L’ottimismo vola

di Bamboccioni alla riscossa [ 7 Ottobre 2008 ]
 

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Il mercato dell’auto crolla (-26% di auto vendute in Italia, solo nel mese di agosto)? “L’ottimismo vola!”. La produzione delle imprese tricolori da mesi barcolla (e trecentomila persone rischiano di perdere il posto, quest’autunno)? “Ma l’ottimismo vola!”. La Borsa di Milano tracolla (e perde poco meno della metà del suo valore in un anno)? “Poco importa: perchè l’ottimismo volaaaaaa!”. E volando volando - tra promesse di nuovi boom stile anni Sessanta (Veltroni) e slogan alla “rialzati, Italia” (Berlusconi) - siamo arrivati fin qui. Senza mai cambiare copione. Anzi: pure in questi giorni - tra Roma (a Palazzo Chigi e dintorni); Milano (alla festa del Popolo della libertà); e Parigi (alla riunione dei primi ministri d’Europa) - il nostro beneamato (60% di consensi negli ultimi sondaggi) premier, con l’ottimismo, ci ha dato davvero dentro. Spargendo sorrisi e tranciando giudizi. Di quelli che probabilmente passeranno alla storia. Tipo: le banche americane falliscono a raffica? “In Italia non può succedere”. L’arcinota crisi dei mutui a stelle e strisce varca l’oceano e morde anche il Vecchio continente? E vabbè: ma tanto l’Europa è forte, sana e laboriosa. Fino al definitivo: niente panico, “siamo in una situazione diversa dal ‘29″. Come a dire: questa è solo una crisetta passeggera. E passerà.

Ebbene: bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. E a Berlusconi quel che è di Berlusconi. Il Cavaliere di Arcore probabilmente ha ragione su tutta la linea. Questa crisi dal nome incomprensibile ai più - “crisi dei mutui subprime”; reazione dell’uomo della strada: e che vor dì? - dovrebbe proprio passare. Ma alla storia. Lo dicono - in Borsa - i numeri da profondo rosso degli ultimi dodici mesi (senza calcolare le perdite agghiaccianti di ieri: Londra in un anno ha perso il 28,13%; Parigi: il 33,75%; Francoforte: il 31,05%; Wall Street: il 26,59%). Lo dicono i fatti, cioè: i guai di interi stati (come California e Islanda, che si trovano sull’orlo del precipizio); e i crac o i semicrac di alcune delle più grandi banche del mondo (le americane Bear Stearns, Lehman Brothers, Indy mac, Wachovia, e Washington mutual; le inglesi Northern rock e Hbos; e la belga Fortis). E lo dicono pure diverse teste d’uovo in campo economico. Come l’economista americano Nouriel Roubini, il primo tra i grandi guru dell’economia a stelle strisce a lanciare l’allarme: questa crisi è destinata davvero a lasciare un segno indelebile. Domanda: come quella - iniziata con un tonfo in Borsa e finita con milioni di disoccupati e fallimenti a raffica - del famoso ‘29? Risposta: no. Anche in questo caso, Berlusconi forse c’ha visto giusto. Per gravità: la crisi dei mutui è sì paragonabile soltanto alla Grande depressione. Ma è una cosa diversa: qui il rischio - come ha scritto Roubini nel suo ultimo articolo - è quello di una totale “fusione” dell’intero sistema finanziario americano. Banche, in testa. Che potrebbero - tutte insieme (o in gran parte) - “collassare”, dando vita al più grande crac della storia (“la madre di tutti i fallimenti”, l’ha definita Roubini). E trascinando con sè tutti e tutto.

In altre parole e per essere - a differenza di giornali e tivù - molto chiari: banche e fondi di investimento non solo hanno in mano i danari dei risparmiatori. Ma sono il motore che pompa liquidità - cioè danaro - nell’intero sistema economico del globo, facendo funzionare aziende, negozi e quant’altro. E quel motore - secondo Roubini, che è docente di Economia e Affari internazionali all’università di New York e scrive anche per il Financial Times - sta rischiando di fondere. Con esiti assolutamente imprevedibili. Troppo ottimista Berlusconi e troppo pessimista Roubini? E’ possibile. Ma Roubini non è diventato una star mediatica (è stato intervistato dai media di mezzo mondo) a caso. Nel febbraio 2008, aveva previsto un collasso dell’intera Finanza a stelle e strisce in “dodici passi”. Undici li ha già azzeccati. E ora manca solo l’ultimo: il game over. Risultato: già mercoledì scorso, il “motore” ha cominciato per davvero a perdere colpi. E, come ha detto chiaro e tondo il più famoso finanziere degli Stati Uniti, Warren Buffet: “L’intera economia americana” si è ritrovata “al tappeto, come dopo un arresto cardiaco”.

Già: gli States. Ma l’Europa? L’Europa - be’, ha di nuovo ragione Berlusconi - è tutta un’altra storia. Perchè gli Usa non sono ancora ufficialmente in recessione. Mentre una parte del Vecchio continente, sì. E infatti: Irlanda e Danimarca hanno già cominciato a “decrescere” da sei mesi (e questo è una recessione: un calo del Pil per due trimestri consecutivi). Mentre Spagna, Inghilterra e Francia dovrebbero seguire a ruota. O se preferite - e visto l’andazzo - a precipizio. E ancora: altra differenza: gli Usa sono uno stato federale, ma con unico governo e un’unica banca centrale che hanno messo a punto un piano - criticabile, certo, ma unitario - per tutto il Paese. Mentre la Ue - come sempre divisa su tutto - si è dimostrata ancora una volta un’unione di nome, ma non di fatto. E infatti: nonostante un accorato appello di alcuni dei più famosi economisti europei, non è stata capace di fare quadrato. Ergo: ognuno sta facendo per suo conto. Per la gioia - per il momento - delle Borse del Vecchio continente. Che ieri sono letteralmente crollate.

Per finire: l’ex Belpaese. Che - va da sè, Berlusconi docet - non corre alcun rischio. Perchè, parole del premier, “le banche sono solide” e gli italiani risparmiosi. Certo: il “Sole 24ore” giusto domenica scorsa ha ricordato che: ben quattro grandi istituti di credito - Unicredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare - in base ai dati del primo semestre di quest’anno, hanno un rapporto tra patrimonio di base e totale delle attività a rischio al di sotto della soglia di sicurezza imposta da Banca d’Italia (che è del 6%). Ma questi - evidentemente - devono essere solo dettagli tecnici. Quel che preoccupa semmai - e il Cavaliere di deve scusare se ci permettiamo di farlo notare - è: punto primo, il fatto che neanche tre settimane fa, la commissione europea ha “premiato” l’Italia, indicando la nostra economia come quella più asfittica di tutto il Vecchio Continente. E punto secondo: che abbiamo il debito pubblico di gran lunga più alto d’Europa. Non per altro, ma una domanda sorge spontanea: con questo bel biglietto da visita - debito da competizione ed economia ferma - chi presterebbe all’Italia i soldi per salvare banche, conti correnti o aziende in crisi? Per dire: quest’ultimo dubbio se lo sarebbero posti anche alcuni speculatori d’alto bordo. Che - settimana scorsa, secondo la ricostruzione del giornalista Federico Fubini (pubblicata dal Corriere in uno spazio grosso come un francobollo) - avrebbero puntato a far crollare le quotazioni delle nostre banche. Convinti che il nostro (ex) Belpaese non avrebbe potuto farci nulla.

Insomma e fuor di battuta: i dubbi e i problemi sul piatto sono tanti. E la posta in gioco - per gli Stati Uniti, l’Europa e pure per noi - è altissima. Come hanno scritto anche alcuni dei più famosi economisti europei (quelli dell’appello alla Ue di cui sopra): siamo “nel mezzo di una crisi senza precedenti. Tutti gli europei sanno che cosa accadde quando nei bui anni Trenta i mercati finanziari smisero di funzionare. Non è esagerato dire che potrebbe accadere di nuovo se i governi non intervengono. Non stiamo dicendo che accadrà, ma è fondamentale sapere qual è” il rischio che stiamo correndo. Ergo: sarebbe meglio che destra&sinistra¢ro - che da agosto 2007 hanno ignorato la crisi, concentrandosi sulle Alitalie di turno - cominciassero ad occuparsi e preocupparsi per davvero della questione. E a lasciar perdere l’ottimismo. Che è una splendida dote. Ma quello vola. Mentre l’economia - cioè la vita spicciola delle persone - per il momento proprio no. E qui si rischia tutti di finire con il culo per terra.

Sia come sia. Per ora non rimane che consolarsi con le parole di papa Benedetto XVI. Che ieri - a scanso di equivoci - ci ha ricordato che in fin dei conti “i soldi svaniscono, ma la parola di dio no”. Parole sante. Solo il ponteficie - evidentemente in vena di consigli urbi et orbi - ha dimenticato di ricordare che pure gli immobili, in tempi di crisi, resistono bene. Non per altro: è che dovrebbe saperlo alla perfezione. Visto che il Vaticano possiede un quinto degli immobili di tutto il Belpaese.

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Questo articolo è stato inserito il 7 Ottobre 2008 alle 08:57 nella categoria Economia e Finanza, Opinioni. Puoi restare aggiornato alle repliche a questo articolo attraverso il feed RSS 2.0. Puoi commentare, o inserire un trackback dal tuo sito.

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1 Commento »

Comment di Alessandro Consonni
2008-10-07 09:14:59

Carissimi Bamboccioni alla riscossa, non ho più la forza di battere sulla tastiera !? Questa terza guerra mondiale ci annienterà! La cosa sconvolgente che “loro” le teste di cazzo continuano a ridere e fare riunioni mondiali alla faccia nostra !? Ma possibile che nessuno abbia più i coglioni ???? Io del 1954 ho sempre definito il 1968 una rivoluzione inutile o quasi ma devo rivalutare la mia generazione! Possibile che gli eredi del 68 se ne fottano di tutto??? Veramente non capisco più niente! Evidentemente non si rendono conto di cosa stia accadendo !?!?!? Oppure alle nuove generazioni del futuro non importa veramente nulla!?!?!? Cari Bamboccioni forse il pistola sono io!

 
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