Telcom: ancora licenziamenti

Mentre una brigata di incompetenti professoroni, catapultata al governo del paese da un presidente della repubblica in chiaro stato confusionale, fa scempio dei diritti e del paese occupandosi di una questione, il lavoro, da loro mai neanche conosciuta…chi lavorava ora il lavoro non ce l’ha più…e lotta per cercare di riconquistare quel diritto fondamentale che la Costituzione pone al primo posto.
L’istat…mentre i barbari sognanti fanno la rivoluzione delle scope…scopre che l’aumento della disoccupazione tocca quasi il 10%…quello della cassa integrazione record mai prima sfiorati.
Tutti a casa…senza stipendio…o con il misero sussidio di cigs…o di disoccupazione…o nulla…come per gli esodati.
Licenziamenti a catena…in ogni dove…anche dove le cose non vanno male…ma la scusa della crisi aiuta chi impresa non la fa…ma lucra solo sulla pelle della gente…e butta fuori manodopera per guadagnare sempre di più.
E’ il Caso della Telcom Spa, un’ azienda che si occupa di stampaggio di materiale plastico che già mesi fa, ad Ostuni, si “liberò”, con l’ausilio dei sindacati, di 36 persone…gli scomodi…quelli che, addirittura, parlavano ancora di diritti e di giustizia.
Una vicenda ora finita in tribunale, grazie alla volontà di non cedere dei lavoratori, lasciati soli da tutti, istituzioni e sindacati; prossima udienza il 18 dicembre 2012.
Ma ora alla proprietà, che nel frattempo ha acquisito l’azienda e i lavoratori della “Borsci San Marzano” , non basta più !
Ora muove il suo “piano operativo” per Villafranca Tirrena (provincia di Messina), 18 lavoratori mandati in cassa integrazione…una cassa che scade il 30 aprile.
Il solito tentativo, da parte dei lavoratori, di avere risposte dall’azienda andato a vuoto…nessun intervento da parte delle istituzioni, quelle che parlano tanto di lavoro…ed allora…incatenati ai cancelli… per smuovere qualche giornale, qualche tv…sulla loro assurda situazione.
Ricevono solidarietà solo dai loro colleghi cassintegrati Telcom di Ostuni…e da nessun altro
Denunciano: “la scusa è stata la rottura di un pezzo importante per la lavorazione, il pezzo è stato trovato, ma è stato mandato ad Ostuni. Ora ci sono le gru fuori al nostro stabilimento…l’azienda vuole smobilitare, vuole portare i macchinari altrove…noi protesteremo ad oltranza, sino a che azienda ed istituzioni non ci diano adeguate spiegazioni di quanto sta accadendo. Il lavoro è un diritto, non un piacere…non siamo disposti a pagare il prezzo di una crisi che non ha colpito la nostra azienda…”
Ecco…mentre il governucolo parla di riforma del lavoro…il lavoro scompare…scompare per qualsiasi motivo…perché i bilanci non sono chiari, le corruzioni sono diffuse, l’illegalità è la legge di questo mercato.
Non si è ancora capito che in Italia non c’è vera impresa…poche sono le realtà, e tutte piccole, quelle che cercano di reggere, onestamente, in una situazione indegna per un paese democratico.
Indegna per la sua classe dirigente, per l’incapacità di una classe politica di fare quelle riforme che servirebbero a rendere trasparente ed onesto il creare e dare lavoro.
E’ una spirale dalla quale non se ne esce cancellando i diritti di chi già subisce ingiustizie tutti i giorni.
Per rilanciare il lavoro ci vogliono regole che impongano trasparenza e bilanci veri alle aziende…ci vuole una politica onesta che non “mangi” sulle imprese…ci vuole una classe dirigente degna di questo nome…siamo molto lontani da tutti questi obiettivi…









