Trasparenza: tutto quello che dobbiamo sapere
Questa mattina ho letto un interessante articolo di Juan Luis Sánchez, sulla Ley de Transparencia spagnola di cui ho parlato ieri in questo blog. Juan è un giornalista fondatore di un sito d’informazione, Periodismo Humano, molto attento ai diritti sociali.
Fino ad oggi in Spagna i dati pubblici non sono mai stati di dominio pubblico. La legge sulla trasparenza rappresenta una tappa importantissima per la crescita democratica del paese e oggi (23 marzo 2012) il Consiglio dei Ministri ha presentato la bozza della legge e presto avvierà una consultazione pubblica (per 10 giorni verrà data ai cittadini la possibilità di fare proposte attraverso i siti istituzionali). Dopo aver parlato con Juan ho tradotto il suo articolo e vi invito a leggerlo e diffonderlo, perché le riflessioni avanzate potrebbero benissimo riguardare l’Italia (agli ultimi posti in Europa quando si parla di trasparenza). Buona lettura!
Legge sulla Trasparenza ☑ Buena Legge sulla Trasparenza ☐

Grafico delle spese generali dello Stato spagnolo realizzato dal progetto cittadino dondevanmisimpuestos.es realizzato a partire da documenti ufficiali (clicca per accedere al sito)
Che quando il cittadino domanda, lo Stato abbia l’obbligo di rispondere, senza intermediari. Che quando risponde, lo faccia in maniera veloce ed efficace, con dati e non con discorsi. E possibilimente in un formato che possa essere utilizzato informaticamente per incrociare i dati generando combinazioni di tutti i tipi e traendo conclusioni. La Spagna è l’unico paese dell’Unione Europea – assieme ai minuscoli Lussemburgo, Cipro e Malta – a non possedere un Legge sulla Trasparenza che garantisca tale accesso alle informazioni pubbliche.
Almeno fino ad oggi. Il Governo ha previsto promuovere oggi, entro i suoi primi cento giorni di mandato come ha promesso in differenti occasioni, un testo che regoli l’accesso cittadino alle informazioni pubbliche.
Sarà una legge buona, cattiva o discreta? Insufficiente come in Italia o esemplare come in Slovenia o Regno Unito? La sottile linea rossa tra il soddisfacente e ciò che non lo è sta nella maniera in cui verrà applicata la legge: quali dati e cariche pubbliche verranno coinvolti? rimarranno esclusi i giudici o il funzionamento del Congresso? include le agende ufficiali, i rapporti o le informazioni statistiche e demografiche? esisterà un organo di controllo indipendente di trasparenza a cui ricorrere?
Una buona Ley de Transparencia sarebbe la risposta a molti quesiti: quante scuole materne pubbliche gestisce l’impresa Clece? A chi sono toccate le sovvenzioni in materia di Cooperazione? Qual è lo stipendio di un alto funzionario del Ministero della Difesa? Chi ha vinto l’appalto per i lavori del vecchio palazzo demolito nel mio quartiere? Quali sono i livelli di contaminazione nella mia città? Non si tratta di ottenere queste risposte da un funzionario costretto a passare ore nuotando tra gli archivi per darcele, ma di offrire l’accesso alla cosiddetta “informazione lorda”: le banche dati o documenti dai quali si possano estrarre le informazioni specifiche.
Molte questioni ottengono risposta grazie al lavoro dei giornalisti – o degli investigatori di qualche OGN – che riescono ad accedere ai dati grazie a contatti personali, a fonti interne o grazie alla relazione costante con chi ha il potere di rispondere e che finisce sempre per tenere il coltello dalla parte del manico. Gli devi un favore. “Però l’accesso a queste informazioni non dovrebbe dipendere dai contatti che hai; le informazioni generate dalla pubblica amministrazione dovrebbero essere pubbliche a prescindere e disponibili per ogni cittadino che le sollecita”, ci dice Victoria Anderica, della coalizione Pro Acceso.
“È importante che la gente capisca che questo non è un problema da giornalisti, ma di tutta la società”, dice il giornalista Nacho Escolar. Infatti la trasparenza pone fine, in parte, al privilegio e al lavoro di ‘trattativa’ del giornalista, quello di scoperchiare le informazioni ufficiali che qualcuno cerca di occultare. Se lo Stato deve rispondere per legge, “abbiamo finito con la fonte come strumento fondamentale del giornalismo”, dice Escolar. “Con una legge sulla trasparenza, molte delle esclusive dei giornali non sarebbero state tale, perché provengono da dati ufficiali” che sarebbero pubblici in uno scenario trasparente. E sarebbe una sfida nuova per gli informatori: se ogni cittadino ha accesso agli stessi dati di un giornalista, esercita anche un controllo sull’uso e sull’interpretazione che gli si da.
Precisamente e paradossalmente, la prima bozza di legge sulla trasparenza che il Governo socialista stava preparando più di un anno fa si conobbe proprio grazie ad una filtrazione dei mezzi di comunicazione. Quel gesto non piaccue alle organizzazioni specializzate in trasparenza. E il testo della bozza nemmeno: era “confuso” e molto “insufficiente” soprattutto in tre punti: non specificava a quali amministrazioni pubbliche si riferiva; il limite di tempo per rispondere alle domande dei cittadini era uno dei più lunghi d’Europa; e le informazioni escluse dalla legge erano “troppe”.
Passarono i mesi e il Governo decidette di non andare avanti con la legge. Se davvero voleva farla funzionare, non solo era necessario investire in meccanismi ufficiali ma era doveroso anche un cambio culturale massivo della pubblica amministrazione, molte volte persa nei suoi stessi tramiti e nella pigrizia burocratica.
E allora arrivò il 15M (qui un mio reportage pubblicato sull’Espresso, ndR), che recuperò il dibattito addormentato e fece risuonare la parola “trasparenza” in piazze e manifesti.
A maggio, il Partito Popolare (PP) fece circolare la propria proposta di legge che migliorava il testo fino a quel momento usato dal Governo. Però il giorno stesso in cui vennero annunciate le elezioni anticipate, venerdì 29 giugno, le organizzazioni della Coalizione Pro Accesso ricevettero una lettera (qui il pdf) del Ministro della Presidenza, Ramón Jáuregui, assieme alla nuova bozza della legge, totalmente nuova.
La nuova proposta, senza nessuna traccia della bozza filtrata l’anno precedente, soddisfaceva molto di più le esigenze delle organizzazioni sulla trasparenza. “La nuova bozza”, dice un rapporto di Access Info Europe, “apporta miglioramenti importanti“. Per esempio, mette in rilievo che la legge si potrebbe applicare “a tutti i livelli dello Stato”, incluse le comunità autonome, i comuni, il potere legislativo, il potere giudiziario e i suoi organi indipendenti (Tribunale Costituzionale, Corte dei Conti, Defensor del Pueblo, etc.), cosa che non era chiara nel testo del 2010. Rimaneva, però, poco chiaro tutto ciò che aveva a che fare con la Sicurezza di Stato e, ovviamente, i segreti ufficiali, insieme ad altre questioni riguardanti il registro civile, il registro di proprietà, il catasto, il registro mercantile, il registro centrale di condannati, la statistica pubblica, il censo elettorale, il registro comunale degli abitanti, i registri amministrativi di appoggio all’Amministrazione della Giustizia, l’informazione sanitaria e i dati tributari ottenuti dall’Amministrazione Tributaria.
Dove inizia la privacy?
C’è un punto d’attrito che segna una linea filosofica su ciò che dovrebbe essere la trasparenza: dove si trova il muro che divide l’informazione pubblica dalla protezione dei dati personali. Questa nuova opzione migliorata della legge continua a escludere tutte le informazioni che abbiano a che vedere con la cosiddetta “statistica pubblica”.
Facciamo un esempio. Un cittadino impegnato socialmente per il benessere degli anziani decide di scoprire se i centri di assistenza per anziani sono distribuiti nella sua città in maniera proporzionale, a seconda delle esigenze di ogni quartiere. Per fare questo, deve incrociare due dati: quante persone maggiori di 65 anni vivono in ogni quartiere e dove si trovano i centri pubblici della città.

L'applicazione MonQuartier, sviluppata in 48 ore per un concorso di visualizzazione dei dati pubblici, presenta dati demografici di varie città spagnole (clicca per accedere al sito)
Per scoprire il primo dato (quanti anziani), il cittadino deve intuire da quale rapporto demografico possa estrarre tale informazione. Probabilmente parte di questa informazione è già stata pubblicata in qualche rapporto municipale o nota d’agenzia. Però stiamo parlando di arrivare alla fonte, alla banca dati che la pubblica amministrazione ha usato per fare il rapporto o la nota d’agenzia.
Qualcuno prova già a farlo, approfittando delle falle in materia di proprietà intellettuale o debolezze tecniche della pagine web pubbliche. “A livello tecnico, il nostro pane quotidiano è che i dati non siano disponibili in un file, ma che debbano essere estratti dal sito con abilità, pazienza e qualche programma (data scraping)”, ci dice David Cabo, sviluppatore di varie applicazioni non commerciali che convertono l’informazione pubblica in qualcosa di utile, come le recente lanciata tuderechoasaber.es (ne parla oggi anche El Mundo, ndR), che riceve domande dai cittadini e prova a canalizzarle verso la pubblica amministrazione. Si lamenta del fatto che anche quei casi nei quali i dati sono pubblici, “molte volte non hanno lo stesso livello di dettagli che in altri paese, o solo sono disponibili per una comunità o una città concreta. Ci sono molte falle”.

Domanda di informazioni attraverso il sito tuderechoasaber.es
Nell’esempio dell’immagine anteriore, quella degli spagnoli di MonQuartier, i programmatori “si arrangiarono per trovare i dati a livello di quartiere (il semplice fatto di trovare una lista dei distretti di Madrid non era una cosa scontata)”, ci commenta Cabo per email, “mentre negli Stati Uniti approfondiscono fino a questo punto”, e ci invia il link a una mappa elaborata nei dettagli dal New York Times con i dati ufficiali della distribuzione razziale negli Stati Uniti:

"Mapping America", un'applicazione del New York Times, con la distribuzione razziale e etnica in tutto il paese, quartiere per quartiere (clicca per accedere alla mappa completa)
Queste informazioni che le istituzioni si riservano per sé potrebbero conoscersi attraverso le banche dati originali, però per via della restrizione della statistica pubblica nella legge sulla trasparenza, queste banche dati non potrebbero essere consegnate a chi le richiede in maniera automatica.
Perché? Perché si ritiene che metterebbe in pericolo la privacy delle persone i cui dati personali sono contenuti in quel documento. Perché, in un mondo dove si mette in guardia quasi giornalmente il cittadino sul cattivo uso che certe imprese potrebbero fare delle informazioni che condividiamo su internet, sarebbe considerato imprudente far circolare tutte queste informazioni personali. Perché invece di voler scoprire quanti centri assistenziali ci sono nel quartiere, qualcuno potrebbe essere interessato a cercare la sua nicchia di mercato o qualcosa di peggio.

Un'impresa immobiliare negli Stati Uniti ha collocato sopra una mappa i dati pubblici dei crimini commessi in ogni città degli USA a beneficio dei suoi clienti (clicca per accedere al sito)
“Dobbiamo superare la paura a queste cose”, ci dice Victoria Anderica di Access Info in risposta a questa logica. “Nei paesi come il Regno Unito, la protezione dei dati personali e la privacy sono altissimi e, nonostate questo, hanno leggi molto aperte per regolare l’accesso all’informazione pubblica”. Per minimizzare i rischi, secondo Access Info e altre fonti esperte in privacy che abbiamo consultato, è sufficiente “dissociare i dati consultati dall’identitatà delle persone”. Quindi, in alcuni casi, basterebbe cancellare i nomi da un documento, secondo i più propensi alla trasparenza.
L’avvocato Javier de la Cueva usa un altro esempio per spiegarlo: “Io voglio sapre quante operazioni di cuore sono state realizzate in un ospedale concreto, e sapere quanti di questi pazienti erano donne, però per sapere questo dato non ho bisogno di conoscere l’identità di quelle persone”, commenta. “E infatti nessuno sta chiedendo alla pubblica amministrazione che faccia doppio lavoro per eliminare quelle identità dalle banche dati, perché” – esclusi i casi di assistenza diretta al paziente – “la legge non permette nemmeno allo Stato di maneggiare e immagazzinare tale informazione”.

La Banca Mondiale ha reso pubblici i suoi dati statistici in modo che chiunque possa processarli e creare applicazioni come statplaner.org (clicca per accedere al sito). In questa mappa, il tasso di morti di donne durante il parto.
In ogni caso, la bozza approvata a luglio rimase in sospeso con le elezioni del 20 novembre. Il PP ha annunciato in diverse occasioni che approverà la Ley de Transparencia nei suoi primi 100 giorni di governo. Pare che manterrà la promessa. È arrivato il momento di risolvere le incognite.
di Juan Luis Sánchez | @juanlusanchez
Tradotto da Marco Nurra | @marconurra
(23 marzo 2012)
- Leggi l’articolo originale in spagnolo
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