Come qualcuno di voi sa

giovedì 5 novembre 2009
di Doriana Goracci

http://www.neokifilm.it/Magazine/N2/antipsichiatria2.jpg

” Come qualcuno di voi sa…” Così inizia una lettera inviata  a due oltre  me,  a stretto  giro di collettivi e coordinamenti, non conosco chi sia il mittente, di cosa parla ma conosco gli altri che l’hanno ricevuta, mi conforta, vado avanti nella lettura e non mi sento bene affatto. Ora so un po’ di più di una madre che denuncia ai carabinieri i maltrattamenti subiti dal giovane figlio  nel Centro di Salute Mentale 24 ore a San Polo nel comune di  Torrile in provincia di Parma:   non sanno migliaia di persone quello che avviene tra 4 mura pubbliche di una struttura cosiddetta sanitaria. E  allora? Allora scrivo, batto i tasti e spero che vogliate fare  altrettanto, inviando, diffondendo, aiutando  nel far sapere. C’è sempre un ricordo che ci muove e lo racconto brevemente il mio, prima della lettera.

Avevo diciotto anni quando mia nonna, una persona umile e un po’ bislacca, mi chiese di andare a trovare una sua amica in manicomio, ci stava chiusa da anni, da quando aveva sentito le voci: erano i due piccoli figli morti per la pandemia dell’epoca, una spagnola che tradiva qualunque amore.  E il marito padre , pensò bene che l’unica cura era fargliele sentire le voci tra altre mura, che non quelle di casa. Uscì da lì solo quando era morta e forse è stato meglio così, le porte le avevano ormai aperte ma lei aveva paura, non più di quello che aveva dentro ma di quello che c’era fuori. Fu così che entrai a Santa Maria della Pietà a Roma e vidi un bambino che sembrava un pinocchietto, fare su e giù, in moto perpetuo sopra una sedia e certi aggirarsi e altre dietro a una rete. Lei era dentro, arrivò nella stanza, nuda e squallida ma con un bel crocefisso attaccato, era grossa al punto che non sapevo da dove cominciare a guardarla…e mi disse ti manda Pia? Mi chiese che facevo, gli anni e poi come era il cielo fuori, non volle niente perchè aveva paura che glielo avrebbero preso le altre, ma lo specchietto si, lo nascose tra le mani, in una sacchetta tra stoffa e carne e mi disse quello che faceva, le pulizie, i pasti…arrivò poi un’ inserviente, era una lontana cugina di mia nonna, assunta perchè il padre l’avevano ammazzato di notte con una spranga del letto, era solo in corsia…Allora …allora la apro, questa lettera, per conoscenza diffusione denuncia proposizione, proprio come fà una certa Maria della televisione, ma lì si incontrano i destini, i fatti, le persone, c’è anche chi non apre la posta e intanto hanno visto e sentito a milioni.

Il 4 novembre del 2009, ormai passato, ci  ha scritto Vincenzo Serra, il cognato di Francesco Mastrogiovanni: “Oggi sono trascorsi tre mesi dalla morte di Francesco  presso l’ospedale pubblico di Vallo della Lucania. Voglio ringraziare anche a nome dei familiari tutte le persone che ci sono state vicine!”

La madre del ragazzo afferma  nell’articolo della Gazzetta di Parma e nella lettera che   invio,  che andrà fino in fondo, non solo per suo figlio ma per i tanti giovani che non possono rimanere soli e nel silenzio.

Fateci sperare   che possa essere anche questa Informazione.

Doriana Goracci


Carissimi Compagni,
come qualcuno di voi sa lavoro presso una struttura psichiatrica denominata “CSM 24 ore” a S.Polo di Torrile (PR).
Sono un educatore che si riferisce alla Pedagogia Libertaria, ai principi  della “Escuela Moderna” di Ferrer, alla deistituzionalizzazione di Basaglia  ma soprattutto sono un aderente alle idee dell’Antipsichiatria di Giorgio  Antonucci e di tanti altri che si oppongono alla psichiatria.Voglio segnalare che dopo una serie di episodi di maltrattamento subiti da  un ragazzo ricoverato in struttura, la madre ha deciso di denunciare il tutto  ai CC.
Sappiamo benissimo che certe denuncie non fanno molta strada, sicuramente  chi sapeva ha avuto un improvviso e strano buco di memoria: ricorda benissimo  quello che è accaduto prima del ricovero del ragazzo, e dopo la sua  dimissione da questa specie di manicomio non dichiarato, ma se chiedete se ha sentito  o avuto notizia di qualcosa, vi risponde con i soliti non c’ero, non ricordo, non mi risulta VERGOGNA!!!
Stranamente anche chi mi confermava le cose che ho denunciato è stata affetta  da “dimenticanza opportuna da inchiesta giudiziaria”, per cui difficilmente  mi troverò a testimoniare fatti e personaggi in numerosa compagnia.
Ma la cosa non mi spaventa. Quello che mi spaventa è il silenzio che si cerca di costruire attorno a  questa faccenda.
Per quanto mi riguarda ho già avuto modo di assicurare al ragazzo  ed ai suoi parenti la mia disponibilità ed il mio aiuto.
Penso però che il mio solo aiuto non sia sufficiente. C’è il rischio che passata la bufera ci si ritrovi ancora con persone
maltrattate in strutture sanitarie pubbliche, senza che l’opinione pubblica  ne sappia niente, con tutto il fardello di queste atrocità unicamente sulle  spalle di chi le subisce,senza avere il coraggio e la possibilità della  denuncia, anzi con la vergogna di avere in casa un parente “malato di mente”. La madre di questo ragazzo, da quello che dicono i giornali (Informazione  di Parma del 27-10-09 e Gazzetta di Parma del 29-10-09) ha denunciato 6 persone tra infermieri e operatori sanitari.
Ha potuto fare questo anche perchè non è stata lasciata sola: nella sua  lotta contro l’ingiustizia e la vigliacca violenza, di chi pensa di avere  il potere di decidere della salute e della vita stessa degli altri, ha  trovato delle persone che, in coerenza con il proprio quotidiano lavoro di  solidarietà e vicinanza, hanno deciso da che parte stare, e lo hanno fatto concretamente.
Se la Solidarietà è un’arma io la uso per esprimere la mia più totale  vicinanza e condivisione alle vittime (pazienti e parenti), esprimo la mia più totale distanza da pratiche manicomiali che non dovrebbero  avere spazio in una società che voglia definirsi umana.Chiedo a tutti  la disponibilità, nel possibile, ad esprimere la propria  solidarietà alle vittime anche con atti concreti: pensiamo ad organizzare per esempio un sit-in in città per poter denunciare meglio alla pubblica  opinione quello che succede al chiuso delle stanze…
Vi rigrazio per la vostra disponibilità.
Se volete prendere contatti direttamente con la madre del ragazzo:
Fortuna Renata 329-9867106


http://faitango.files.wordpress.com/2008/06/bandoneon1.jpg


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12 risposte a “Come qualcuno di voi sa”

  1. Doriana Goracci

    In questo momento ho concluso la lunga telefonata con Renata Fortuna, la madre di cui parlo e ho scritto stanotte. Non è una storia solo di maltrattamenti al figlio con disagi, è una storia di violenza senza fine, iniziata a Roma, venti anni fa, quanti sono gli anni di Mirko. Renata fece 102 denunce per sequestro di persona abusi e violenze perpetrate dal marito, fu seguita dal centro antiviolenza di Torre Spaccata e dal Centro di Marino dove risiedeva. Alla fine il giudice tutelare e le associazioni le proposero di riparare in Spagna o a Parma, in struttura protetta. Scelse quest’ultima per sè e i suoi tre figli, ci sono oltre Mirko, altre due figlie più piccole. Dopo due anni trascorsi presso una casa di accoglienza di suore, le venne data una casa dal comune, definita pietosa da Renata, chiedeva almeno una stanza per Mirko il più colpito dei suoi tre figli. Sono dieci anni che Renata vive lì, guadagna con una cooperativa di pulizie circa 300 euro al mese, una figlia studia ancora come parrucchiera, l’altra lavora con un patrocinio. Mirko non è mai più stato seguito dopo le scuole medie, se non per gli ultimi tempi, con i risultati di cui sopra.
    Renata mi ha detto, ora dorme, sta nella sua camera.
    Non chiedo per Renata e i suoi figli attenzione, pretendo che i Media usino i loro mezzi per far luce su questo totale abbandono e a chi mi legge, la più ampia diffusione. Nessun silenzio.
    Questo articolo, su questo sito, si offre per essere un riferimento chiaro e senza riserva alcuna.
    Doriana Goracci

    #9014
  2. Doriana Goracci

    Belcolle: ragazza di sedici anni perde la vita gettandosi nel vuoto Viterbo, ancora da capire le dinamiche della tragedia che si è consumata questa mattina
    Questi sono i titoli sulla stampa locale di Viterbo.
    Sembra poi alla fine della notizia che malgrado fosse “solare e rispettosa” c’erano dei disagi famigliari…
    Dramma questa mattina intorno alle 9 all’ospedale di Belcolle. Una ragazza di 16 anni di nazionalità algerina si è gettata nel vuoto da una finestra del bagno di Ostetricia e Ginecologia al quarto piano, perdendo la vita.Alcune donne che si trovavano nel reparto in quel momento l’avrebbero vista entrare in bagno, aprire la finestra che di norma è chiusa dall’interno, sedersi sul davanzale e, poco dopo, lanciarsi nel vuoto.Il corpo della ragazza è caduto sul tetto del laboratorio analisi, che si trova proprio sulla facciata principale della struttura sanitaria.A nulla sono valsi i tentativi dei medici di salvarle la vita.Sul posto sono arrivati Vigili del fuoco che hanno provveduto a rimuovere il corpo. Gli agenti della Polizia di servizio al Pronto Soccorso, accorsi anch’essi, con l’ausilio di colleghi della Questura hanno raccolto tutti gli effetti personali della giovane e sono al lavoro per capire la dinamica della tragedia.

    La giovane, che prima viveva in Sicilia e che si era trasferita a Viterbo circa due anni fa, frequentava la 2B dell’Istituto Orioli di Viterbo. La ragazza è descritta dalle compagne di classe e dai professori come una ragazza solare e rispettosa, anche molto brava dal punto di vista scolastico.

    Nessun comportamento precedente dunque avrebbe potuto far presagire un epilogo simile, anche se alcuni suoi compagni hanno parlato di alcuni possibili disagi al livello familiare.

    #9018
  3. non un commento sull’articolo, non necessita di ciò, si commenta ahimè da solo..
    solo l’ennesimo ringraziamento a Reset e a Doriana, non sapete quanto sia contento di avervi “scoperti”.

    #9024
    • Grazie a te Demonbox che ci leggi, ci commenti, ci linki e ci onori con la tua presenza tecnologica su Reset. Lieto di leggere “non sapete quanto sia contento di avervi “scoperti”. Lieti anche noi di averti scoperto. Saluti da FratelMaghetto ;-)

      #9025
    • Anonimo

      Carissimo amico grazie, ho tentato inutilmente di lasciare un commento sul tuo blog, bisticcio con le identità, non ci capisco niente, non passa e allora te lo dico quì che mi hai fatto sorridere con la tua dolce e ferma presunzione di assenza, e invece sarà confortante per Renata, lo è stato per me, sapere che ci sono persone che non si conoscono e vivono distanti e che contro tutte le logiche e i luoghi comuni,si riconoscono, diventano vicine, camminando insieme, un passo alla volta. E non è gridare , i Media le urla le fanno,è comunicare tra umani e diversi,uguali, nella ricerca d’amore e dignità, non solo personale.
      Per cui è un bentornato…ti aspettavamo, la curiosità non ci manca e poi abbiamo la magia di un “fratello” che ci aiuta quotidianamente, a credere in noi stessi e nei nostri sia pure maldestri tentativi di con-tatto. Le tue poche bellissime parole e quanto hai scritto sul tuo blog, ci hanno toccato, dentro.

      #9027
  4. fiore

    Per quanto mi riguarda e per quanto posso,diffonderò.

    Vincenzo scrive “tre mesi sono passati…”.
    4 Novembre, tre mesi che Franco non c’è più; e qualcuno “festeggia” i “ragazzi” delle forze armate… Cosa avranno da festeggiare? Il sangue versato di Federico Adrovandi? O i lividi di Stefano? O il cranio trapassato da un proiettile di Carlo Giuliani? la gioia spenta da un colpo di pistola a Gabriele Sandri? I massacri nelle piazze e nei territori violentati da bombe ed uranio e fosforo bianco?
    E via dicendo…

    Noi festeggiamo la nostra tenacia, e la nostra determinazione ad opporci ad ogni forma di violenza e di coercizione.

    Un grazie a tutti per l’impegno, ed un abbraccio speciale a Doriana.

    #9026
  5. Natale Adornetto

    Su questo genere di violenze e di prevaricazioni, vi è, la voglio definire così, una sorta di cortina fumogena. Vi è la congiura del silenzio da parte degli aguzzini. La difesa reciproca a spada tratta dei carnefici, oltre che allo spalleggiarsi a vicenda. C’è l’omertà, le menzogne conclamate e l’auto ed etero apologia degli aguzzini e dei carnefici, che “diventano” tutti “bravi, rispettosi, umani, competenti, professionali”. C’è complicità. Si coprono l’un l’altro e si forniscono di alibi, mettendo in atto un vero e proprio favoreggiamento. Gli operatori che non perpetrano violenze, è più che raro che segnalino gli abusi – per non perdere il posto, per non subire ritorsioni,per non subire querele, per non divenire oggetto dell’ostilità, dell’astio o anche del mobbing. Di ciò che accade in tante strutture – che sono i manicomi moderni – non trapela nulla all’esterno. Quando qualche voce si leva, si mantiene il massimo riserbo e il massimo silenzio, e poi tutto si risolve in un niente di fatto. Quando un qualcosa diviene di pubblico dominio, si fa un po’ di chiasso e di rumore, ma anche in questi casi si risolve la faccenda in un nulla di fatto. Da parte della gente, ci sono delle specifiche reazioni. Si tende a credere che certe violenze, siano isolate, che avvengono ogni tanto, ma che per il resto vada tutto bene. Credono che certi approcci siano quelli giusti e che le persone traggono beneficio da ciò che ricevono. Insomma, come se si trattasse di un caso di malasanità, che c’è ma che non è la regola. Non immagina minimamente che ciò che ha subìto Mirko, lo hanno subìto e lo subiscono tantissime altre persone e in tantissime strutture, che son nate e proliferano come funghi, e protette lo sono solamente sotto una specifica prospettiva. Vi è poi nelle persone, una certa anestesia, un certo lasciar fare, una certa abituazione, quando non si arriva, da parte di cert* individu*, all’aperta approvazione e all’aperto appoggio ideologico. Spesso la gente accoglie con indifferenza e noncuranza determinate notizie. Io denuncio qui il fatto che il caso di Mirko è solo la punta dell’iceberg, che è solo una goccia delle miriadi di gocce. Invito caldamente tutte le persone a reagire con vigorosa indignazione verso fatti di tal grave portata. Basta dire, al momento, solo questo. Mirko è vissuto in un clima di violenze. Non ci vuol certo molto per evincere che le sue più che comprensibili difficoltà psicologiche siano dovute alle violenze che ha visto, e che di certo ha anche subito. E che si fa allora per aiutarlo, gli si usa altra violenza? Ma dove siamo? Solo le bestie agiscono così. Ora magari per “aiutare” una donna stuprata a liberarsi dai fantasmi delle violenze subite e dagli sconvolgimenti da queste causate, le si usa violenza, e così è “certo” che riuscirà a ricostruire se stessa e l’immagine che ha di sé. E ci si deve indignare sul serio, e non pensare che tanto “quelli sono solamente degli individui di serie b, dei derelitti, persone con disturbi mentali”, e quindi “non ci fa niente” se subiscono certe sevizie. Se continua ad esserci indifferenza, se le persone non si attivano in modi consoni, ciò comporterà continuare a dare carta bianca e libero sfogo a dei frustrati ricolmi di brama di infliggere violenze e sevizie fisiche e psichiche.
    Natale Adornetto – Dottore in psicologia

    #9028
    • Doriana

      hai fatto bene Natale a scrivere di cosa hai studiato e con quale amore e fatica, la tua è una vera lezione, sono disposta e credo non solo io, a sentirne altre, per il tuo vissuto e la tua capacità di essere chiaro e di farci muovere, in tutti i sensi.

      #9030
  6. Giovanni - Educatore Professionale

    Carissimi
    grazie per aver avuto il coraggio di schierarsi, perchè alla fine è di questo che si tratta: schierarsi dalla parte dei deboli, di quelli che una società troppo proiettata sulla immagine considera gli ultimi, gli inutili, i derelitti da nascondere e umiliare.
    Voglio parlarvi della umiliazione perchè è quello che è stato fatto a Mirko, lo si è umiliato nel suo essere un adolescente con dei problemi, che sono quelli di qualsiasi altro adolescente, con in più l’aver vissuto la separazione tra i suoi e aver preso troppi schiaffi dal padre!
    Lo si è definito delirante, ancora oggi i “colleghi” di lavoro a giustifica del loro operato affermano che il ragazzo è delirante, quindi non è credibile; e la madre farebbe poi tutto questo per soldi! Viene lo schifo solo a riferirle queste cose…
    Ogni volta che arrivavo il mattino al lavoro Mirko mi chiedeva insistentemente se gli volevo bene, e se lo avrei protetto.
    Io cercavo di rassicurarlo, ma l’impresa era ardua. Se non avessi avuto l’aiuto di colleghi Educatori a cercare di arginare questa deriva manicomiale in cui è caduta la struttura avrei mollato da un pezzo. Ma in ogni caso, per evitare ritorsioni ed alleggerire il mobbing di cui sono vittima da diversi mesi (mi sono tirato fuori anche dalle riunioni dove si usano termini e approcci offensivi delle persone), per non ammalarmi seriamente (ho problemi di cuore dovuti allo stress e all’isolamento in cui mi tengono infermieri e os) ho già firmato la richiesta di trasferimento in altra struttura.
    Come Educatore il mio primo compito è quello di garantire il benessere delle persone che si affidano ed hanno fiducia in me.
    Questo non lo posso più garantire, nessuno può più farlo.
    Come se niente fosse certi comportamenti, atteggiamenti, pratiche vengono puntualmente riproposte, tutto ciò mentre è in corso una “inchiesta” interna.
    Per la precisione alcune persone denunciate sono già state chiamate, in passato, a giustificarsi in commissione disciplinare.
    A voi il commento.
    Io vi ringrazio a nome di Mirko e degli altri ospiti.

    #9050
    • Doriana Goracci

      Carissimo Giovanni, senza la tua testimonianza e coraggio, non sarebbe stato possibile far sapere niente di quanto è accaduto e accade tra certe 4 mura. Grazie a te è stato possibile scrivere quanto è quì, dove tutte e tutti possono leggere commentare e inoltrare. Grazie a te ho conosciuto Renata e sentire dalla sua voce cosa ha passato, cosa passa suo figlio Mirko, le altre due figlie. Lo so, lo sappiamo che è poca cosa, che noi siamo poca cosa, ma questo come ha detto Fiore, rafforza “la nostra tenacia, e la nostra determinazione ad opporci ad ogni forma di violenza e di coercizione.”
      Ti ho chiesto per posta privata se dovevo diffondere a modo mio e tu mi hai risposto, senza conoscermi come non ti conoscevo io, di dare la massima diffusione alla notizia: mi è bastato…ho cercato di ricucire una delle migliaia di vicende nascoste non solo di malasanità ma di male di vivere, tra noi. So che grazie al tam tam di persone e gruppi, Renata è stata raggiunta telefonicamente anche dalle Madri per Roma città aperta…che il 14 novembre organizzano a Roma all’Acrobax Per non morire di carcere. E ribadisco che non dobbiamo morire di solitudine. La dignità delle tue parole come quelle di tante e tanti che sto conoscendo e riconoscendo in questo periodo della mia vita, mi aiutano a spiegare a me stessa e a chi posso raggiungere, lo spero, che non stiamo chiedendo nulla alle Istituzioni, ai Media.
      Stiamo cercando di fare ponte tra noi, ricostruire si, dove c’è ancora terra e mare, case abbandonate come gli animali e le persone. Non ci sono mai state le folle nella resistenza, e questa caro Giovanni, lo è. Grazie infinitamente e sappi che ci siamo, pronte e pronti a sostenere te e quanti hanno fiducia nelle relazioni umane.

      #9051

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