicuramente annoiano chi ci legge, perchè ci rispondiamo.
Tutte le obiezioni che hai sollevato, se non fossero accompagnate dal supporre l’altra o l’altro di turno, potrebbero diventare occasioni preziose di confronto, in questo piccolo spazio della rete. Se così non riesci a fare, sii chiara, ci ignoriamo, reciprocamente, almeno rendiamo tempo e attenzione a tutt*, anzichè avvilire, perchè di motivi da depressione fisica e mentale, ce ne sono fin troppi in circolazione.
Io non paro mai a qualcosa, a cosa si può parare in un libero blog? Tu sei strana: io posto blondet e tu mi scrivi la vita di sartre facendo unimprobabile raffornto tra due personaggi, robba da bimbi: ce l’ha più grosso mio padre, no il mio, ma ste cose a me danno fastidio e se mi sento sottilmente punzecchiata da qualcuno, reagisco, moderatamente mi pare, ma reagisco, non ci vedo un dramma e non vedo perchè dovrei evitare il confronto, e tollerare che ogni cosa che uno scrive si perda nei tuoi arzigogolii che si sostituiscono all’argomento scelto, certo che se io scrivo un post che parla che so di fiori, uno mi risponde con un commento che parla di animali, cucina, farfalle e poi magari mi posta un articolo del suo scrittore peferito che parla anche di fiori, io ho il diritto di chiedermi, sia pure oziosamente: ma questo/a che vuole?non credo poi che noi possiamo annoiare o divertire, credo che le persone che per caso leggono sappiano individuare un battibecco e.. saltarlo a piè pari se così gli va. Il confronto qui avviene ad ogni post e da sempre come tu ben sai e non mi sembra, se ti vai a rileggere i vecchi post con attenzione, che nessuno di noi mai abbia cercato di soffocare la libertà degli altri, ognuno di noi ha posizioni diverse, esprime idee diverse, senza per questo cercare di fare prevalere le proprie su quelle degli altri, senza presumere che le sue siano il meglio , e sopratutto senza volere indottrinare nessuno, visto che nessuno ha la verità in tasca, ed a volte qualcuno di noi ha ammesso apertamente che l’altro poteva aver ragione o aveva ragione.. senza pizzicarci.
Poi arriviamo a noi, non mi voglio esimere:divento polemica, ma spiegami che ci azzecca per esempio con il post su Blondet, che poi tu mi aggiungi una articolessa su Vicenza?Tu lo troverai tanto divertente, ma non capisco, sono andata in altri blog dove tu scrivi, e queste stranezze non te le permetti, quindi a ragione mi chiedo io : ma che vuole? Qualcosa la disturba? Dillo oppure comportati qui se possibile come fai sugli altri blog. Anche se libero questo blog, ha un suo equilibrio che si avvale dello sforzo comune di tutti noi, questa è la sua forza a mio avviso insieme alla pluralità di voci che cade se dobbiamo tutti stare a sentire te che sembri un direttore di orchestra. Io la vedo così e sono però sono conscia che la tua presenza aggiunge una voce al blog che è bene ci sia, ma appunto “una voce” non “la voce”
Doriana, abbi pazienza, ma a me di Blondet, non importa un emerito tubo: non ho bisogno di santi nè di eroi. E’ un giornalista, scrive, a volte condivido quello che scrive, a volte per niente .
Dovessi innammorarmi di tutti gli intellettuali veri o presunti starei messa male, anzi, malissimo. Non ci crederai, ma di intellettuali ne ho conosciuti molti, ero giovane e con i miei ne ho incontrati, ho ascoltato poi le loro miserie raccontate da notissimi giornalisti dell’epoca nei salotti di Roma, ed ho imparato presto che di un uomo/donna , non si prende tutto in blocco, chiunque esso/essa sia, perchè ancorchè noti, sono degli universi sconosciuti.
Ho imparato presto a guardare oltre le apparenze, anche quelle più invitanti ed a capire che sbagliare, come spesso mi è capitato, col proprio cervello ti salva l’anima. Ti ritrovi poi solo con te ed i tuoi errori, ed io mi voglio bene e mi conosco, i miei errori li posso capire e al limite dominare, quelli degli altri.. chi mi salverà dagli errori altrui? Io sono davvero non- religiosa, profondamente non religiosa, che non vuol dire che io possa negare Dio, non ne ho le capacità dialettiche e lo so, ci pensi chi non sa di non essere all’altezza di Dio.
Che ci faccio con i titoli accademici di Sartre? Bastano i titoli per fare un Essere Superiore cui inchinarsi? Non mi commuove, non lo ho conosciuto, ma ho conosciuto poeti super esaltati cui tutti si inchinavano e si inchinano, le cui poesie mi piacciono moltissimo, però con l’animo di un pidocchio depravato, e allora? L’intellettuale che guida gli altri, che li muove come burattini, non è del mio mondo, lo leggo , ne prendo quel che mi serve, se mi serve, faccio esercitare il cervello se riesco, e poi lo dimentico, e questo vale anche per il politico, non ho santi io .