Di parte: Beritan Gulmez

“Cosa faranno quei bambini da grandi? Cosa pretendete che facciano questi bambini?”
Sono delle domande che si pone Beritan Gulmez*, 14enne, in un tema che ha scritto alcuni giorni fà : la traccia era “Un fatto che ti ha colpito negli ultimi tempi”.
Oggi Beritan mi ha autorizzata ad inoltrare le sue riflessioni, teme solo il giudizio sulla forma italiana non correttissima e che io non ho aggiustato di una virgola. Mentre parlavamo accarezzava la kefia e mi ha raccontato che lo scorso anno in terza media un professore la minacciò con una nota se non si fosse tolta “quella” sciarpa dal collo. Lei accusò mal di gola e disse che aveva solo “quella”da indossare. Nel silenzio attonito della classe, la discussione andò avanti e il professore non prese provvedimenti ma concluse che “quella era di parte”. Beritan, la kefia, la toglie difficilmente, solo quando lo vuole lei. Alla fine mi ha chiesto mentre ci salutavamo, come può migliorare la sua sufficenza in Storia, la materia che ama più di ogni altra.
Doriana Goracci
a scuola
A gennaio sono andata a Roma per partecipare alla Manifestazione contro il crudele comportamento di Israele verso il popolo palestinese. Prima di andarci avevo riflettuto molto su tutto ciò ed è vero che Israele ha sofferto tanto per lo sterminio da parte dei tedeschi ma ciò non giustifica il suo comportamento violento contro la Palestina. C’è anche il fatto che i giovani palestinesi si uccidono con le bombe causando la morte di chi gli è vicino e questo i telegiornali lo dicono. Fanno di tutto per accusarli ma nessuno si chiede il perchè lo facciano; credo profondamente che abbiano un motivo valido per tutto ciò. Infatti dopo tante ricerche sono arrivata a questa conclusione: se in quel paese non ci fossero state le guerre e i soldati che girano per le città davanti ai bambini, se solo ci fosse stato l’opposto, cioè una vita normale anche con qualche difficoltà , come c’è sempre stata chiaramente, sarebbe stato meglio.
Poi mi sono chiesta e vorrei domandarlo ad altre persone che conoscono la situazione e che purtroppo sono poche, proprio perchè i telegiornali dicono tutto ciò che sentono senza ragionare sul discorso e senza porsi delle domande come in questo caso sarebbero utili a capire il problema dei palestinesi. La domanda posta a me stessa è cosa faranno quei bambini da grandi? Vissuti sempre in mezzo alle guerre, in mezzo alla morte, in mezzo alla violenza, odio e sangue che scorre ormai da anni. Anzi cosa pretendete che facciano questi bambini?
Io non credo che abbiano molte scelte ma solo combattere, suicidarsi ed odiare, questo che già di per sè è brutto.
Se ciò che i buddisti pensano è vero, cioè che dopo la morte esiste un’altra vita spero solo che i bambini palestinesi e tanti altri bambini che a causa dell’ignoranza degli uomini muoiono, possano vivere meglio.
Insomma quella sera è stata molto significativa per me, perchè ho conosciuto più da vicino il popolo palestinese che come tanti altri paesi soffre, per esempio come il popolo kurdo, il mio popolo.
Con loro ho sofferto e ricordato la situazione kurda e gridato NO alle guerre e alle violenze in corso in ogni parte del mondo.
Beritan Gulmez
*Qualche nota su Beritan Gulmez. E’ nata a Mersin in Turchia nel 1994. L’auto su cui viaggiava con il padre a Dyarbakir fu bloccata dalla polizia turca : li divisero e finì in carcere come lui. Aveva cinque anni, per tre giorni la famiglia non seppe nulla di lei. Poi trascorse quasi un mese in una specie di casa per bambini orfani. Il padre riuscì ad arrivare in Italia nel 2001 come rifugiato politico e oggi è un mediatore culturale in strutture di accoglienza a Roma, dove attualmente vive. Beritan insieme ad una sorella e due fratelli più piccoli di lei e la loro mamma sono vissute come richiedenti asilo in Norvegia per poco meno di un anno, poi quasi due in Germania. Vivono oggi a Capranica in provincia di Viterbo dal 2004.
Bambina curda con madre
…verso il sole, il fieno e il pane…
(E’ tutto vero, tutto… tranne il finale: vi prego, facciamo che un giorno sia vero anche quello…)
Dino Frisullo 27 ottobre 2001

 





Sono una madre preoccupata per il futuro dei nostri figli ai quali viene rubata l’infanzia.
Con amore per Beritan Gulmez e per tutti i bambini,
Agostina
Carissima sorella mamma donna, non sai quanto mi commuovono le tue semplici parole. Leggerò a Beritan tutti i commenti che arriveranno. Danno forza, anche se non mancano e non sono mancate a lei per prima, sciagurate parole. Allego quì quanto mi è appena arrivato su posta privata, che diffondo.
Grazie Agostina, con l’amore che ti muove, ti abbraccio
Doriana
Cara Doriana,
ti ringrazio moltissimo per questa bella lettera di Beritan, mentre la leggevo e sin dall’inizio ero sicuro, che la lettere era scritta da una persona speciale.
Le riflessioni e le domande che ha posto, ti dicono (a noi del campo), che la scrittrice è una persona particolare e non entra nella normalità, una persona che viene proprio da una esperienza simile e da una sofferenza simile.
Grazie alla piccola Beritan, che spero che abbia dato la possibilità e l’occasione a molte e molti ragazze/i a ragionare e riflettere su una questione reale in tempi assurdi e irreali per molti aspetti, in tempi dove l’intelligenza umana viene violata, offesa e maltrattata da questa cultura spazzatura, diffusa dai media pubbliche di stato e non, tipo la cultura del (grande fratello), dell’isola dei famosi,…… ecc.
Grazie anche al generoso e il grande Dino Frisullo, che ho conosciuto negli anni ottanta a Bari e poi a Roma, per tutto quello che ha dato e ha fatto, a fare della nostra “problematica” umanità, per quello che ha fatto a favore dei diritti degli immigrati in questo paese e in particolarmente alle lotte dei nostri popoli martoriati, palestinese e kurdo. Purtroppo la grandezza degli uomini, viene quasi sempre
scoperta dopo la loro scomparsa. Grazie grande fratello Dino.
Grazie anche a te Doriana per averci dato la possibilità di leggere le riflessioni della bravissima e bellissima Beritan.
Con l’augurio che finalmente le bambine e i bambini palestinesi, kurde/i, israeliane/i e di tutto il mondo, vivono in pace e in libertà senza le cattiverie dei grandi.
Un forte abbraccio a te, a Beritan, sua famiglia e il suo grande
popolo kurdo.
Dr. Yousef Salman
Delegato della Mezza Luna Rossa Palestinese in Italia
Cell.: 347 9013013
http:/www.palestinercs.org
solo le parole di Dino
Ciò che lascio è
Se morissi adesso o fra due giorni o un anno
Ecco il mio testamento.
Il testamento di un comunista
Avido di conoscenza e d’amore, vissuto e morto povero e curioso.
Lascio tutto il mio disprezzo a chi mi ha usato.
Lascio tutto il mio odio
A chi mi ha dato un mondo senza gioia,
da attraversare a pugni e denti stretti.
Lascio la nostalgia per le moschee di Gerusalemme e gli ulivi di Puglia
Ed ogni roccia pianta finestra stella
Che i miei occhi hanno accarezzato nel cammino
Lascio universi di dolcezza
Alle donne che ho amato.
Lascio fiumi di parole dette e scritte
Spesso con rabbia raramente con saggezza
In malafede mai,
un mare di parole
che già evapora al vento rovente del tempo.
Lascio, a chi vorrà raccoglierlo,
il testimone del mio entusiasmo,
nella folle staffetta mozzafiato
volgendomi indietro dopo vent’anni
non so più se ho corso da solo.
Lascio il mio sorriso a chi sa ancora sorridere
E le mie lacrime a chi sa piangere ancora.
Non è poco. In cambio,
voglio essere sepolto senza cippi e lapidi
fra le radici di un albero grande
in piena nuda terra rossa e grassa
perché il mondo con me respiri ancora
e si nutra con me di ogni mia fibra.
Con me (non vi sembri retorica)
Solo una bandiera rossa
E la nave del Ritorno
Intagliata con le unghie nella pietra
Di un prigioniero assetato di vita
Nel deserto del Neghev.
Estimada Doriana Goracci:
Muchísimas gracias por esta gran oportunidad que concedió a Berîtan.
Un gran saludo