Lettera Aperta integrale degli ex lavoratori Midal

“Abbiamo scelto di festeggiare il Primo Maggio con un flashmob e nella coreografia daremo spazio alla lettura dei principali articoli che sanciscono i diritti inerenti al lavoro. Per ricordare a tutti che questa festa simbolo è soprattutto una giornata in difesa della dignità stessa che il lavoro offre come opportunità, senza la quale, qualsiasi altra forma di attività per procurarsi da vivere prende il nome di schiavitù. Nella storia del diritto, le norme in difesa dei lavoratori nascono riconoscendo una differenza sostanziale tra il dipendente e il proprio datore, e cioè la natura verticale di questo rapporto, dove “la base” è costituita dal lavoratore stesso.

In tal senso, nasce una difesa organizzata dei lavoratori che oggi chiamiamo sindacato, il quale, in virtù delle sue strutture di rappresentanza costituite dagli stessi lavoratori, si pone come mediatore nelle crisi e nelle controversie che possono nascere tra lavoratori ed impresa. Non dovremmo essere costretti a spiegare e ricordare quale sia la funzione della rappresentanza sindacale , e quali intenti dovrebbero animarla, giacché esiste in quanto sono gli stessi lavoratori con le loro tessere a sostenerla. Nessuno chiede alla rappresentanza in quanto “mediatrice” di sostituirsi alla legge o di varare norme apposite, per questo c’è lo Stato con le sue funzioni, non a caso nessun accordo sindacale o tra le parti, può essere di diritto, superiore alle norme stesse del diritto! Varebbe a dire, che ognuno può accordarsi come vuole ,e su cosa vuole, senza per questo dover rendere conto a nessuno e tanto meno alla legge. La situazione che ci ha visto subire un accordo che ha favorito nei fatti un’operazione poco chiara come quella di Midal, dovrebbe far sentire almeno imbarazzati tutti coloro che “nel delirio di salvataggio” che si è scatenato intorno a noi hanno deciso di “mediare” tutto il possibile, compresa la nostra dignità.

Quando iniziò questa vicenda , non si sono minimamente preoccupati, se dietro a quella cessata attività dichiarata dalla Midal ci fossero, non in modo “formale”, ma “sostanziale”, le condizioni di protezione minime dei lavoratori, affichè tutta la vertenza seguisse i passaggi previsti dalla legge. Ad una cessata attività, un sindacato, degno di tale nome, risponde chiedendo un anno di CIGS (cassa integrazione guadagni straordinaria), visto che si trattava di 400 dipendenti, o comunque avrebbe chiesto lumi, qualora questa non potesse essere richiesta, e garanzie su come si intendesse cessare un’ attività senza pagare, né le mensilità, né il TFR che tutti i lavoratori Midal attendevano.( Era forse già allora un conclamato fallimento?) E se questa cessata attività, era solo necessaria, come hanno ben lasciato intendere a noi, al passaggio di affitto dal soggetto “A” al soggetto “B”, per quale motivo bisognava firmare un verbale di conciliazione? ( strumento che viene utilizzato solo nelle controversie, come se avessimo fatto denuncia?) e che vedeva , oltre che ad un ridimensionamento delle nostre mansioni e conseguentemente dei nostri stipendi, un tombale su quanto dovuto? E poneva il recupero di tutte le nostre spettanze in “una giostra” di sostituzioni in solido, dove per riuscire a trovare “il solido” occorreva affidarsi al mago Otelma? Fermo restando che la mission sindacale è anche quella di salvare il salvabile, e nel caso soprattutto i posti di lavoro, vorremmo far notare che a non essere stati riassorbiti, non siamo solo noi “quelli che non hanno firmato” i verbali di conciliazione, sono fuori anche molti altri nostri colleghi, che ad oggi, pur avendo firmato, saranno comunque costretti a muovere causa se vogliono recuperare ciò che spettava loro di diritto.

Certo se avessimo presentato tutti per tempo i decreti ingiuntivi saremmo entrati nel fallimento Midal di diritto e sicuramente i primi ad essere liquidati, ma noi avevamo tanto di rappresentanza sindacale ed istituzionale a garantirci. Perché temere? Era solo un affitto d’impresa? Perché preoccuparsi, se è sfumato per noi anche il diritto ad avere un anno di CIGS prevista dalla legge in caso di fallimento?

Finito “il grande deliro del salvataggio” nel quale, per nostra disgrazia siamo stati i primi ad essere soccorsi, è molto irritante per noi assistere un giorno sì e l’altro pure, dalle pagine dei giornali, alla personale difesa che tutti i personaggi della Midal ingaggiano, raccontando come “loro” avrebbero risolto il caso. Non una parola sui superstiti “del salvataggio”. Le nostre vite con un assegno di disoccupazione fino a giugno 2012, senza nessun sostegno per tre mesi e in attesa di agganciare l’unico e ultimo ammortizzatore sociale previsto, la mobilità. Qualcuno dovrebbe sentirsi responsabile di una vertenza, che nella sua risoluzione, non ha visto nemmeno le tutele minime, quelle che nella normalità ogni lavoratore si sarebbe visto garantire.”

Gli ex lavoratori Midal

Leggi anche: “Il flashmob dei lavoratori (licenziati) Midal”

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