Berlusconi vuole ripartire da Giovanni Falcone

di Roberta Lemma [ 24 Agosto 2008 ]
 

Silvio Berlusconi vuole riformare la giustizia ridisegnandola, afferma privo d’insicurezza, partendo dai contorni lasciati in eredità da Giovanni Falcone.
Come spesso accade, quando si nomina l’innominabile, quando si grida il nome di un uomo eroe, quando si getta, irrispettosamente, del sale grosso su ferite mai rimarginate s’alza violento il vento della polemica.
Giovanni Falcone.

La sua morte, la sua tragica e inaccettabile morte ha spinto tutti noi a scrivere fiumi e fiumi di parole.

Libri, saggi, articoli, opinioni trasversali, scuse scandite dagli assassini, dai mandanti, dai mafiosi sotto l’ombra di sigle insospettabili e cravatte di pura ed elegante seta.

Lo sappiamo che per riaffermare la giustizia, per ridare credito ad un dicastero oltraggiato e violato e strumentalizzato ed ancora umiliato e reso eunuco da mani omicide si dovrebbe ripartire da Falcone.

Per far ciò, dovremmo riesumare le mille indagini dello stesso giudice eroe.

Tutti quei taccuini bruciati, dovrebbero poter tornare alla luce.

Il primo gradino della scala giustizialista.

Il primo doveroso passo da compiere: ripartire da dove il nostro giudice si fermò per mano di violenti e feroci assassini.

Riaprendo le dolorose pagine, rivivendo i tanti ingiusti lutti, ricordando i tanti nomi d’innocenti caduti sotto le raffiche di mitra, vittime sacrificali di una mafia mai annientata ma solo modificata, trasformata, spogliata delle antiche vesti pastorali e vestita da fine stoffa glamour.

Le stesse e impensabili diramazioni che condussero Falcone e Borsellino alla morte.

Traiettorie di una geometria criminosa, rette e parallele spezzettate e confuse da curve e gallerie, ma tutte concentrate e focalizzate su di un unico scopo: macinare soldi e potere.

Droga, petrolio, armi e guerre, appalti, sanità pubblica e privata, scuole, mega industrie apparentemente senza un nome certo.

Inchieste nuove che s’intrecciavano con grande meraviglia degli investigatori con piste vecchie e misteri mai risolti.

Non tanto inspiegabilmente se pensiamo che i mandanti di vecchi crimini hanno, grazie al loro potere sulla giustizia nostrana, grazie alle loro ragnatele tessute con maestria, potuto continuare a governare e dirigere.

Criminali ieri come oggi, con sempre meno scrupoli.

Son sempre più convinta che poco possano fare gli attuali politici ma molto, moltissimo potremmo fare noi, movimento popolare.

Gridare un secco e borioso NO in piazza varrebbe da solo più di una qualsiasi mobilizzazione.

Avrebbe il peso gravoso di far intender a lor eccellenti signori che non soltanto siamo stanchi e grazie a loro mortificati nella dignità, ma che siamo anche pronti ad imbracciare ogni sorta di arma messaci a disposizione dalla costituzione italiana.

Un attacco senza precedenti verso tutti coloro che con finta partecipazione colpiscono e divorano quotidianamente il nostro diritto a vivere in una nazione libera e democratica, laica e libertaria, ugualitaria e giusta.

Dichiara Bagnasco: - Nulla è estraneo a Dio. E se i mali di oggi derivano dal rifiuto di Cristo, la missione della Chiesa e’ quella di essere ancor piu’ missionaria -

Non vi è mafioso che non sia un fanatico cattolico, che non battezzi i suoi figli e che non segua e non onori tutti i sacramenti; mi vien da dire che a rifiutare oggi quel Cristo prettamente di stampo pontificio siano le persone oneste.

La maggior parte degli uomini politici sono cattolici; eppure abbiamo assistito ad ogni sorta di nefandezza e vigliaccheria.

Assassini di Stato, tanto per dirne una, lo stesso Falcone è morto per mano di questi illustri e “ valorosi “ cattolici.

Quanti morti hanno macinato l’Opus Dei e la Massoneria?

Siamo stanchi di voi!

È vero, bisognava ripartire da Falcone, avremmo potuto farlo, magari garantendo a De Magistris e perchè no anche alla Forleo la possibilità di lavorare.

I nostri aguzzini trionfano tra yacht e velieri brindando alla nostra incapacità d’infrangere finalmente questa barriera che c’impedisce di vivere e lavorare degnamente.

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Questo articolo è stato inserito il 24 Agosto 2008 alle 22:02 nella categoria Opinioni. Puoi restare aggiornato alle repliche a questo articolo attraverso il feed RSS 2.0. Puoi commentare, o inserire un trackback dal tuo sito.

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1 Commento »

Comment di Doriana
2008-08-25 00:07:26

Grazie Roberta. Segnalo nuovamente e vivamente la lettura del “Il ritorno del principe”
Autore: Lodato Saverio e Scarpinato Roberto Editore: Chiarelettere (collana Reverse)
Sintesi
Non è vero che la mafia è quella che si vede in tv, e che i corrotti e i criminali sono una malattia della nostra società. Qui, in Italia, la corruzione e la mafia sembrano essere costitutive del potere, a parte poche eccezioni (la Costituente, Mani pulite, il maxiprocesso a Cosa nostra). Ricordate il “Principe” di Machiavelli? In politica qualsiasi mezzo è lecito. C’è un braccio armato (anche le stragi sono utili alla politica del Principe), ci sono i volti impresentabili di Riina, Provenzano, Lo Piccolo, e poi c’è la borghesia mafiosa e presentabile che frequenta i salotti buoni e riesce a piazzare i suoi uomini in Parlamento. Ma il potere è lo stesso, la mano è la stessa. II libro è questo: racconta il fuori scena del potere, quello che non si vede e non è mai stato raccontato ma che decide, fa politica e piega le leggi ai propri interessi. Ci avviamo verso una democrazia mafiosa? Gli italiani possono reagire, è già successo.

 
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