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Pubblicato : sab 07 lug, 2012

Un paese diviso tra la fuga dei cervelli e la celebrazione dei mammoni

“Non vedo l’ora di andarmene dall’Italia”, la frase tipo che si sente uscire dalle bocche di laureandi e neolaureati, stanchi di un futuro privo di opportunità. Sono in molti ad essere sconsolati dalla situazione della ricerca in Italia, è difficile trovare lavoro nel proprio campo e quindi, affermarsi professionalmente nell’ambito per cui si ha studiato. Ma la cosiddetta fuga dei cervelli in Italia non riguarda esclusivamente il campo della ricerca, molti giovani neolaureati decidono infatti di lasciare il paese perché non trovano impieghi adatti alle loro capacità, con prospettive di fare carriera. I dati disponibili non ci permettono di stimare precisamente quanti siano i “cervelli” che ogni anno lasciano l’Italia per cercare fortuna altrove, ma siamo comunque riusciti a calcolare indicativamente quanto abbia perso il paese a causa della fuga di ricercatori e neolaureati. Negli ultimi 20 anni sarebbero stati 4 i miliardi di euro persi dall’Italia e prodotti dai brevetti di ricercatori all’estero. Si stima che ogni ricercatore che sia andato a lavorare oltre i confini italiani valga 148 milioni di euro, sono stati inoltre 155 i brevetti prodotti dai 20 migliori ricercatori italiani all’estero e 301 i brevetti a cui ricercatori italiani hanno collaborato in molto significativo. Il merito per la quantificazione di questa perdita economica appartiene alla fondazione Lilly (ww.fondazionelilly.com), un’associazione onlus imprgnata nell’incentivare la ricerca scientifica. Queste le parole di Concetto Vasta, presidente della onlus, riguardo le iniziative della fondazione Lilly:
“Sono tre le indicazioni che vogliamo dare con la nostra attività. Per prima cosa, se vogliamo trattenere nel nostro paese i migliori ricercatori, dobbiamo mettere al centro il merito, a cominciare dall’Università. Il secondo punto riguarda i mezzi economici messi in campo. Quello che si fa in Italia è dare borse di studio, magari anche modeste, ma senza pensare al supporto in termini di strutture e dei materiali per la ricerca. E così non si mettono questi giovani nelle condizioni di poter lavorare. Dobbiamo dimostrare di essere veramente disponibili a investire nella ricerca. Terzo punto riguarda l’organizzazione. La nostra ricerca è molto compressa, si parla dell’1 percento circa del Pil contro Paesi, come quelli Scandinavi, che arrivano anche al 4 percento . Ma quelle poche risorse le disperdiamo in mille rivoli, senza capacità di mettere a sistema la nostra attività di ricerca.” *
Il quadro più completo per quanto riguarda l’impiego giovanile è stato invece tracciato dal Centro Studi Confindustria, che ha stilato i seguenti dati:
• Il 43% dei giovani trova un lavoro grazie a familiari e/o amici;
• Il salario medio per gli under 35 è di 1123 euro, 1000 per le giovani donne;
Tra il salario di un 35enne e quello di un 65enne esiste uno scarto del 29%, scarto che sale fino al 92%se il confronto lo si attua nei confronti dei laureati;
• Il mercato italiano del lavoro è chiuso ai giovani: alla poca flessibilità in entrata (un 25enne italiano ha il 25% di possibilità di trovare lavoro, contro il 35% del coetaneo tedesco ed il 45% dell’inglese), corrisponde una grande flessibilità in uscita.

Altri dati Istat mostrano che dal 2001 al 2010 l’incidenza dei laureati italiani sul totale degli espatri e’ raddoppiata, dall’8,3% al 15,9%. Al crescere del numero degli anni dedicati allo studio la propensione a spostarsi verso altri Paesi tende ad aumentare, rileva l’Istat in base ad un’indagine campionaria sull’inserimento professionale dei laureati condotta nel 2011 su quanto avevano conseguito un titolo in un’università italiana nel 2007. Le principali mete di destinazione dei laureati 2007 sarebbero Paesi europei: Regno Unito, Spagna, Francia, Germania e Svizzera, che raccolgono circa il 60% di presenze, mentre fuori dell’Europa ci si reca soprattutto negli Stati Uniti.
L’altra faccia della medaglia ci mostra immagini forse ancora più tristi: l’Italia è un paese ancora stracolmo di mammoni e sembriamo andarne molto fieri, come dimostra il fatto che abbiamo persino inventato un programma televisivo a riguardo. “Mammoni, chi vuole sposare mio figlio?” va in onda su italia1 in prima serata ed è una triste rappresentazione di ciò che è ritenuto importante dall’italiano medio. È soltanto uno dei tanti reality show che, volenti o nolenti, quasi tutti abbiamo sentito nominare almeno una volta. Un altro dei tanti tentativi di farci dimenticare i nostri veri problemi esaltando una “realtà” tutt’altro che positiva. Il programma consiste in un’eliminazione puntata per puntata dei e delle pretendenti dei figli mammoni, che alla fine troveranno la loro anima gemella grazie all’aiuto dell’inseparabile mamma. Sicuramente non c’è nulla di grave nell’andare d’accordo con la propria madre tanto da volerla rendere partecipe della propria vita sentimentale, ma la loro esaltazione resa programma televisivo è solamente un altro dei tanti modi per imbottirci il cervello di spazzatura. Siamo sempre più divisi su questo piano: chi cerca fortuna all’estero sconsolato dalle poche opportunità offerte dal nostro paese e chi rimane in Italia, senza troppe pretese verso il futuro… forse dovremmo rivedere le nostre priorità.

Elena Scaglioni per Libera Mente…

Autore del post



  • http://Iltuositoweb... ghandi

    sta suddivisione maniche tra mammoni e lureati meritocrati per definizione una volta riportati buoni voti, mi sembra alquanto tirata e ridicola…solo quì in ItaGGlia ci si potrebbe credere…

  • http://Iltuositoweb... ghandi

    e se il laureato fosse un mammone che predicando la sua meritocrazia “esteriore”, altro non cerca che il posto di lavoro vicino casa, vicino mammà e papà, invidinando altri che se lo sono conquistato detto posto di lavoro ??

    Beh…se così fosse, saremmo alle solite miserie itaGGliane, che assumono la veste della mitica MERITOCCRAZZIA all’itaGGliana, come spesso(!!!!!) succede purtroppo…

    • http://Iltuositoweb... Elena

      Non ho mai detto che il “mammone” sia per definizione un ignorante senza prospettive e che invece il “cervello in fuga” sia il meritrocatico per eccellenza. Ovviamente anche chi se ne va dall’italia potrebbe rientrare nella categoria mammoni e viceversa.. La mia voleva essere una critica di queste due realtà opposte che abbiamo nel nostro paese, dove se i soldi dedicati alla ricerca fossero di più e meglio spesi, potremmo trarne molti benefici, mentre questo problema viene ripetutamente ignorato e i media non aiutano certo a ricordarlo, esaltando la figura del “mammone”.

  • http://Iltuositoweb... ghandi

    per Elena,

    finche in Italia non si cambierà cultura, e non solo a roiguardo della ricerca, riconoscendo gli errori commessi in passato, e che magari gravano nel presente, NESSUN MERITO sarà possibile a mio parere, e francamente trovo un po’ fastidioso sto trobbettar di CCCervallli in FFuga… è chi mmi garantisce ad esempio che un buon laureato sia anche un buon lavoratore ad esempio ?????????????

    Secondo la mia esperienza personale ad esempio spesso i laureati non sono buoni lavoratori, ma sono arroganti e saccenti…magari si studiassero per capire meglio il proprio Paese, un poò di storia ed un po di sociologia magari…altrimenti se a loro il Paese con la sua storia non interessa, se ne vadano all’estero a produrre miracoli itaGGliani…

  • http://Iltuositoweb... g

    forse però ho frequentato laureati un po’ troppo clientelisti nepotisti o familisti…

    • http://Iltuositoweb... Elena

      Penso che il tuo parere sia strettamente collegato alla tua esperienza personale, quindi molto generale e ricca di luoghi comuni.. Sicuramente ci sono laureati che per aver studiato si credono superiori, ma immagino che tu riconosca che non si può fare di tutta l’erba un fascio, è un problema relativo alle singole persone, non a “categorie”.

  • http://Iltuositoweb... ghandi

    certo, io mi baso prevalentemente sulla mia esperienza personale, ma anche su fatti di cronaca…vedi ad esempio il sottosegretario al welfare-lavoro Michel Martone et similia…insomma a gurdar bene i laureati del Paese Italia ( la classe politico dirigente INSOMMA), NON CI FA CERTO UNA BELLA FIGURA !!

  • http://Iltuositoweb... ghandi

    in generale io ho conosciuto molti laureati mammoni o chiagnoni, magari anche con buoni curriculum di studio…ma si sa che quando la laurea la paga Mammà e papà, allora tutto diventa più facile nella vita… persino chiagnere per la supposta meritocrazia basata essenzialmente sul curriculum di studio, ma non sull’impegno al lavoro…lavoro che creando reddito, ha consentito loro di studiare ( abbastanza agevolmente…) in Università pubbliche anche di buon livello… penso che certa categoria di laureati peseudo meritocrati, ma veri chiagnoni sia certamente criticabile…

  • http://Iltuositoweb... ghandi

    un buon curriculum di studi, non garantisce un buon impegno lavorativo nelle condizioni datee o possibili…ma come per mia esperienza a volte è precondizione per atteggiamenti supponenti ed un po’ arroganti, dati da una situazione di vita famigliare e di studio molto agiata ed agevole…in fin dei conti questi studenti “meritocrati”… spesso divengono dei buoni predicatori ( o ciarlatani se vogliamo dirlo con cattiveria…cosa di cui in Italia certamente non c’è bisogno…) a lavoratori di scarso impegno, tanto la colpa di come vanno le cose, qualora queste andassero generalmente male, non è lor ne tanto meno della loro famiglia… insomma diventerebbero molto simili alla classe politico dirigentee Italian, della quale magari ne sono l’emanazione, quella CHE PREDICA BENE MA RAZZOLA MALE, MOLTO SPESSO…

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