Firma la petizione Giornata Disoccupazione
Pubblicato : gio 29 mar, 2012

Ciao Fede

Quando il titolone di Repubblica è apparso sulla schermata del computer, come una madonna degli annunci edulcoranti, non sono riuscito a trattenermi. Ho esultato. Per la prima volta ho esultato per il licenziamento di qualcuno, per di più per il licenziamento di un perfetto sconosciuto. Perfetto sconosciuto che poi tanto sconosciuto non è. Nonostante non mi sia mai capitato di avercelo davanti, occupava da vent’anni la poltrona degli studi di rete 4, ed era, per tutti noi comuni non-teleprotagonisti, un po’ come quei conoscenti amici di amici, che si conoscono da anni e ci stanno un po’ sul cazzo, ma di cui non riusciamo mai sbarazzarci. Ben poco si dirà. Basta cambiare canale, e che fastidi dà? No, perché la consapevolezza che quel tg lo avrebbero visto in molti, e per lo più anziani e casalinghe (ovvero circa l’80% degli italiani, credo) mi faceva accapponare la pelle- oltretutto Emilio Fede, perché è di lui che si sta parlando, non era per niente una persona innocua: la sua pelle tirata e artificialmente abbronzata fino all’inverosimile, il suo maglioncino nero di cachemire e il colletto della sua camicia bianca, le sue sentenze, il suo modo arrogante di trattare i suoi dipendenti (spero che stiano brindando ora, come quando a scuola la bidella annunciava alla classe che quel giorno il prof era assente) e chi ne ha più ne metta al di là delle sue convinzioni politiche (che poi, come si sa, si limitavano alla difesa senza se e senza ma di Berlusconi), lo rendono un uomo sgradevole sotto molteplici punti di vista. Le foto che lo ritraggono asserragliato nel suo studio, come una piccola fortezza Dakota piena di sue immagini e tapiri- i nobel di mediaset, mi hanno scosso. Mi ricordavano maledettamente qualcosa, ma non riuscivo a capire cosa. Le occupazioni del liceo? In cui potevamo poggiare i piedi sul banco e parlare col cellulare in classe? Cosa mi ricordava? Per capirlo ho dovuto scorrerle più volte. Piano piano tutti i dettagli delle foto si disponevano con coerenza nella mia mente. La cattedra di legno, la lampada da tavolo, le cartelline e i fogli, il divano, l’attaccapanni all’angolo, la libreria anonima di legno, con due libri di quelli che compri col Corriere poggiati sopra, le foto, i trofei… ecco cosa mi ricordava: le enormi aule dei presidi di tutte le scuole in cui sono stato, aule enormi nonostante la mancanza di aule per gli studenti. Era l’enorme studio del Capo, di quello che comanda, che sa di poter dire e fare ciò che vuole. Che ha più di ottant’anni, ma il posto non dico fisso, di più, per lui è legittimo. Anzi, un diritto, anzi, un truismo. Che può rubare ma non considerarsi ladro, che può sproloquiare e offendere e non dare conto a nessuno. Che può ostentare e parafrasare la propria ricchezza trasformandosi in parodia di se stesso, alla faccia di un mondo che piange miseria. Che può ottenere successo e prestigio, sbandierare ambizione e sfacciataggine, ignoranza e cafoneria, e quella risata sboccata che Baudelaire definiva “enorme” ed “imbecille”.

 

Autore del post

- iaco@anche.no luca-iacovone.blogspot.com



  • Gaetano Pestamadonna

    Troppe circonvoluzioni. Secondo me ti ricordava la merda. Ora qualcuno ha tirato l’acqua ma non significa che il cesso sia un posto pulito.

  • Giancarla

    Bellissimo articolo. Vorrei segnalarti un’omissione forse non da poco. Tra le cose che Fede ha fatto, manca il piazzamento della moglie al Senato. Non sarebbe una colpa se non fosse che questa non ha altri titoli oltre quello di moglie di Emilio Fede, se si tralascia l’impegno giornalistico ventennale, condiviso con una collega, nella trasmissione televisiva “L’almanacco del giorno dopo”. Ho letto molto volentieri altre tue riflessioni. Chiare, scorrevoli e profonde, proprio nello stile che amo

    • Luca Iacovone

      Grazie per la puntualizzazione (effettivamente necessaria) e per i bellissimi oomplimenti! Tutto ciò mi rende molto felice.
      Un abbraccio virtuale.

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