La parola alle donne
Il comitato mogli degli operai il 2 Giugno ad Acerra
C’è un qualcosa in questo movimento che non ha eguali…è la presenza massiccia, preponderante delle donne, un aspetto che può essere quel fattore decisivo in grado di scardinare un sistema anti popolare.
Si perché le donne non lottano mai per loro stesse…lottano per i propri figli…lottano per gli altri…lottano per il futuro…e non per il presente…proprio il contrario di quanto fa la società tutta che vive di apparenza e del contingente.
Una vera e propria rivoluzione del pensiero, che parte dal basso, dalle mogli degli operai, da quelle donne che riescono, con i loro sacrifici quotidiani, a gestire l’ingestibile…
Sulla locandina, che presenta la manifestazione d’Acerra, c’è scritto: “Siamo le donne, le mogli di quegli operai della Fiat di Pomigliano, della Fincantieri, quelle precarie siciliane o dei precari siciliani, quelle dei nostri mariti della Telcom o noi stesse licenziate, quelle che senza tuta blu hanno il cuore blu, la testa blu, gli occhi blu…hanno cioè dentro di loro il significato del passato, le difficoltà del presente e la voglia di un futuro migliore per i loro figli…” .
Nulla a che fare con chi vive per il “successo”, per quell’apparenza di cui la nostra società si nutre. Ad Acerra c’è chi dell’apparenza non sa che farsene e meno che meno del successo, ad Acerra c’è chi sulla pelle, nelle parole, nella mente ha l’odore e il sapore reale della vita, quella fatta di affetti, di solidarietà, di ideali, di sogni, di lotta, di pane e di fame…di concretezza e di impegno.
Alta e forte la denuncia che viene dalle donne contro il piano Marchionne, che ha ridotto gli stabilimenti della Fiat, con l’accordo dei sindacati firmatari, a veri e propri lager e che ha lasciato per strada migliaia di famiglie…nel silenzio generale. Indignata la risposta al presidente del consiglio Monti, che, da consumato travet delle banche, cancella i diritti della gente e preserva, sotto l’ala protettiva del Presidente della Repubblica, i privilegi delle innumerevoli “caste” italiane…dai banchieri ai politici…e parla di unità nazionale, quando sono i suoi decreti che ne distruggono il senso.
“Due facce della stessa medaglia…due facce di una lotta di classe non dichiarata, ma attuata e attuale contro il popolo, contro chi lavora, chi è disoccupato, chi è cassintegrato…contro chi non ha”.
Proprio ieri a Roma sfilavano le truppe per la celebrazione voluta e confermata a tutti i costi dal Presidente Napolitano. Una festa, a detta di chi la difende, utile a ricordarci la nostra storia. Ma la nostra storia non era lì rappresentata da nessuno dei presenti. La nostra storia è quella della gente che ha lottato contro il dittatore, che ha sofferto sotto la dittatura, che ha ricostruito quando c’era da ricostruire e ha combattuto quando c’era da combattere.
Nulla a che vedere con quelle istituzioni che oggi, più di ieri, offendono e stravolgono, con i loro atti, le conquiste di chi, questa repubblica, l’ha voluta…anche a costo della propria vita.
Ed è questo il nesso che lega alla celebrazione di ieri la manifestazione di Acerra. Ad Acerra c’erano i veri eredi di quegli ideali di libertà e solidarietà su cui si basano i fondamenti della nostra costituzione e della nostra democrazia.
Le donne lo hanno detto con chiarezza…noi vogliamo riprenderci ciò che ci stanno rubando…e non stanno rubando solo gli stipendi, ma il senso stesso dello Stato…della democrazia…di questa repubblica.
Ad Acerra ho respirato aria di rinascita.












