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Siamo per la difesa della dignità del lavoro, riflessioni sparse di Ferdinando Imposimato



Quando mi arrivano i messaggi-riflessioni di Ferdinando Imposimato, leggo con attenzione ed interesse. Ne colgo l’estrema sintesi concettuale e totale condivisione.
Siamo per la difesa della dignità del lavoro, la riduzione dell’orario di lavoro come in Francia e Germania, e l’emancipazione del lavoratore perchè possa partecipare al massimo alla vita politica del Paese.
La produzione viene portata avanti in nome del profitto, non della sua utilita’ sociale. La giustificazione del profitto e la concorrenza senza limiti provoca un enorme spreco del lavoro, oltre che la deformazione della coscienza sociale, poiche’ si crea una competizione esasperata tra lavoratori, una guerra tra poveri. Considero tale storpiamento della coscienza dei singoli il peggiore dei mali del moderno capitalismo. Tutto il nostro sistema educativo ne e’ contagiato. Si inculca nei giovani un atteggiamento di esagerata competizione in nome dell’orribile “mors tua vita mea” che porta alla lacerazione dei rapporti e all’egoismo esasperato, con crescenti divisioni tra i lavoratori. Invece occorre inculcare nei ragazzi il principio del perseguimento del bene comune, sviluppare le capacita’ dei singoli, consentire il loro miglioramento culturale e politico e il senso di responsabilita’ e di solidarieta’ verso i compagni piu’ sfortunati. Anziche’ coltivare la glorificazione del potere e del successo, che caratterizzano la nostra societa’.
E’ assurdo equiparare il lavoro – come fa Confindustria – alle patate, ai fagioli o ai cavolfiori, i cui prezzi aumentano o diminuiscono a seconda della quantita’ offerta. In una situazione di crisi occupazionale, come quella attuale, un’offerta enorme di lavoro e una domanda che si riduce, non possono produrre licenziamenti o riduzione delle retribuzioni, come avviene nella compravendita degli ortaggi o di altri prodotti. La risposta deve essere una riduzione dell’orario di lavoro e una sua redistribuzione tra il maggior numero di lavoratori a parita’ di retribuzione. Bisogna guardare all’esempio non della Polonia, ma di Francia e Germania, dove vige una giornata lavorativa di 35 ore, e la competitivita’ e’ assicurata.
 Per riflettere.

Autore del post

- Giornalista, poeta, regista, sceneggiatore. Narratore di vicende sportive e divulgatore scientifico. Apolide. Vive a Křivoklát (Boemia)


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