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VIOLENZE DEI GRUPPI: Alcune ipotesi emerse in un secolo di studi

domenica 31 agosto 2008
di Domenico Ciardulli

Si stanno registrando molte violenze in questi giorni nel nostro paese, dall’aggressione brutale contro i frati di un convento, a quella contro i turisti olandesi oppure quella recente contro i giovani di un centro sociale di Roma, aggrediti con il coltello nella notte del 28 agosto. Questi avvenimenti impongono una pausa di riflessione e approfondimento sul fenomeno della rabbia e aggressività.
Dagli inizi del secolo scorso numerosi studiosi dei fenomeni sociali si sono adoperati per spiegare l’incidenza delle forme di violenza tra i gruppi e di protesta collettiva.
L’idea di fondo è la “teoria della deprivazione relativa” secondo la quale le persone esprimano scontento, rabbia e aggressività, non necessariamente perchè, ad esempio, hanno fame e sono povere, ma perchè si sentono più affamate e più povere di quel che dovrebbero essere.
In altri termini, “la frustrazione ha un elemento soggettivo o cognitivo. Non è solamente un determinato stato …

LEGGI TUTTO SU http://www.ciardullidomenico.it/ARTICOLI/violenze_dei_gruppi.htm 
Domenico Ciardulli


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2 risposte a “VIOLENZE DEI GRUPPI: Alcune ipotesi emerse in un secolo di studi”

  1. Bellissimo questo pezzo! Almeno a me piace e ci vado a nozze! Ma io non vedrei la violenza fra gruppi solo come un discorso di “ingroup” versus “outgroup” come molte di queste teorie postulavano. Infatti quelle citate spiegherebbero di più l’aggressione ai ragazzi del centro sociale e forse in minima parte quanto avvenuto ai frati. Nel senso che non risolvono la questione. A questo ci sarebbe da aggiungere l’esempio dell’esperimento condotto da Bandura, usando la famosa “Bobo doll”. I bambini imitavano ciò che gli adulti facevano alla bambola, amplificandolo. Se un gruppo di bambini vedeva che l’adulto accudiva la Bobo doll, allora i bimbi la coccolavano ed accudivano ancor di più. Ovviamente se l’adulto picchiava la Bobo Doll, allora il gruppo di bambini che osservava, picchiava ancor più selvaggiamente la bambola. In effetti persone che sono cresciute con modelli molto negativi, spesso e volentieri rescono ad essere anche peggio. Un po’ come raccontano alcuni psicologi infantili: spesso i pedofili hanno subito violenze da bambini. Non c’è una risposta univoca per spiegare come mai si verifica la violenza. Bowlby aveva postulato una teoria analoga e diversa (detta Teoria dell’attaccamento), che spiegava in maniera non assoluta come potevano svilupparsi certi “caratteri” in base al rapporto che c’era stato fra il bambino e la figura di attaccamento (generalmente la mammma). Eppure Bowlby stesso faceva una distinzione fra comportamento diciamo “ordinario” e comportamento “antisociale”, della serie: non tutti quelli che sono stati picchiati da mamma e papà poi diventano dei delinquenti (per fortuna)!
    Per quanto riguarda la violenza di gruppo però… ricordo che ci stava qualcuno (ma mi sono scordata chi… ma forse lo sai tu) che affermava che le persone, come nel caso degli hooligans, danno il peggio di sè quando AGISCONO all’interno di un gruppo, e questo perché l’individuo sente come se la sua personale responsabilità fosse diluita fra tutti quanti. Questo spiegherebbe maggiormente quanto accaduta alla coppia di Olandesi, o comunque spiegherebbe tanti altri stupri di gruppo.

    #2347
    • Grazie Francesca del commento e degli apprezzamenti. Mi fa piacere incontrare sul web cultrici della materia molto preparate come te.
      Le teorie più avanzate tra quelle che ho citato non presupponevano di essere assolute. Infatti la deprivazione relativa era uno fra i tanti elementi che possono originare rabbia e aggressività. Si è anche studiato, ad esempio, l’effetto degli stimoli meteorologici, il troppo caldo e il troppo freddo e la manipolazione mediatica nell’avvertire i bisogni e nell’entrare nel circuito della deprivazione relativa sia quella egoistica o individuale sia quella collettiva.
      I concetti da te espressi sulla deresponsabilizzazione sono concetti generali acquisiti negli studi dei gruppi. essi valgono per gli Holigans e per gli adolescenti che si origanizzano i branco a scuola e nei quartieri.
      Nell’episodio dei pastori romeni io vedrei invece un collegamento alle teorie sulla rabbia e sulla deprivazione relativa. Ci troviamo di fronte a due coppie.
      Da una parte due pastori marginalizzati nei campi della periferia romana, abitanti in una roulotte. Potrebbe essere che hanno covato in diversi anni rabbia per la loro condizione “subumana” forse priva di decenti relazioni affettive, di speranze per il futuro e, forse, provavano nella loro condizione lavorativa ed economica un senso di costrizione e mortificazione. Hanno incontrato casualmente sulla loro strada una coppia che gira l’Europa in bicicletta e che esprime libertà e bellezza. Forse hanno scelto proprio quella coppia per rovesciare disastrosamente la loro condizione di frustrazione. Per quegli attimi, attraverso l’uso della violenza e dello stupro, si sono sentiti loro i padroni assoluti e hanno dato sfogo alla loro rabbia nei confronti di due persone che rappresentavano benessere e, soprattutto, un’esistenza libera e naturale, quell’esistenza che loro probabilmente si sentono negata dalla società ospitante.
      Credo però , come dicevi tu, che per comprendere bene il contesto e avere un’idea più chiara dovremmo aggiungere a questi elementi di riflessione tutte le altre cose che riguardano i loro modelli genitoriali, i riferimenti valoriali acquisiti e gli ambienti in cui si è cresciuti.
      Cia Franci, se ti va mandami tuoi contributi. Ciao

      #2360

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