Il Misterioso Progetto Dogliotti in Liberia

Gli uffici dell’Istituto Superiore della Sanita presso il Collegio Medicale Dogliotti in Monrovia, Liberia sono fino ad oggi chiusi, sequestrati assieme ai beni di progetto dalle autorita’ Universitarie della Liberia.
Un progetto ambizioso ed importante che sembra ormai irremediabilmente compromesso.
In tutto questo marasma il beneficiario del sub appalto: Fondazione per la Sicurezza in Sanita’ (FSS), a cui e’ stato affidato la gestione del progetto nonostante che fosse alla prima esperienza di progetti di sviluppo, resta tutt’ora nell’ombra.
Della FSS nei documenti ufficiali del Governo Italiano e del Governo Liberiano non vi e’ traccia.
Come e’ possibile?
Che si tratti di un fantasma ben inserito nei soliti e famosi misteri Italiani?
E’ quello che tenta di comprendere Gianni Cirone nel suo terzo articolo sul Caso Dogliotti.
Fulvio Beltrami
Kampala Uganda
(titolo orignale dell’articolo: Quella lettera a Monrovia: come Totò e Peppino)
http://www.lindro.it/Quella-lettera-a-Monrovia-come,9304#.T_aHooFHDiQ
Caro amico ti scrivo: da via Giano della Bella 34, 00162, Roma. Scrivo e, per essere chiaro, ti dico: “Noio vulavam savuàr…”.
Chi non ricorda Totò e Peppino De Filippo, appena giunti a Milano, alle prese con un gramelot improbabile, pur di farsi comprendere da un vigile meneghino? Ecco, è tempo di dire che quel che non si comprende sulla Fss (Fondazione Sicurezza in Sanità) a prima vista non lo si può comprendere. Perché? Semplice: perché non lo si vuol far comprendere, sino all’omissione.
Nell’ultimo articolo che ’L’Indro’ ha dedicato al progetto “Potenziamento delle competenze formative del Dogliotti College of Medicine”, Iss-Mae, n. 1309, si avanzavano alcuni quesiti; domande necessarie, data la requisizione degli uffici in Liberia (almeno da 10 giorni, ormai), l’ultimo capo progetto sfuggito d’un soffio alla richiesta di arresto poi ‘rientrata’, i creditori alle porte, l’imbarazzo da parte delle autorità locali. Insomma, un caso di Cooperazione Italiana allo Sviluppo.
Al cospetto del silenzio di chi – non a parole, ma coi fatti – avrebbe dovuto vigilare, è possibile iniziare a trarre diverse indicazioni dalla documentazione esistente sul caso. Ce n’è per tutti, e di tutti i gusti: comprese le visure camerali.
La strada è lunga, però, ed è meglio iniziare da un “ok”: quello del Ministero degli Affari Esteri, Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, Unità Tecnica Centrale (MAE/SEDE/P/343/UTC/A.T.3), che – con relazione particolareggiata – espone le ragioni della propria approvazione alla proposta di finanziamento per il Progetto Dogliotti.
In questo documento, firmato da un esperto Utc (Unità Tecnica Centrale) e controfirmato dal funzionario preposto alla Utc, vi sono innumerevoli indicazioni, tutte di rilievo. Quella che, però, si ritiene qui utile è la seguente: “La mancanza di rispetto della Convenzione da parte dell’Iss (Istituto Superiore della Sanità, ndr) è il fattore più condizionante per il buon andamento del progetto (…) I rischi legati al paese sono da considerare; una situazione economica precaria potrebbe fare diminuire il bilancio reso disponibile per le attività di progetto obbligando l’Università di Monrovia a concentrare le risorse nazionali in favore di altre priorità”.
Queste righe fanno parte del paragrafo ’Fattori di rischio’.
Sorprendente quanto, sin dalla nascita del Progetto Dogliotti, proprio uno dei suoi genitori abbia bisogno di stigmatizzare che… come dire?… se il ragazzo vien su male, la responsabilità non sarà certo la propria, ma dell’altro coniuge, appunto dell’Istituto Superiore di Sanità. Un clima di fiducia mozzafiato, insomma. Certo, c’è chi spiega che alcune formule, di norma, fanno parte del bagaglio burocratese; ovvero, nulla di personale. Nulla di personale, certo; almeno fin quando al documento suddetto non si affianchi un documento di ’mamma-Iss’, quello – per intendersi – che, dato l’”ok” del Mae – stabilisce l’accordo con l’Università di Monrovia e le specifiche – già contenute nel documento di ’papà-Mae’ – su cosa, come, e quanto si debba fare.
Dalla lettura dei due documenti, emerge un dato ciclopico: l’assenza della Fss, Fondazione Sicurezza in Sanità. Cosa significa?
Non è difficile capirlo ma, qui, è bene spiegarlo. Magari apparirà più evidente anche alle autorità liberiane e – perché no? – italiane. Nella documentazione ufficiale, compreso l’accordo con l’Università della Liberia (Agreement between Istituto Superiore di Sanità and The University of Liberia), la Fss non esiste, non c’è. Quindi, per riassumere: l’Utc della Cooperazione – ovvero il Mae – sostiene un progetto insieme all’Iss e – evidentemente – non riconosce altri interlocutori possibili nella vicenda. Da parte sua, nell’accordo ufficiale con l’Università della Liberia, anche l’Iss non indica la presenza di altri interlocutori ad di là di se stesso.
Ma c’è un “ma”. Ad introdurre l’accordo tra Iss e l’Università di Liberia, ecco apparire una paginetta in english.
E’ scritta e firmata da un responsabile scientifico dell’Iss, su carta intestata dell’Ufficio Relazioni Esterne Iss, indirizzata al presidente dell’Università di Liberia, Emmet A. Dennis. Dal documento, si evince l’indirizzo dello scrivente, cioè dell’Iss. Infatti: ecco viale Regina Elena 299, 00161, Roma e, sotto, via Giano della Bella, 34, 00162, Roma. Ops: ma anche la Fss ha la sede legale in via Giano della Bella 34, 00162, Roma.
Surprise! Macché: è naturale. Fss sta lì perché è l’Iss + la Gutenberg Srl. E’ il suo vicepresidente, Monica Bettoni, che è anche il direttore generale dell’Iss, + Vasco Giannotti, che è onorevole, presidente di Fss e coordinatore di Gutenberg Srl.
Anzi di più: la ’prova d’inglese’ del responsabile scientifico, a questo punto, diviene dirimente. Dopo averla letta, tutto sarà più chiaro. Eccone la traduzione (prodotto di due verifiche compiute da traduttori madre-lingua, ndr).
Rivolgendosi al Presidente dell’Università di Liberia, il responsabile scientifico – solo nella lettera introduttiva all’accordo e non all’interno dell’accordo – scrive: “Per poter definire le procedure di perfezionamento, e di conseguenza l’efficienza dell’intero progetto, l’Iss ha affidato alla Fondazione per la Sicurezza in Sanità, fondata da poco, nuove numerose attività.
La Fondazione gestirà, in particolar modo, il Project Leader, i salari e i benefit liberiani ed esteri in generale, l’organizzazione ed il coordinamento delle missioni internazionali; gli studi che verranno eseguiti, in collaborazione con lo staff tecnico e di ricerca liberiano; i costi operativi e progettuali collegati (forniture e equipaggiamento delle nuove attrezzature, apparecchiature per l’approvvigionamento dell’energia elettrica, trasporti, costi gestionali degli uffici, costi generali); gestirà inoltre il monitoraggio e la valutazione delle attività.
La Fondazione sarà direttamente sotto la responsabilità dell’Istituto e dovrà attenersi rigorosamente ai provvedimenti operativi e ai documenti correlati”.
Questo è quanto si evince: ma solo dopo aver compiuto una nutrita opera di esegesi. Infatti, dal testo in inglese, la scelta di alcuni verbi e la costruzione delle frasi possono tranquillamente far intendere che è la Fondazione a garantire per l’Istituto, non il contrario.
Una lettera mal scritta? Impossibile crederlo. In realtà, una missiva dotata delle stesse ambiguità dell’intera operazione. Chi controlla chi? Chi verifica chi? Chi gestisce chi? Da quanto scritto, difficile poterlo definire con certezza, mentre è evidente che il controllato è lo stesso controllore, che scrive a nome del controllato.
Del resto, nell’intero progetto che vale oltre 3mln di euro, non vi è traccia di un cognome e nome del Iss Expert, ovvero del Head of the Project, che – da quanto emerge – ha usufruito di un compenso di 360mila dollari.
Oltre a ciò, sarà utile conoscere quali personalità del mondo della ricerca scientifica sono state in grado di svolgere quelle attività che l’Iss, in perfetto inglese, scrive di aver “girato” a Fss.
Per ora, oltre ai creditori che hanno fatto bloccare gli uffici a Monrovia, l’unica cosa chiara è che l’Iss si è assicurato un Over Head del 10%: cioè, oltre 247mila dollari. Cos’è l’Over Head? Quella quota che si elargisce al soggetto che permette ad un altro soggetto di svolgere un’attività. Tutto perfettamente legale, sotto la voce ’over head’.
Su tutto il resto, l’alta vocazione scientifica di Fss è ancora tutta da raccontare: cifra per cifra, nome per nome, omissione per omissione, come in tutti i documenti ufficiali che portano anche la firma della Cooperazione Italiana allo Sviluppo









