Ilva, la guerra di Taranto

La guerra di Taranto è una guerra fra poveri, quella di chi lotta contro l’inquinamento dell’Ilva e chi invece lì lavora, e chiede assunzioni e sicurezza. Siamo stati di recente a Taranto per presentare Asinara Revolution, e L’Isola ha cercato di capire quello che accade attorno al complesso siderurgico. Proprio nei giorni in cui una maxi perizia del processo contro Ilva per inquinamento potrebbe confermare il nesso emissioni-malattie abbiamo scoperto storie importanti.

Dai somministrati che per due volte hanno occupato il ponte davanti i cancelli per essere assunti, a Lorenzo Semeraro che voleva la messa in sicurezza del tubificio dove era morto un operaio di 26 anni, schiacciato dai tubi. Operai che minacciano di togliersi la vita per i continui provvedimenti disciplinari… ecco la nostra inchiesta pubblicata sulle pagine de L’Espresso:

«’A gueeerra, ‘a gueeerra!» urlava il piccolo Giovanni per i vicoli di Taranto, mentre assieme agli amici lanciava sassi ai questurini. Era il 1963 e a Giovanni, il figlio del fornaio, pareva proprio di stare in guerra: da una parte i tarantini a protestare contro il taglio delle convenzioni mutualistiche, dall’altra la polizia a reprimere con forza la manifestazione. Se passate oggi nelle strade di quel quartiere antico che chiamano “L’isola”, sembra proprio ci sia stata una guerra in quei palazzi mai ristrutturati che sembrano sventrati dalle bombe. E nonostante siano passati 50 anni – e Giovanni sia ora autore teatrale – a Taranto la guerra non è finita: da una parte gli operai Ilva che lottano per i contratti e per la sicurezza sul lavoro, dall’altra una gran parte della cittadinanza chiede la chiusura dello stabilimento per porre fine all’inquinamento.

E’ una guerra fatta di solitudini. Sono rimasti soli i ‘somministrati’ dell’Ilva, cioè i precari assunti tramite agenzia interinale: che per ben due volte – nel novembre 2010 e solo un mese fa – hanno occupato il ponte davanti la fabbrica per ottenere l’assunzione. Ci sono i sindacalisti come Lorenzo Semeraro, cancellato d’ufficio dalla Fiom, lui che chiedeva la messa in sicurezza del tubificio: «Sei mesi prima era morto un ragazzo, schiacciato dai tubi», racconta. Solo è anche Saverio Farilla, operaio che si denuncia vittima di mobbing e che su Facebook minaccia: «Al prossimo rapporto disciplinare la mia vita finirà» Leggi l’inchiesta di Michele Azzu su L’Espresso »

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