LETTERE DAL CARCERE DI PAVIA SETTEMBRE 2009

mercoledì 16 settembre 2009
di Doriana Goracci

http://2.bp.blogspot.com/_4Tu177bkYZw/R1pKst6jMDI/AAAAAAAAETw/l8463UTrcBA/s400/carcere.jpg

Allego  il testo da me personalmente trascritto, di due lettere  autografe che mi sono pervenute per posta privata e con mailing list ma che non ho capacità tecnica di allegare e sicuramente qualcuno l’avrà già fatto o lo farà. La prima è la testimonianza dei detenuti della Prima Sezione di Pavia, compagni di cella di Sami Mbarka Ben Garci , l’altra già ieri circolata sulla stampa, parzialmente o integralmente. Per finire l’articolo dettagliato della Provincia Pavese.

Vi prego di diffondere. Non “scendiamo nel gorgo muti”.

Verrà la morte e ha avuto i loro occhi.

Doriana Goracci

p.s. ho trovato ora dei “dettagli” in proposito su CNR MEDIA

http://it.peacereporter.net/upload/1/18/186/1869.jpg

Egregio signor Avvocato! noi detenuti della 1a abbiamo assistito alla lunga agonia del suo povero cliente, una morte lenta e umiliante. Sicuramente non pagherà nessuno per questa morte, ma le assicuriamo che si poteva evitare benissimo, bastava un pizzico di umanità in più.Era diventato come un prigioniero nei campi di concentramento vomitava acidi e sveniva davanti agli occhi di tutti veniva aiutato da noi detenuti per fare la doccia altrimenti poteva morire nel suo vomito!
Ma non è stato fatto assolutamente niente tranne che lasciarlo morire nella sua cella sotto gli occhi del compagno che più di tutti ha visto spegnersi un essere umano!! La preghiamo vivamente di non arrendersi alle falsità che le verranno dette perchè il suo povero cliente è stato lasciato morire sotto gli occhi di tutti noi!
Prima di lui si è impiccato un altro ragazzo seminfermo e invalido al 75%  dopo averlo riempito di sedativi e spedito a San Vittore. Il padre di questo povero ragazzo ha denunciato la sua storia su Rai 3 nel programma di Tirabella accusando il carcere di Pavia di aver lasciato morire il proprio figlio!! La preghiamo di andare fino in fondo con la speranza che non succeda mai più che delle vite umane diano uno spettacolo di un campo di concentramento finchè non si spengono nella più totale indifferenza. Sarebbe una bella  e giusta cosa se l’Indagine che verrà fatta si arricchisse anche delle testimonianze dei detenuti della 1a sezione. Le porgiamo i nostri più sinceri saluti

I detenuti della 1a sezione di Pavia!


Ciao Amore speriamo che tu stia bene tanti auguri x il Ramadan speriamo che ti porta fortuna  e tanti auguri alla tua famiglia per il ramadan e tanti auguri a tutto il mondo mussulmano x il Ramadan, io sto morendo sono dimagrito troppo, credimi non riesco neanche ad alzarmi dal letto, spero Dio che   fai presto Amore mio ma no dirlo a mia madre, bisogna accettare il destino, io ho ricevuto la tua lettera ti dico che mi dispiace iolosciopero non lo tolgo di questa vita a me non me ne frega niente STO MORENDO!!!  SAMI


PAVIA, LO SCIOPERO DELLA FAME FATALE AL DETENUTO TUNISINO
Detenuto morto, ultimi giorni dentro e fuori dall’ospedale
Novantasei ore di odissea prima di morire. Lo psichiatra lo aveva rimandato in carcere
PAVIA. Cinque giorni sospeso nel limbo della burocrazia, in attesa che si trovasse la forma di ricovero e di
cura più adeguata. Nel frattempo Sami Mbarka Ben Garci, il tunisino di 42 anni detenuto a Torre del Gallo,
che aveva ingaggiato da un mese e mezzo uno sciopero della fame estremo, è morto. Tre giorni dopo che il
sindaco di Pavia aveva firmato il trattamento sanitario obbligatorio. L’inchiesta avviata dalla Procura di Pavia
dovrà fare luce sugli accadimenti dei suoi ultimi giorni di vita. E sulle eventali responsabilità. Gli atti sono
ancora coperti da segreto, ma tra le carte ci sono parecchi punti da chiarire.
La richiesta di aiuto. Alla fine del mese di agosto, il medico del carcere, Pasquale Alecci, segnala il
problema al magistrato di sorveglianza, Marco Odorisio, e all’amministrazione penitenziaria. Il detenuto non
mangia cibi solidi da quasi 40 giorni. Beve, da quanto riferisce lo stesso detenuto, solo acqua e zucchero. E’
dimagrito 21 chili e non si regge in piedi, ma è lucido e determinato nella scelta di portare avanti una forma di
protesta contro una condanna ritenuta ingiusta. Anche a rischio della propria vita. Il medico prima, e il
magistrato di sorveglianza poi, chiedono al Ministero di intervenire, disponendo il ricovero del tunisino in una
struttura adeguata. Per la precisione, un centro diagnostico terapeutico attrezzato per il ricovero dei detenuti.
L’ospedale San Paolo, ad esempio, che ha un reparto apposito. E anche l’istituto penitenziario di Opera è
attrezzato.
La visita psichiatrica. Il primo settembre, in attesa che si chiarisca la faccenda del ricovero, il detenuto
tunisino viene portato in ospedale d’urgenza. Sta molto male, e Torre del Gallo non ha un presidio sanitario
adeguatamente attrezzato. Tanto più che, a quanto pare, da un paio di settimane mancano nel carcere sia il
cardiologo che lo psichiatra. Il tunisino arriva in ospedale ma rifiuta le cure. Viene visitato da uno psichiatra,
che lo trova lucido e capace di intendere e volere. Per il medico non esistono gli estremi per un trattamento
sanitario obbligatorio. Il detenuto torna in carcere a Pavia.
La risposta del Ministero. Il 2 settembre il Ministero risponde alla richiesta del magistrato di sorveglianza,
ma non ritiene necessario trasferire il detenuto in un centro diagnostico terapeutico dell’amministrazione. Il
“rifiuto” è motivato dal fatto che non esisterebbero, in Italia, centri clinici penitenziari adatti a curare un
detenuto che sia in sciopero della fame. Il Ministero invita a tenere sotto controllo il detenuto, per evitare che
commetta gesti estremi, valutando anche la possibilità di un trattamento sanitario obbligatorio. Il giorno
stesso il sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo firma il Tso.
La decisione del magistrato. E’ sempre del 2 settembre il provvedimento del magistrato che, dopo la
risposta del Ministero, dispone il ricovero in una struttura esterna all’a mministrazione penitenziaria. Nel caso
specifico, il Policlinico San Matteo. Il magistrato, che agisce con tempestività, dice anche di non condividere
la decisione del Ministero, visto che l’o biettivo del ricovero di un detenuto che è in sciopero della fame non è
tanto quello della cura, secondo il magistrato, bensì la possibilità di intervenire subito nel caso di un
aggravamento delle condizioni cliniche del paziente.
I ritardi. Il detenuto entra in ospedale, al San Matteo, il 3 settembre. Se vi sia stato un ritardo (lo sciopero
della fame inizia il 17 luglio, ma a metà agosto le condizioni del tunisino sono già preoccupanti) sarà la
magistratura ad accertarlo. Fatto sta che il 4 settembre le sue condizioni invece di migliorare si aggravano. Il
paziente è sottoposto a terapia medica (il diario clinico è sotto sequestro, quindi non è possibile sapere i
dettagli della cartella) e sorvegliato. Ma nella notte del 5, alle 3,45, il detenuto muore. Dopo cinque giorni
frenetici. Una fretta che non è bastata a salvargli la vita.
(15 settembre 2009)
http://laprovinciapavese.gelocal.it/dettaglio/detenuto-morto-ultimi-giorni-dentro-e-fuori-dall’ospedale/1721237

http://www.meltingpot.org/IMG/jpg/IMG_3214.jpg



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3 risposte a “LETTERE DAL CARCERE DI PAVIA SETTEMBRE 2009”

  1. Doriana Goracci

    Il commento che vi invio è di Maurizio Benazzi, curatore del sito Ecumenici e della sua news letter. Lo ringrazio non solo per aver diffuso il testo ma per la chiarezza con cui espone la sua, e credo non solo, opinione in materia di notizie e Fonti di Solidarietà.
    “Nel riportare questa corrispondenza ricevuta da Doriana constatiamo con grande amarezza come nel ricco nord – nel cuore della cd qualità della vita, da vendere poi in pillole di articoli quotidiani de Il sole 24 ore –si muore nell’indifferenza. Ci domandiamo solo dove siano le associazioni no profit che incamerano i soldi del cinque per mille, le donazioni private, le elargizioni pubbliche e di enti privati. Tutti intenti a curare il loro pezzo di terra o meglio di business. Hanno – in altri termini – tutto il tempo impegnato in altre faccende. Del resto la vita di un uomo venuto dall’Africa a chi può importare? Gli italiani sono brava gente ma, …come dire sono già affaccendati nelle opere di Comunione e Liberazione o in quelle “laiche” dei riti dismessi della solita litania evangelica. Di certo non ci poniamo la domanda dove siano le Istituzioni dello Stato.

    Strana è infatti la nostra sorte, di noi socialisti cristiani che non credono da anni ormai in questo Stato liberale, liberista e liberticida.

    A dir il vero dopo la trasmissione radiofonica di Patrizia Scarpino di http://www.crc.fm in “occhi aperti” al gruppo omofobico Lot non solo mettiamo in discussione la nostra appartenenza al mondo evangelico italiano (ormai inevitabile) ma ne contestiamo la strumentalizzazione di questo Gesù Cristo che cambia la vita degli omosessuali. Non è certo il nostro Dio questo fascista che stravolge le vite altrui. Con tanto di rosari o salmi, poco importa. Le loro adunanze non sono enon saranno mai le nostre.

    La teologa Solle si mostra ancora nostra efficace interprete di questi tempi bui. Tremendi e duri. Peggio di così crediamo proprio non poteva capitarci…

    Pensiamo alla morte che ha avuto anche i loro occhi a Pavia. Ma hanno girato la testa altrove. Loro preferiscono parlare non solo alla radio ma anche nei loro depliants raccattasoldi, di Luca, che era gay…

    Li mandiano a quel paese pubblicamente col loro dio. E le loro monete che chiedono per compiere l’opera evangelica. Nauseabonda.

    Maurizio Benazzi

    http://www.ecumenici.eu

    #7740
  2. [...] anche a Gradisca, pure se non gradiscono per niente i  contenuti, legati e potrebbero diventare morti per il Trattamento: hanno fior fiore di precedenti. E dandosi il caso  che  “Il nostro è un [...]

    #8200
  3. Doriana Goracci

    A distanza di due mesi da quanto vi scrissi…PAVIA – Sono indagati per omicidio colposo il direttore del carcere di Pavia, Jolanda Vitale, e per il direttore sanitario dell’istituto, Pasquale Alecci. L’inchiesta e’ quella sulla morte di Sami Mbarka, deceduto il 5 settembre scorso dopo due mesi di sciopero della fame. L’uomo, ricoverato al San Matteo tre giorni prima della morte, aveva perso 21 chili in poche settimane. Secondo il legale della sua famiglia, Sami Mbarka avrebbe potuto essere salvato con un trattamento sanitario obbligatorio, ma il ricovero in ospedale sarebbe avvenuto troppo tardi. (RCD)

    #9257

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