Ettore Monteleone… Ribelle senza patria…Giustizia marina
Giustizia marina
Succede che per andare a mare, devi pagare.
Otto euro per goderti un sano caos, voci e schiamazzi, otto euro per arricchire chi gestisce ciò che la natura ha offerto gratuitamente all’essere umano.
Ma le regole di questo sistema hanno deciso che la natura si è sbagliata.
Che l’essere umano ha diritto sollo alla battigia libera e non alla spiaggia libera.
Però accade anche che quando l’orario di punta dei turisti tende a diminuire e con esso anche i guadagni dei gestori della spiaggia, che in certi orari ti è concesso recarti in spiaggia senza pagare.
Strano eh?
Parcheggiata l’auto mi avvio sulla spiaggia.
Sole, in fase di tramonto, acqua fredda ma silenzio rotto solo dalla voce dei gabbiani affamati.
La mia attenzione cade, in modo calamitoso, su una coppia.
Lei, mamma di tre bambini provvede a recuperare tutti i giocattoli dei suoi piccini e nello stesso tempo li veste.
Lui, il marito,ma forse ancora per poco, e padre dei bambini, guarda.
Fermo, imbambolato, guarda e guarda ed ancora guarda.
I suoi occhi fermi e persi tra il vuoto che lo divide da sua moglie ed il passato che lo lega ai suoi figli.
Fermo, imbambolato, guarda e guarda ed ancora guarda.
I suoi occhi fermi e persi tra il vuoto che lo divide da sua moglie ed il passato che lo lega ai suoi figli.
Osserva la propria moglie affaticarsi e non alza neanche un dito.
Propria.
Quando finirà questo senso di proprietà?
Propria.
Quando finirà questo senso di proprietà?
Poi con calma imperiale stende un telo, ove poggia i suoi piedi, li asciuga e con dedizione maniacale prova ad indossare le sue scarpe.
Lei, lo guarda, guarda e guarda il vuoto che lo divide da suo marito ed il futuro che la incatena ai suoi figli.
Ferma.
Impietrita.
I bambini in silenzio.
Tensione fino a Venere.
Poi, all’improvviso giunge l’onda.
Le sue scarpe, il suo telo, i suoi piedi tutti bagnati dallo schiaffo del mare di confine.
Quante storie che si possono scrivere su ciò che circonda il nostro vivere quotidiano.
Oggi sono qui a mare per rilassarmi.
Dopo aver inviato quel cercasi quasi disperatamente Bunga Bungasi, mi sento teso e stressato.
Mi prenderanno per folle?
E se ho ragione?
Il mio settimo senso non sbaglia mai.
Il sesto è già in pensione.
” Tutti a terra. Tutti a mare. Via via via…”
Chi cazzo urla in questo modo? Non capisco. Mi volto e vedo persone fuggire.
Macchine partire via di corsa e con tre quarti di copertone impresso sull’asfalto.
Arrivano due elicotteri dell’esercito a bassa quota, sfiorano il mare.
Si formano piccole onde continue.
Cercano qualcosa.
Non si capisce nulla.
Vedi materassini e braccioli abbandonati sulla spiaggia.
Il pedalò di salvataggio navigare solo e soletto sulle acque agitate di questa strana terra, sedie del bar capovolte, persone stravolte.
Ma da cosa?
Perchè urlare tutti a terra tutti a mare e via via via? Via da cosa?
Ecco che si sente una voce megafonizzata.
Parlano dall’elicottero…
” Questa è una messa in sicurezza della zona della costiera. Siete invitati ad evacuare la zona entro i prossimi 15 minuti. In caso contrario siamo costretti a ricorrere all’azione forzata”
15 minuti per evacuare la zona?
Ricorrere all’azione forzata?
E questa come la chiamano?
Ah forse intendono che se non alziamo il culo ci sparano contro…
E perchè?
Qualcuno può spiegarmi il perchè?
Qualcuno mi sente?
Qualcuno mi ascolta?
Gente di mare?
Oohhhh
Gli elicotteri volano in modo sempre più minaccioso. Ascolto il suono delle sirene.
Sono quelle della polizia. Le riconosco a distanza.
Cazzarola per un radicchio amaro non è che cercano me?
Naaa
Per un messaggio?
Per un cercasi disperatamente Bunga Bungasi?
E dopo poche ore dalla sua pubblicazione?
Alla faccia del potere della rete.
Alla faccia del potere della rete.
Ma dai…
Follia.
E’ follia questa.
Bon.
Mi alzo.
Mi vesto.
Li mando a fanculo.
E mi avvio verso la mia auto.
Tanto se cercavano me certamente non avrebbero detto di evacuare la zona…
Credo..
Calma Ettore, calma.
Mi accendo la sigaretta…
L’auto parte a singhiozzo, ma parte.
Sudo.
Fa caldo.
“accosti prego”
Tanto se cercavano me certamente non avrebbero detto di evacuare la zona…
Credo..
Calma Ettore, calma.
Mi accendo la sigaretta…
L’auto parte a singhiozzo, ma parte.
Sudo.
Fa caldo.
“accosti prego”
Cazz…è vero non si può fumare quando si guida…
” Salve”
” Cosa ci fa lei ancora qui? Non ha ascoltato l’ordine di evacuazione?”
” Ma …vabbè insomma…si”
” Vada vada…”
” ma si può sapere cosa è successo?”
” No.”
Continuo a fumare la mia sigaretta.
Non mi hanno detto nulla per la sigaretta.
E non la ho spenta.
Mi hanno sempre insegnato di non fare gesti strani quando passi davanti ai posti di blocco.
Se sei senza cintura se la metti in quel momento ti farai notare, se sei con le luci spente su strada statale in pieno giorno, beh se le accendi in quel momento ti noteranno e tante altre stronzate simili…però è vero.
Non mi hanno detto nulla per la sigaretta.
Ma che cosa è successo?
Niente.
Nessuno ti dice nulla.
Per rientrare a Trieste si deve percorrere quella che io chiamo la barcolana.
Attraversi il lungo mare di Trieste, Barcola.
Un cespuglio divide il marciapiede, dove la gente prende il sole,dalla strada.
Traffico a non finire.
Si è praticamente fermi.
Provo a sintonizzare la radio.
Quando ti serve non funziona mai.
Gira e rigira questa manopola che alla fine ascolti o radio maria o radio radicale.
Da un estremo all’altro.
Questa manopola rappresenta bene la mia vita.
Nessuna moderazione.
O rosso o bianco.
Però delle volte ti fa perdere proprio la pazienza.
Ah dio non santo.
Vado vado.
Vado.
E arrivo.
Trovare parcheggio è impresa ardua.
Strade strette.
Migliaia di auto.
Pochissimi parcheggi.
Qui si combatte sempre per un posto auto.
Chi vince ti offre una bottigliazza di vino.
Chi perde beh smadonna un pochettino.
Solita distanza chilometrica da casa.
Accendo la Tv.
Ma niente.
Anzi.
Lui.
Eccolo.
Uhm…
Solite foto.
Si rilasciano dichiarazioni del Presidente.
Dice, o meglio le veline che riporterebbero quanto da lui dichiarato, che le azioni repressive attuate contro i lavoratori che da giorni protestano per le vie di Roma sono legittime.Che in tempo di crisi sono necessarie misure straordinarie richieste anche dal Capo non capo dello Stato.
Eh già…
Dopo decenni di concessioni no? Ora vi riprendete tutto.
Ma io non chiedo.
Io pretendo.
Hanno abrogato lo statuto dei lavoratori.Questo è uno dei primi effetti conseguente alla costituzionalizzazione del pareggio di bilancio.
In sostanza lo Stato per garantire e raggiungere nei tempi stabiliti il pareggio di bilancio può fare saltare tutti i diritti secondari alla stabilità finanziaria del paese.
Uno di questi era lo Statuto dei Lavoratori.
Pirma il capitale, poi i diritti concessi.
Vittoria della massoneria fascista.
Seduta parlamentare convocata in via d’urgenza.
La gente tutta al mare e molti amareggiati.
Il popolo distratto.
Il potere compatto.
Lui non si vede.
Con approvazione bipartisan si approva il disegno di legge 666T-C215 che in poche righe stabilisce ” vista la necessità di raggiungere il pareggio di bilancio, ora costituzionalizzato, rilevato che la Legge 20 Maggio 1970 n° 300 ostacola il conseguimento del detto pareggio, la Legge 20 Maggio 1970 n° 300 è abrogata. La regolamentazione dei rapporti di lavoro come disciplinati dal c.d Statuto dei Lavoratori è normata dal Codice Civile e dagli strumenti di certificazione contrattuale.”
Uno di questi era lo Statuto dei Lavoratori.
Pirma il capitale, poi i diritti concessi.
Vittoria della massoneria fascista.
Seduta parlamentare convocata in via d’urgenza.
La gente tutta al mare e molti amareggiati.
Il popolo distratto.
Il potere compatto.
Lui non si vede.
Con approvazione bipartisan si approva il disegno di legge 666T-C215 che in poche righe stabilisce ” vista la necessità di raggiungere il pareggio di bilancio, ora costituzionalizzato, rilevato che la Legge 20 Maggio 1970 n° 300 ostacola il conseguimento del detto pareggio, la Legge 20 Maggio 1970 n° 300 è abrogata. La regolamentazione dei rapporti di lavoro come disciplinati dal c.d Statuto dei Lavoratori è normata dal Codice Civile e dagli strumenti di certificazione contrattuale.”
I sindacati hanno fatto il solito teatrino ma stante la situazione di crisi hanno manifestato condivisione di progettualità ed intenti anche con l’aria confindustriale.
Si deve raggiungere la stabilità finanziaria.
Ci dispiace, ma non è tempo di concessione di diritti.
Si deve raggiungere la stabilità finanziaria.
Ci dispiace, ma non è tempo di concessione di diritti.
E Roma infuria.
Roma brucia.
Noi lottiamo contro gli oppressori
siamo per lo statuto dei lavoratori
o ancora
Roma brucia Roma infiamma
se il tuo culo vuoi salvare ora smamma.
Lavoratori incazzati.
Che tempi.
Che tempi..
Che tempi…
Che tempi..
Che tempi…
continua…











