L’Onda
Paolo “re del surf” (e direttore del Corriere della Sera) Mieli
A.A.A. Affarone. Vendesi notizia fresca e pure un po’ bomba: la crisi sbarca anche in Italia e, tanto per cominciare, fa duecento licenziamenti pure in casa Pirelli. Ebbene: chi offre di più? Prima offerta da parte del “Corriere della Sera”: cinque righe in stile codicillo delle assicurazioni, titolo compreso, a pagina 37. Oddio, ci vorrà la lente di ingrandimento. Ma comunque: cinque righe e uno, cinque righe e due… Ma ecco “La Repubblica” che finalmente rilancia: 6 righe, però con altro titolo (“Auto europea, si aggrava la crisi“), che il lettore se le deve andare a cercare con il lanternino e per giunta a pagina 26. Vabbò: meglio che niente. E quindi: sei righe e uno, sei righe e due… Ah, no: fermi tutti, signori. Perchè anche “La Stampa” di Torino si fa avanti con un bel francobollo lungo sette righe, più addirittura altre due di titolo (”In mobilità duecento lavoratori Pirelli”), e in più a pagina 25! Allora andiamo subito a battere: sette righe e uno, e due… e tre! Aggiudicato!
Aggiudicato? Beh, si fa per dire. Perchè va da sè che quest’asta tragicomica non c’è mai stata. Ma è esattamente così che i principali giornali italiani - ovvero “Stampa”, “Corriere” e “Repubblica” - hanno trattato ieri la notizia del taglio di duecento posti nel gruppo numero uno degli pneumatici in Italia. Cioè come una quisquilia. E in poche righe. Peccato. Perchè se di quisquillia si tratta, non è certo isolata. Una vera e propria “Onda anomala”, infatti, si sta abbattendo sul Belpaese. E non è quella degli studenti. Ma quella dei licenziamenti (più o meno in tronco). Un’Onda anomala che sta flagellando soprattutto il Nord (Lombardia, Piemonte e Veneto). E che non risparmia nessuna lettera dell’alfabeto economico italiano (dalla “A” della padovana “Alessio ruote” che ha messo tutti i suoi cento dipendenti in cassa integrazione; alla “Z” di Zoppas, con i suoi 420 cassintegrati per una settimana al mese e fino a dicembre). Ma che - e chissà perchè - stenta a trovare spazio sui nostri gloriosi quotidiani. Che da settimane - e nonostante l’Italia come il resto del mondo sia alle prese con la più grave crisi economica dalla Seconda guerra mondiale ad oggi (parole del presidente della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet) - sembrano vittime di uno strano virus. Quello di uno strabico ottimismo. Che li spinge a puntare lo sguardo - e le prime pagine - sempre altrove.
Risultato: l’onda c’è, ma appunto non si vede. O meglio: per vederla, bisogna inforcare un bel paio di occhialoni. Scavalcare le pagine e pagine dedicate ai Blackberry di Barack Obama e alle polemicuzze politiche del giorno. E cercare nelle pieghe delle cronache. Si scopre così che a licenziare (o cassintegrare) non è solo Pirelli. E che, per esempio, gli operai Fiat quest’anno potranno davvero godersi il Natale. Anche perchè buona parte delle fabbriche targate Agnelli - tra Santa Lucia e la Befana - rimarranno chiuse. Del resto le vendite di auto - da mesi e non solo in Italia - sono in calo verticale e quindi a Torino e dintorni devono aver pensato che non fosse proprio il caso di continuare a sfornare raffiche di Punto&Panda&compagnia briscola. Ergo: Mirafiori (dal 22 dicembre fino al 11 gennaio); Pomigliano (8 dicembre, per riprendere l’11 gennaio); Cassino (dal 22 dicembre all’11 gennaio); Melfi e Termini Imerese (dal 15 dicembre al 11 gennaio 2009) faranno vacanze lunghe. Per la gioia degli operai. Che - anche a Termoli (dall’8 dicembre all’11 gennaio) - passeranno le vacanze in cassaintegrazione. Allegria.
Anzi: un’allegria contagiosa. Talmente contagiosa che - come ha potuto scoprire chi si è avventurato a leggere fino a pagina 153 del settimanale “L’espresso” di questa settimana (quello con la copertina dedicata all’indispensabile scoop su “Quel furbetto di Brunetta”) - quest’allegria si è sparsa un po’ in tutte le regioni del Nord dell’ex Belpaese. A partire, appunto, dal Piemonte della Fiat. Colpendo: Iveco (che ha disposto il fermo per 1.660 addetti che lavorano nello stabilimento torinese Powertrain lungo il fiume Stura; mentre a Suzzara, in provincia di Mantova non ha rinnovato il contratto a quasi 600 precari). CNH (cassa integrazione fino ad inizio 2009 per 676 dipendenti). Ceva Logistics (che poi è la ex TNT, un colosso della logistica integrata, e ha messo in cassa integrazione 904 dipendenti). Pininfarina (1.400 dipendenti in cassa integrazione, su un totale di 1.700). Pettinatura italiana (settore tessile; 200 dipendenti, tutti in cassa integrazione straordinaria). Bertone (sì la carrozzeria: 1.400 dipendenti di cui 1.200 in cassa integrazione straordinaria). Sorin Biomedica (che fa valvole cardiache ed è ricorsa alla cassa integrazione per 350 dipendenti a Saluggia). Siltal (cassa integrazione guadagni per 900 persone in tutto il Nord Italia; di cui circa 400 ad Alessandria e 240 a Vicenza). Zegna Baruffa (che fa lana e tessuti e ha comunicato 300 “esuberi”). E per finire: Cerruti (il lanificio di alta qualità del biellese ha messo 70 dipendenti in cassa integrazione ordinaria sui 450 impegnati nella filatura).
Basta così? Manco per niente. Perchè la stessa musica suona in Lombardia. Dove a patire sono: Parker (che fa tubi; cassa integrazione ordinaria per 410 dipendenti su 550; più trenta precari lasciati a casa). Omefa (gru e mezzi pesanti; 153 dipendenti in cassa integrazione ordinaria). Muller (60 i lavoratori in “mobilità ”; causa del trasferimento della azienda, che fa impianti meccano-tessili, direttamente all’estero). Santoni (azienda bresciana metalmeccanica; 510 dipendenti in cassa integrazione fino all’inizio del 2009). Mvb (200 gli esuberi potenziali su un totale di 416 dipendenti). Gabetti (intermediazione immobiliare; 110 persone da licenziare). E dulcis in fundo: la Moto Guzzi. Che appartiene al gruppo Piaggio del Colannino padre (Roberto che guida Cai, la cordata che dovrebbe rilevare Alitalia) e del Colaninno figlio (Matteo, che è ministro ombra allo Sviluppo economico). E che ha 190 i dipendenti in cassa integrazione. Ma questo - ovviamente - è un dulcis in fundo relativo. Perchè solo “L’espresso” e solo in Veneto è riuscito a contare altri 857 cassintegrati e 327 licenziati in ben sei aziende diverse (tra cui appunto le “Zoppas” e le “Alessio ruote” di cui sopra). E perchè quello del settimanale è un censimento lacunoso. Visto che - tanto per fare un esempio - mancano all’appello i 4.000 lavoratori piantati a casa dalla crisi nella lombarda Val Seriana (un tempo cuore di uno dei più floridi distretti tessili d’Italia). E tutte le regioni del centro e sud Italia.
Insomma: un bollettino di guerra. Che però non ha convinto i vari Paolo Mieli (direttore del Corriere della Sera); Ezio Mauro (che guida La Repubblica); e Giulio Anselmi (numero uno de La Stampa) a scoperchiare in prima pagina il pentolone di una crisi sempre più bollente. E a smettere - anche oggi e come se niente fosse successo - di dedicare titoloni e caratteri cubitali ai loro cavalli di battaglia preferiti. Come Alitalia (”Berlusconi apre a Lufthansa”). O la nuovissima e interessantissima querelle sulla presidenza della commissione di Vigilanza Rai (che forse andrà , ma forse no, all’altrettanto nuovo, Zavoli Sergio che quest’anno spegne la sua 85esima candelina).
Che dire? Forse dietro tutto questo ottimismo che spinge i giornali italioti a raccontare l’ex Belpaese in perfetto stile “va tutto bene, madama la marchesa” c’è lo zampino del nostro amato premier. Che settimane fa aveva invitato i media - in piena crisi dei mutui subprime - ad essere “meno ansiogeni”. O forse il desiderio di qualche editore - vedi gli Agnelli che posseggono La Stampa e attraverso Fiat sono azionisti della Rizzoli-Corriere della Sera - di non lavare i panni sporchi in pubblico. Ma quel che è certo è che con tutti questi silenzi la carta stampa italiota sta entrando a pieno titolo nell’era di internet e del digitale. Perchè una realtà virtuale così, non si era mai vista.
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