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Così parlò Zarathustra

giovedì 23 ottobre 2008
di Peppe Dantini

Avrei un sacco di cose da dire, ma a volte stare in silenzio è più difficile e ha maggior valore di mille parole. Quindi mi limito a riportare tre interventi di questi ultimissimi giorni, senza aggiungere commenti, opinioni o altro: per chi ha ancora la capacità di ragionare con la propria testa sarebbe superfluo, per gli altri sarebbe inutile.
Buona lettura.

Silvio Berlusconi – 22/10/2008
“Vorrei dare un avviso ai naviganti, molto semplice. Non permetteremo che vengano occupate scuole ed università; perché l’occupazione di posti pubblici non è una dimostrazione, un’applicazione di libertà, non è un fatto di democrazia; è una violenza nei confronti degli altri studenti, nei confronti delle famiglie, nei confronti delle istituzioni, nei confronti dello stato.
Convocherò oggi il ministro degli interni, e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine per evitare che questo possa succedere.â€?

Silvio Berlusconi – 23/10/2008
“Non ho mai detto né pensato che servisse mandare la polizia nelle scuole. I titoli dei giornali che ho potuto scorrere sono lontani dalla realtà.
Ho detto invece che chi vuole è liberissimo di manifestare e protestare, ma non può imporre a chi non è della sua idea a rinunciare al suo diritto essenziale. Ancora una volta c’è stato un divorzio tra i mezzi di informazione e la realtà.â€?

Francesco Cossiga – 23/10/2008
“Se [Berlusconi] ritiene d’essere il presidente del consiglio di uno stato forte, ha fatto benissimo. Ma poiché l’Italia è uno stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico PCI ma l’evanescente PD, temo che alle parole non seguiranno i fatti, e che quindi Berlusconi farà quantomeno una figuraccia.
Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’interno.
In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito.
[Gli universitari] lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.
Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.
Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!
Questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio.
Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il movimento studentesco e la sinistra sindacale.
Non è possibile [che la storia si ripeta], è probabile. Non dimentichiamo che le BR nacquero perché il fuoco non fu spento in tempo.

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