Steve Ballmer ed il logorio ai fianchi
Non sono un patito di sport, ma quello che sta svolgendo ultimamente il nuovo CEO di Microsoft è a tutti gli effetti una tecnica sportiva di logoramento ai fianchi di uno dei suoi concorrenti: Apple. In maniera molto napoleonica, da stratega militare, Steve Ballmar dosa bastone e carota contro il suo omonimo Steve Jobs, prima criticando il suo adorato iPhone, poi coccolandone le scelte OpenSource per il motore di web rendering WebKit.
Ma chi è Steve A. Ballmer? Secondo Wikipedia è un ex dipendente di Redmond che si è arrichito con le azioni della sua stessa azienda fino a ricoprirne il posto che fu del fondatore Bill Gates (ufficialmente in pensione da alcuni mesi). A Gates, dunque questo calvo signore di mezza età , rubicondo e giulivo, ma dall’appeal quasi forece da squalo della finanza, deve essere sembrato un buon successore al trono, probabilmente per le doti d’intraprendenza e l’intelligenza.
Al pubblico è noto per i suoi spietati commenti nei confronti della “concorrenza”: in principio il suo bersaglio fu Linux, il cui progetto venne apostrofato come “comunista” perché basato sulla condivisione dei sorgenti, che secondo il “capitalista” Steve negherebbe il diritto d’autore come il Regime Sovietico limitava la proprietà privata. L’idea è spiccia e sbrigativa come tutte le esternazioni del CEO di Microsoft e francamente non sembrano adattarsi ad una figura che non è certo di secondo piano. Identificativo di un comportamenteo che deve dare da pensare è l’attacco all’iPhone che qualche giorno fa ha dato da pensare a tutto il mondo dell’informatica ad una gaff del colosso americano: Ballmer sembrerebbe far capire che a Redmond hanno in cantiere un concorrente per l’Apple iPhone. A queste dichiarazioni fa eco HTC con una sua proposta Windows Mobile che sembra davvero una brutta copia del melafonino.
Parole in libertà o strategia? E’ ovviamente la seconda cosa. E la “colpa”, se così la vogliamo chiamare, è proprio dell’altro Steve, Jobs, Deus ex machina di Apple ed alle sue lezioni di marketing sui palchi dei vari meeting organizzati trimestralmente a Cupertino. Il logorio ai fianchi sta già oggi portando i suoi frutti.
Queste chiacchiere distraggono dagli evidenti difetti di Microsoft Vista, dalle polemiche sulle standardizzazioni, dalle politiche di acquisizione, e soprattutto dai flop dell’anti-iPod, lo Zune, perennemente relegato al mercato statunitese ed incapace evidentemente di fornire risultati commerciali sufficientemente rilevanti da promuoverlo a prodotto esportabile, come invece è avvenuto per altri hardware di Redmond come l’Xbox.
La lezione di Jobs è stata veramente ben appresa: Microsft usa queste comunicazioni sensazionalistiche e gli attacchi a tutto tondo del suo CEO per far passare le notizie negative in secondo piano ed aumentare l’interesse del pubblico sui futuri prodotti che potrebbero, forse un giorno, essere immessi sul mercato.
Sicuramente il problema di Microsoft, più che Apple (il cui mercato rimane e probabilmente rimarrà sempre di nicchia per vari motivi) è Google che con Android e Chrome e con le voci sull’acquisizione di Yahoo sta intaccando direttamente il territorio di Ballmer e soci. L’attacco all’iPhone, più che una sfida nei confronti di Jobs è un voler ricordare al pubblico i successi di Windows Mobile e la possibilità di questo sistema operativo per dispositivi portatili di potersi confrontare con quello che sembra essere per ora il più evoluto concorrente sul mercato.
Nel frattempo lo sbocco OpenSource di Microsoft continua: dopo aver ottenuto l’approvazione per due licenze da parte di OpenSource Foundation ed aver incassatto la vittoria presso ISO per il proprio formato OpenXML, a Redmond cedono piccole porzioni di territorio (un po’ come in una guerra settecentesca). La compatibilità con i formati OPD dell’Office è una realtà , ma soprattutto, l’affermazione che Internet Explorer potrebbe trarre benefici dal progetto WebKit per il prossimo motore ri rendering, incrementando velocità e aderenza agli standard World Wide Web Consortium (di cui Microsoft è cofinanziatrice).



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