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Pubblicato : ven 11 nov, 2011

Fermiamo gli stregoni della finanza assassina

Ci sono dei capobastone chiamati Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Federal Reserve Statunitense, e dei picciotti della mafia bancaria mondiale noti come “Merkosky” e Obama. Tutti insieme hanno minacciato, la settimana scorsa, di far saltare in aria l’azienda Grecia. Insistono nel gestire il negozio ateniese, fregandosene di concetti datati come sovranità e democrazia, e appropriandosi di ogni guadagno dello stesso. Sanno, la BCE, la FED e il FMI , che le condizioni da strozzinaggio richieste dai padrini bancari porterà al fallimento dell’esercizio, ma sanno anche che, arrivati al punto di pre- fallimento, i capi dei capi che dirigono le banche troppo grandi per fallire, potranno finalmente trasformare in vero valore materiale quello nominale e inesistente dei loro strumenti d’ingegneria finanziaria chiamati “derivati”, vere e proprie catene di sant’Antonio. Come? Costringendo i governi a privatizzare, a svendere a basso costo la terra, i monumenti, i palazzi storici, intere isole. Ma, aimè, queste proprietà pubbliche, benché di inestimabile valore, sono soggette alle variazioni di valutazione di un mercato imprevedibile. Il vero tesoro da rapinare sono i servizi essenziali pubblici di tutti i paesi industrializzati, inclusi quelli virtuosi come la Germania e quelli governati da una classe dirigente criminogena come l’Italia. Questo schema garantirà a pochissime elite finanziarie un introito costante da “rendita” per “mille anni” proveniente dalle popolazioni feudalizzate e costrette a pagare dazio per l’usufrutto di acqua, della sanità (molto più di quel che si paga oggi) fino alle strade del proprio quartiere. Tutto sarà a pagamento. Anche per le piccole e medie imprese.

Costringere l’Italia ad ubbidire ai dettami di questo trasferimento coatto di ricchezze pubbliche e private (risparmi, pensioni private e pubbliche, aziende che per operare usufruiscono di crediti a breve termine) è più complicato perché l’economia e la ricchezza italica sono molto più grandi e organizzate, e perché il debito statale è il terzo nel mondo. Quest’ultimo dato consente a chiunque governi di usufruire di un notevole potere di ricatto verso le più grandi banche italiane ed estere, qualora scegliesse di fare una politica in difesa dell’interesse generale e non soltanto della propria sopravvivenza e quella delle proprie aziende.
Per i poteri bancari nostrani e internazionali Berlusconi deve ritirarsi perché con il suo comportamento clownesco e truffaldino svela anche ai più distratti, in un periodo di crisi finanziario costante, l’imbroglio degli altri leader mondiali “più rispettabili” che insistono nel far finta di rappresentare gli interessi generali delle loro popolazioni mentre in realtà sono, o ricattati, o volenterosi servitori dell’oligarchia bancaria e finanziaria mondiale.

Supponiamo che i cittadini dei paesi industrializzati accettino supinamente questo sopruso, questo stupro, questa violazione dei principi di cittadinanza. Questo trasferimento forzato del valore, di risparmi e di proprietà, accumulato in decenni dalla classe media e alta e dell’ulteriore sfruttamento della forza lavoro attraverso l’abbassamento di salari e benefici. L’ammontare dei contratti del credito-debito espresso annualmente dal mercato incontrollato dei derivati ( 600 trilioni di dollari nel 2007) e gestiti da manager di hedge fund e banche per conto dell’ 0.001 % delle famiglie più ricche dell’Europa e degli Stati Uniti, è così sproporzionato che neanche la totale schiavizzazione dei popoli appartenenti ai paesi industrializzati riuscirà a risanare questa bolla speculativa su cui si regge l’intero sistema finanziario mondiale.
Di fronte al problema della saturazione del debito nelle economie industrializzate, l’intento dei leader politici e finanziari sembra essere quello di cogliere l’occasione della crisi per incamerare più soldi e proprietà fino all’inevitabile crollo della struttura economica che hanno costruito pazientemente durante gli ultimi quarant’anni. Grazie ai contributi pubblici e alle garanzie statali i manager delle banche troppo grandi per fallire continueranno ad accumulare lauti salari e bonus, i fondi delle famiglie ultra-ricche beneficeranno degli interessi sul debito degli stati e delle aziende produttrici di beni di consumo.

L’economista e professore Michael Hudson continua a ripetere un antico e dimenticato principio economico: “I Debiti che non possono essere ripagati non verranno ripagati” .
Invece di proporre ulteriori strutture sovranazionali finanziarie che rispecchiano la natura totalitaria della gerarchia romana, il Papa potrebbe riesumare un’antica tradizione temporale della chiesa: ad ogni giubileo annunciare la cancellazione dei debiti e liberare l’economia dalle catene dell’interesse composito, dell’ulteriore indebitamento per pagare interessi su quello pregresso. Far piazza pulita dei debiti ingiusti, come proposto nel 2003 da George W. Bush per quelli contratti da Saddam Hussein, è l’unica via d’uscita dal pantano in cui ci troviamo. Lo stato potrebbe garantire i risparmi di chi ha investito in Buoni del tesoro fino 100 mila euro.

E’ vero che chi ne detiene di più soffrirebbe una perdita, ma i piani della BCE e di Washington (accumulare altro debito al debito esistente), ci costringeranno a sborsare per i prossimi decenni una tassa sempre più onerosa per ripagare l’impagabile e sottostare ad una politica di austerità che ridurrà ulteriormente la domanda aggregata, il tutto per non innervosire i mercati dominati dalla speculazione di pochi attori salvati finanziariamente dai contribuenti. Dall’inizio della crisi mondiale nel 2006 e il salvataggio pubblico delle più grandi banche e dei più politicamente protetti speculatori globali avvenuto nel 2008, l’intento di questi signori sembra essere di aggravare periodicamente la crisi senza rompere il sistema dominante: terrorizzano i popoli a tal punto che accettino di svendere i propri beni pubblici e le proprie infrastrutture a chi fu e continua ad essere garantito dallo stato. Una operazione da capitani coraggiosi della finanza a livello planetario. Oltre all’azzeramento del debito ingiusto, immorale o come lo vogliamo chiamare, bisognerebbe stabilire che solo il tesoro o la BCE ha il diritto di emettere…

Autore del post

- Roma / New York



  • Doriana Goracci

    Molto interessante John, la parte finale è poi strabiliante, quasi come il debito…Tre puntini di sospensine. Un abbraccio e grazie.

  • amigo de juan

    L’eroico Don Roberto cercava di recepire e interpretare le parole strascicate del giornalista che gridava al telefono. La connessione telefonica dalla cantina “La Perdida”, in un Barrio del Distrito Federal, Ciudad de Mexico, era pessima. Almeno questa era la scusa che continuava a gridare al telefono, incomprensibilmente, il suo interlocutore. Le parole e le frasi sconclusionate ma piene di passione che sentiva erano regolarmente interrotte da chiarissime grida e allegri cori di musicisti e clienti borracissimi. “Aiiiii! Hombre! Hijo de puta!”, poi, “Chalito! Vamos! Un otro trago!”. E poi la stessa parola ripetuta costantemente: “Pulque!”

    Non c’era niente da fare, Don Roberto, rassegnato, aveva capito tutto. Il suo interlocutore era annegato in litri di tequila, avvolto dal fumo di pessime sigarette e sigari, sprofondato nello spirito casinista dei suoi nuovi amici Centro Americani. La telefonata venne interrotta di colpo dopo quel che sembrò una colluttazione e spari.

    Don Roberto, disperato, trascrisse la registrazione della telefonata, responsabilmente disinfettando il testo da parolacce incomprensibili e imprecazioni provenienti da un esperanto italo-spagnolo inventato dal suo borracissimo amico.

    Ecco la possibile spiegazione per l’interruzione, i puntini finali dell’articolo.

    Hasta siempre

    Aiiiiii! Hombres y mujer! Todos en las calles AHORA!

    Saludos desde un compa del senor Juan que ahora duerme en un coma desde 24 horas, recuperando.

    • http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=tempi_moderni&data=2007/10/20&id=2330 Il Mago delle Fiabe

      Abrazos by Wizard of the fables…

  • amigo de juan

    continuazione dell'articolo: Fermiamo gli stregoni della finanza assassina.

    moneta. Bisognerebbe creare una banca pubblica statale che sia in grado di vendere a costo, servizi come carte di credito e concedere prestiti. Una banca pubblica e trasparente nelle sue attività simile ad una utility, gestite da manager ed esperti finanziari sottoposti a severe leggi contro la frode semplice e quella contabile. Bisognerebbe reintrodurre la separazione tra banche di risparmio e banche impegnate nella speculazione finanziaria, solo i risparmi delle prime sarebbero garantiti dallo stato. Le nuove regole costringerebbero le banche di risparmio a fare solo prestiti produttivi che creino nuovo capitale e che non vengano usati per spingere in alto i prezzi dell’edilizia o delle azioni in borsa. I guadagni basati sulla rendita o l’accumulo di interessi dovrebbero essere tassati al massimo livello come I capitali nei paradisi fiscali di qualsiasi cittadino europeo. Un’altra misura urgente sarebbe quella di reintrodurre e aumentare le pene contro il falso in bilancio, la frode fiscale e l’elusione. Reintrodurre imposte progressive favorendo i salari e i profitti delle aziende.

    Bisognerebbe, si dovrebbe, si potrebbe evitare il peggio pianificando la cancellazione del debito creato nell’ultimo decennio dalle banche private della Germania, della Francia e dei Paesi Bassi. Crediti concessi a piene mani alle aziende e agli stati dell’Unione Europea denominati PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna). Questi prestiti contribuirono ad indebolire le industrie più competitive in questi paesi favorendo l’acquisto di prodotti avanzati dei paesi “virtuosi” del nord Europa. Il credito facile venne usato anche per mascherare, attraverso la frode contabile, i buchi nei bilanci di aziende private e statali, i deficit di regioni e comuni nei paesi periferici. Il tutto sotto l’attento controllo della BCE ed altre autorità finanziarie europee dominate dalle stesse banche creditrici.

    Viviamo ormai in un mondo in cui il lento colpo di stato, iniziato negli anni settanta da parte della grande finanza è praticamente completo. I politici delegati a rappresentarci nelle istituzioni democratiche sono stati comprati o intimiditi a tal punto da renderli impotenti di fronte alle minacce e le manipolazioni speculative dei manager delle più grandi banche mondiali e hedge fund. Un esempio del rapporto tra istituzioni pubbliche e manager di banche private venne pubblicata dal Financial Times il 25 settembre scorso. In un incontro a porte chiuse tra dirigenti di grandi banche mondiali con il governatore della banca centrale canadese Mark Carney, il capo di JP Morgan Chase, Jamie Diamond, è esploso gridando che avrebbe accusato Carney di “anti-americanismo” se avesse continuato a sostenere la necessità di obbligare le grandi banche private ad aumentare la propria capitalizzazione. I banchieri a capo di istituzioni private “troppo grandi per fallire” trattano così, in privato, fuori da ogni controllo pubblico, i banchieri centrali del mondo. Nel 2008 il ministro del Tesoro americano Hank Paulson, ex AD di Goldman Sachs, minacciò i deputati al Congresso che, se non avessero approvato immediatamente e senza condizioni il fondo pubblico per salvare le banche, denominato TARP, sarebbero stati costretti ad imporre il coprifuoco negli Stati Uniti.

    Da vari mesi girano notizie su come la Germania si stia preparando all’inevitabile crollo della moneta unica europea. Le voci vanno dalla creazione di un’Euro forte nel nord Europa a quella indicata dell’analista finanziaria e “senior advisor” per la banca svizzera UBS, Pippa Malmgren. La Malmgren sostiene che la Germania ha già ordinato alla Bundesbank di stampare nuovi Deutschmark. Lo stato tedesco abbandonerebbe l’Euro e reintrodurrebbe il marco per garantire i propri investitori. Nazionalizzerebbe le proprie banche più esposte. Uno scenario, secondo la Malmgren, che seguirebbe il default della Grecia, con il Presidente della Germania che annuncia in un discorso alla televisione che il suo paese ha deciso di lasciare l’Euro temporaneamente. Spiegherà che la Germania è sempre, e più di prima, a favore di una Unione Europea ancora più forte e che la perdita dell’unione monetaria è un fatto transitorio. Le autorità europee imporrebbero all’istante una festa bancaria: chiuse al pubblico per risolvere questioni dei pagamenti interbancari e la riorganizzazione dei bilanci delle stesse.

    Lo scenario proposto dalla Malmgren può sembrare fantascientifico. Ma viviamo in un periodo della storia inaudita. Non è, per esempio,assurda la teoria economica su cui si basa il sistema finanziario mondiale da più di in decennio, cioè che si può eliminare il 100% del rischio del debito attraverso contratti bilaterali tra privati, contratti di assicurazione sul default moltiplicati all’infinito (Credit Default Swaps) e privi di sufficiente capitalizzazione per affrontare emergenze (richieste di incassare l’assicurazione). Anche la minaccia al primo ministro greco Papandreu da parte di Sarkozy e della Merkel nell’incontro prima della riunione dei G20, e cioè che proseguire con il referendum sulle condizioni da strozzinaggio dell’aiuto europeo avrebbe significato l’uscita della Grecia dall’Euro, sarebbe stata fino a poco tempo fa considerata fantascienza.

    Per adesso l’unica vera emergenza per chi non fa parte della elite dell’ 1% , e cioè il 99% dei cittadini, è di bloccare gli stregoni della finanza creativa. Bloccare le loro politiche suicide e antidemocratiche. L’oligarchia finanziaria mondiale controlla politici e intimidiscono funzionari statali, costringono due governi, quello italiano e greco, a rinunciare alla propria sovranita’. L’unica variabile, l’unico pericolo per i loro piani e’ la sacrosanta protesta e militanza del 99% della cittadinanza.

    Bisogna fermare questi funzionari-burocrati e politici al servizio delle grandi banche “troppo grandi per fallire”. Bisogna cancellare il debito ingiusto, quello accumulato dagli stati nei decenni passati con l’inganno, con le menzogne contabili e la corruzione politica. Rifiutiamo di sottometterci a questa nuova oligarchia finanziaria, costringendoli a trattare per non perdere totalmente i loro crediti cartacei, la loro immensa ed esagerata ricchezza “nominale”.

  • Clipboard doesn&#039

    Go Buckeyes !

  • roberto

    non comprendo tutto ma condivido pienamente la necessità del credito sociale e non privato. ma quali sono le mosse per ottenerlo ?? prima che il sistema finanza internazionale riprenda il giochino e ci riporti a un’altra crisi deflattiva più grave ancora tra un pò di anni ? grazie e saluti ! r.p.

  • http://http//Bruscone36 Luciano Zamperini

    La Fabbrica del Debito Pubblico
    In questo Mondo a quanto pare esiste la fabbrica del debito pubblico, un laboratorio che lavora ininterrottamente da otre 40 anni, non conosce crisi, non esiste né cassa integrazione, né disoccupazione, non s’intravvedono segni di crisi, o comunque la possibilità di chiusura di questo stabilimento, esso lavora a pieno ritmo. Nel dicembre 2011 in occasione dell’insediamento del nuovo governo ci hanno raccontato che lo stato Italiano non aveva più denari per pagare stipendi e pensioni, è bastata una manovra lacrime e sangue, porre le basi per distruggere numerosi posti di lavoro e l’economia del paese. E tutto, come per incanto, è tornato nella “normalità”, prima ancora che entrasse un solo Euro nelle casse dello stato dalle imposte applicate, sono stati pagati stipendi e pensioni, e si è persino comprato aerei da combattimento per circa 100 miliardi di Euro. Davvero gli aerei da combattimento erano indispensabili? O pensano di averli e utilizzarli per contrastare eventuali proteste di disoccupati, come sapete, è di moda utilizzare gli aerei per contrastare le proteste dei popoli!
    La domanda è semplice, era vero che non avevamo più denari o ci hanno detto delle balle. In una sana società a qualsiasi livello se mancano i denari, si cerca di fare più produzione per rimediare alla crisi, noi facciamo di tutto per distruggere posti di lavoro, diminuire la produzione di beni indispensabili per la vita civile, facciamo tutto il possibile perché si aumentino i costi dei prodotti e si diminuisca il reddito complessivo del paese, una miscela esplosiva, ed efficace per distruggere l’intera economia.
    Cechiamo di capire come funziona la fabbrica del debito, il bilancio dello stato ha impegnato tutti i denari a sua disposizione, quindi in apparenza non ci sono più denari, ecco che si rende necessaria una manovra correttiva per far entrare più denari e spendere e spandere immediatamente, virtualmente il bilancio dello stato ha una maggiore previsione di entrate che si trasforma immediatamente in maggiori spese, tutta quest’operazione è puramente virtuale, o contabile ovvero sulla carta, pur sapendo che quei denari sperati con la manovra non entreranno mai nelle casse dello stato, (più avanti vedremo perché) questa semplice operazione è utile solo per chiedere nuovi prestiti, ecco che s’inizia a incrementare il debito pubblico, questo è un film già visto, i protagonisti di questa manovra già cantano vittoria, ci raccontano che si intravvede la via d’uscita dalla crisi già siamo salvi, la catastrofe e ormai alle spalle, il paese uscirà dalla crisi grazie al lavoro fatto, queste frasi obsolete le abbiamo già sentite in occasione delle precedenti crisi e delle relative manovre, salvo poi che siamo ritornati al punto di partenza con una situazione peggiore della precedente, e con un debito superiore, in realtà abbiamo semplicemente posto le basi per generare la prossima crisi, ammesso che si riesca ancora a superare quella attuale, in ogni caso la prossima sarà ancora peggiore e più catastrofica, perché con questi rimedi virtuali maggiore sarà il debito pubblico maggiore l’entità della manovra, e questo purtroppo avverrà in tempi brevi salvo manovre correttive che ci faranno rimanere per un cero periodo in una situazione di stallo.
    Perché i denari non entreranno nelle casse dello stato?.
    Una prima considerazione da fare è che anche il bilancio dello stato, la pubblica amministrazione, dovrà pagare di più i materiali che sono necessari per assolvere i suoi compiti, i carburanti, e tutti gli altri prodotti, dovrà pagarli di più, dovrà pure incrementare gli stipendi ai dipendenti pubblici, per adeguarli al tasso d’inflazione creata dalla manovra, all’incirca un terzo della manovra, in altre parole, 10 miliardi sono a carico dello stato, ecco che immediatamente si perdono subito 10 miliardi, la perdita di posti di lavoro e la conseguente diminuzione del PIL, determinano un calo netto dei consumi, di conseguenza le entrate nel bilancio statale diminuiscono in termini reali, le entrate sperate con la manovra si riducono notevolmente, non è finita qui, le imposte indirette sono strumenti tossici al pari o peggio dei prodotti finanziari emessi dalle banche, perché sono tossiche le imposte indirette; la ragione è molto semplice l’imposta indiretta per la sua natura si rivolge ad un reddito che non esiste, richiede di prendere denari che nella realtà non esistono all’interno dell’economia a cui si rivolge, facciamo un esempio, i redditi netti nel nostro paese più o meno sono 1.452 miliardi l’anno ora se aumentiamo le imposte indirette di 30 miliardi è evidente che per mantenere lo stesso livello di vita, gli stessi consumi, e pagare le maggiori imposte sarebbe necessario un incremento dei redditi di 30 miliardi, ma i guadagni nel migliore dei casi rimangono invariati quindi per pagare le imposte necessariamente si riducono i consumi di pari importo, di fatto avremo i redditi più bassi e prezzi dei prodotti più alti, riducendo i consumi si riduce la vendita di prodotti, la produzione, i posti di lavoro, se non intervengono manovre correttive tese a ristabilire i redditi ai livelli dell’inflazione creata dalla manovra nell’arco di un decennio l’economia del paese si riduce quasi a zero zero, se s’interviene e si adeguano i redditi al livello d’inflazione, nel migliore dei casi si è aumentato il valore monetario dei prodotti, e l’economia tende a rientrare in equilibrio, nel contempo il bilancio dello stato rientra in crisi e si ricrea una situazione finanziaria peggiore della precedente, si ha nuovamente la necessità di una nuova manovra lacrime e sangue che crisi dopo crisi ci porta inesorabilmente alla distruzione completa dell’economia.
    In conclusione questo tipo di intervento con le imposte indirette è tecnicamente sbagliato, o meglio, produce l’effetto contrario a quello che è necessario per risanare i conti dello stato. Nel caso che ci siano delle manovre correttive per dare una maggiore liquidità alle famiglie, ovvero l’aumento salariale, l’apparente beneficio si riduce a zero, si è creato un inflazione largamente superiore alla manovra e il conseguente aumento dei costi di produzione, una peggiore competitività a livello internazionale. Se non si fanno manovre correttive la perdita dei posti di lavoro diventa permanente, fino alla distruzione dell’intera economia, in ogni caso con questo tipo di manovre si ottiene il peggio possibile per la nostra economia.
    Non demonizziamo le tasse
    Le tasse non possono essere demonizzate, lo stato, la comunità cui si rivolge, ha la necessità di avere i mezzi sufficienti per mantenere i servizi necessari all’intera comunità, sanità, scuola, strade, e tutto quanto serve a mantenere una società serena e coesa, lo stato, tutti noi, dobbiamo assicurare quei servizi che il privato cittadino non può procurarselo da solo. D’altra parte di fatto fin dalla nascita entriamo a far parte di questa società. Già in quel momento abbiamo estremo bisogno che la società ci dia un supporto indispensabile con l’assistenza sanitaria, per la nostra sana crescita, in seguito con la scuola, un insegnamento che ci porti alla conoscenza del mondo in cui siamo e ci mostri la strada maestra per una civile convivenza, e i necessari apprendimenti per entrare in quel meraviglioso mondo del lavoro, dove esso non sia una costrizione, ma un momento per realizzare la propria vita e dignità, per produrre, ciò che serve al singolo e all’intera comunità.
    D’altra parte lo stesso stato, o meglio chi ci governa, non può in nessun caso far diventare l’imposta una costrizione, togliere con la tassa la dignità agli esseri umani, impedire attraverso il tributo di poter produrre ciò di cui abbiamo bisogno per la nostra sopravvivenza. Facciamo un esempio, un soggetto che dispone 1.000€ al mese di reddito dove trova i denari necessari per pagare l’IMU di 800 euro sia pure in anno, l’aumento della benzina per recarsi a lavoro, l’aumento quotidiano dei generi di prima necessità, l’aumento generalizzato delle bollette, chi a causa di questa manovra ha perso o perde il lavoro come può pagare le imposte applicate dal governo? Questa è una vera costrizione, in oltre una miriade di soggetti istituzionali, Stato, Regioni, Province, Comuni, comunità montane, salvo se altri, tutti sguinzagliati addosso al cittadino, applicano imposte come se questo fosse un bancomat. (è possibile con una diversa tassazione dare ciò di cui lo stato ha bisogno, lo vedremo più avanti) Oggi noi siamo in grado di produrre una miriade di prodotti, in una quantità tale da soddisfare i bisogni dell’intera comunità, e con le tasse indirette, e l’uso distorto della moneta, impediamo di produrre ciò di cui abbiamo bisogno, per aumentare la produzione occorre competenza, che non ci manca, occorrono esseri umani disposti a lavorare, ne abbiamo a iosa, occorre la materia, è indispensabile una diversa gestione dell’economia. Il denaro in nessun caso può essere causa di crisi economica poiché questo serve solo ed esclusivamente per trasferire da un soggetto ad un altro ciò che si è prodotto, il denaro che si riceve con il salario è un titolo che ci da il diritto ad acquisire ciò di cui abbiamo bisogno per la nostra esistenza, se per costruire un Kg di pane distribuisci un titolo da 100 e un kg di pane attraverso le imposte indirette viene a valere 150, è evidente che non è possibile acquisire tutto il prodotto, questo è il meccanismo infernale che generano le imposte indirette. Si da un reddito di 100 e si pretende che si restituisca 150.
    Un corretto modo di governare l’economia
    Se è vero come è vero che le imposte indirette sono tossiche, e impediscono al sistema economico di funzionare correttamente, è vero anche che se queste si tolgono all’economia togliamo quel virus che la soffoca, e questa può tornare a funzionare correttamente.
    Se si abolisse tutte le imposte indirette, i prezzi dei prodotti che produciamo diminuirebbero di valore monetario, per esempio se si abolisce l’iva i prezzi dei prodotti diminuiscono dal 4 al 21% a secondo dell’imposta applicata, se si aboliscono le accise sui carburanti questi da 2 passano a 1 di valore monetario, fermo restando gli attuali redditi ognuno di noi potrà acquisire tutti quei prodotti di cui abbiamo bisogno con un reddito netto inferiore all’attuale l’economia in questo caso tornerebbe a funzionare correttamente.
    Se facessimo una manovra correttiva come quella del dicembre 2011 e anziché aumentare le imposte indirette, si diminuissero di uguale valore, si avrebbe il seguente scenario. Come abbiamo detto all’inizio i redditi netti corrispondono all’incirca a 1.452 miliardi l’anno, diminuendo le imposte di 30 miliardi si diminuisce la spesa complessiva di pari importo per acquisire la stessa quantità di prodotti, di conseguenza i 30 miliardi possono essere acquisiti dallo stato con una tassa apposita o attraverso l’IRPEF, con questo sistema si toglie il virus che danneggia l’economia, con un reddito complessivo di 1.152 miliardi i consumi rimangono invariati, non si perdono posti di lavoro, le entrate per lo stato sono reali e non virtuali.
    Togliere le imposte indirette
    Ciò significa rimettere l’economia nel suo alveo naturale. D’altra parte in questo paese di imposte indirette ce sono una quantità infinita, e tutte contribuiscono ad aumentare il valore monetario a ciò che produciamo, d’altra parte noi, si fa per dire, abbiamo bisogno di un 300 grammi di pane al giorno, e se il suo valore monetario invece ti essere 1 € e 20 centesimi non è che ci interessa più di tanto sempre 300 grammi è, poiché il denaro non è un prodotto consumabile, ma e solo il mezzo per poter trasferire ciò che si produce da un soggetto ad un altro, il valore monetario di un qualsiasi prodotto può essere indifferentemente 1, come 10.000, poiché in questa fase attraverso l’introduzione delle imposte indirette, abbiamo aumentato notevolmente il valore monetario di ciò che produciamo, si tratta di riportare i prodotti ad un valore monetario notevolmente più basso, così facendo con quantità notevolmente inferiore di moneta possiamo tranquillamente acquisire ciò di cui abbiamo bisogno, la parte di moneta che è in esubero mantenendo lo stesso tenore di vita può serenamente essere trasferita nelle casse dello stato, con questo sistema può aumentare la produzione, i posti di lavoro, e nell’arco di un decennio si potrebbe abbattere il debito pubblico o comunque ridurlo ai minimi termini.
    Questa non è ne una trovata pubblicitaria, ne un miracolo, si tratta solo di dare alla moneta il suo ruolo naturale, ovvero la capacità di poter traferire senza filtri ciò che si produce al consumatore, i limiti dell’uomo possono essere quelli di non essere capace di produrre ciò di cui abbiamo bisogno, in questo momento non è il nostro caso, abbiamo una potenzialità produttiva che si blocca non perché ci manca la manodopera, non perché non siamo capaci a produrre, ma semplicemente perché si dice che ci mancano i denari, ovvero l’unica cosa che per produrre non serve a nulla.
    Zamperini Luciano
    I-Mail ;

    • http://Iltuositoweb... Nicola ghelardi

      Spero che tu sia in parlamento perché di persone come te si ha

  • http://mozillafirefox gabriella

    OBAMA NON MI PIACE.8

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