Vi racconto Pio La Torre
Ero anch’io là , quella primavera del 1982, là a Comiso,
all’aeroporto, dove il Governo di Spadolini aveva deciso di far
installare i missili Cruise. Ero là in uno dei giorni in cui
facevano il blocco davanti al cancello centrale dell’aeroporto i
pacifisti giunti d’ogni dove. Erano ragazzi accovacciati a
semicerchio per terra. Volevano così impedire ai camion, alle
impastatrici, agli operai di entrare nel campo. Tutti avevano
maglie, giacconi variopinti sopra le teste di capelli ricciuti.
Alcuni avevano tute e casacche bianche, e sul petto e le spalle
dipinte grandi croci scarlatte. Le ragazze portavano giacchette
indiane con ricami e specchietti o la kefia palestinese sopra le
spalle. Sul muro di mattoni sovrastato dal filo spinato e da un
filare di eucalipti erano scritte di calce e appesi striscioni di
tela. Dicevano «Pace», «Amsterdam contra militarisme», «Testate
nucleari – Carceri speciali – È questa la guerra contro i
proletari», «Vogliamo vivere, Vogliamo amare – Diciamo no alla
guerra nucleare». Erano ancora tutti assonnati e i più assonnati i
poliziotti e i carabinieri che chissà in quali ore notturne erano
stati fatti partire dalle caserme di Ragusa o Catania. Erano giovani
anch’essi e schierati davanti al cancello, a fronteggiare quegli
altri accovacciati per terra. M’aggiravo sullo spiazzo di terra
battuta e di stoppie, da un capo all’altro, e guardavo quei visi di
giovani e volevo capire chi era dell’Isola, vedere se ne riconoscevo
qualcuno. Ma nessuno; mi sembravano tutti d’un luogo di cui non
avevo cognizione. Fu allora che mi sentii chiamare, richiamare. E mi
corsero incontro alcuni del mio paese lì alle falde del Nébrodi,
figli o nipoti di vecchi amici e compagni. Erano Aldo, Antonella,
Francesco, Rino, Grazia, Saro. Mi dissero che era stato là , nei
giorni passati, Pio La Torre, che li aveva spronati a resistere, a
opporsi a quel progetto terribile dei missili Cruise, che avrebbero
dovuto essere installati anche su rampe mobili e scorazzare per
tutta la Sicilia.
Arrivano quindi le impastatrici e i camion degli operai decisi a
entrare. I ragazzi fecero blocco, li fermarono. Arrivava intanto
altra gente, politici, preti, un abate di Roma ch’era stato sospeso
dal suo ufficio. Arrivò anche il questore, un omino atticciato in
giacca e cravatta. Si mise a dire che doveva entrare nel campo, che
doveva telefonare a Roma. Tutti dissero no, no! e serrarono le file
davanti al cancello. E si misero a scandire slogan. «Dalla Sicilia
alla Scandinavia – No ai missili e al patto di Varsavia». Il
questore, a un punto, si mise a urlare, a dare ordini. Si mossero
subito i militari con elmi, scudi e manganelli. Picchiarono e
picchiarono sopra teste, schiene nude e braccia. Urla si sentirono,
lamenti e un gran polverone si levò da terra. Sparavano lacrimogeni
e nel cielo si formavano nuvole. Inseguivano e picchiavano tutti,
giovani e no, deputati, medici e infermieri, giornalisti e
fotografi. Stavo là impietrito a guardare. E vidi Luciana Castellina
scaraventata per terra e picchiata; un giovanissimo carabiniere che
s’inginocchia e piange; un poliziotto che sta per sparare, quando un
altro a calci nel polso gli fa cadere l’arma di mano… Vidi che
afferravano per i capelli e a calci e spintoni facevano salire sui
furgoni i catturati. Mi sorpresi trasognato a urlare, a chiamare i
miei giovani compaesani: «Antonella, Mino, Saro…», i quali
arrivarono sanguinanti, pallidi, storditi. «Scappiamo, scappiamo!»
dissero. «Hanno preso Grazia» dissero «Hanno preso Francesco»… Li
lasciai raccomandando loro di tornarsene a casa, ché tanto a Roma il
governo aveva deciso a tener duro su Comiso, a far rispettare a ogni
costo gli impegni con gli Usa.
E invece no. Per merito di Pio La Torre e del movimento dei
pacifisti, i missili Cruise vennero portati via, l’aeroporto
sgomberato da quella minaccia. E l’aeroporto, già intitolato al
generale di Mussolini, Magliocco, venne poi intitolato, nell’aprile
del 2007, a Pio La Torre, ucciso dalla mafia, venticinque anni
prima. Ed ora, vergognosamente, il sindaco di An di Comiso vuole
restituirlo alla memoria fascista di quel generale. Vergogna e
ancora vergogna!
Pio La Torre, uno dei martiri siciliani, dei combattenti contro la
mafia, l’oscuro e terribile potere politico mafioso. Nel secondo
dopoguerra è il combattente martire insieme a Epifanio Li Puma,
Placido Rizzotto, Salvatore Carnevale… Il nome di Placido Rizzotto
richiama subito quello di Pio La Torre, perché è lui, il giovane
militante comunista, che a Corleone prende il posto di dirigente
della Confederterra. Erano gli anni, quelli, del movimento
contadino, degli scioperi e delle occupazioni delle terre incolte
per l’attuazione della Riforma Agraria, per l’assegnazione ai
contadini di «fazzoletti» di terra nei feudi dei Gattopardi. Eletto
nel Parlamento italiano, poi La Torre decide di tornare in Sicilia.
Torna perché sente che sono tre i grandi problemi che bisogna
affrontare e cercare di risolvere in Sicilia: la crisi economica, la
criminalità mafiosa, la minaccia della pace nel Mediterraneo per
l’installazione della base missilistica americana all’aeroporto di
Comiso. Col suo ritorno in Sicilia, Pio La Torre mette in
allarmemolte centrali: del crimine organizzato, della
destabilizzazione, della speculazione edilizia, del bellicismo.
L’impegno suo nell’affrontare tutti questi problemi, e soprattutto
la legge, che porta la sua firma, del sequestro dei beni dei
mafiosi, fa maturare nel potere criminale la decisione di
eliminarlo. La Torre viene ucciso la mattina del 30 aprile 1982
mentre è in macchina, in via Generale Turba, a Palermo, insieme al
suo autista Rosario Di Salvo.
È Pio La Torre, sono tutti gli altri martiri, gli altri eroi caduti
nella lotta alla mafia, sono loro l’onore di Sicilia, e di tutto
questo nostro Paese. Paese oggi irriconoscibile e irriconoscente.
Paese in cui l’attuale sindaco di Comiso di An Giuseppe Alfano
(tanto nome!) immemore o smemorato o incosciente, vuol togliere il
nome di La Torre all’aeroporto e restituirlo al generale fascista
Vincenzo Magliocco. Dopo la via di Roma da intitolare ad Almirante,
le impronte digitali ai bambini rom, la criminalizzazione dei
clandestini, dopo il lodo Alfano e tanto, tanto altro di questo
onorevole Governo Berlusconi, questa è la politica di ministri e
piccoli sindaci del nostro irriconoscibile paese.
Vincenzo Consolo






