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Pubblicato : ven 20 lug, 2012

Fiat, Fim, Uilm e Fismic prendono in giro l’Italia.

Cosa rimane delle parole di trionfo pronunciate dai vertici sindacali dopo i referendum, vinti di misura, indetti nelle fabbriche di Pomigliano e Mirafiori della “nuova” Fiat…la fabbrica Italia…quella fabbrica incapace, da quando c’è il signor Marchionne, superpagato manager italo-canadese, di produrre un solo nuovo modello…?

Rimane la cassa integrazione per quei pochi riusciti a rientrare, 2.500 su 5.000, e il pericolo, sempre più palpabile, di un’ imminente chiusura.

Prima lo Slai cobas, già nel referendum di Pomigliano, poi anche la Fiom, che si accodò al NO in quello di Mirafiori, avevano previsto cosa sarebbe successo….gli investimenti non erano chiari e neanche esplicitati, i modelli sempre gli stessi, la strategia del manager rivolta esclusivamente all’America, la chiusura di Termini Imerese e lo smantellamento di Arese…erano più che segnali, erano e rimangono fatti incontrovertibili…

Chi fa sindacato, cioè chi si assume l’onere, non facile, di difendere i diritti dei lavoratori dovrebbe avere la capacità di guardare oltre le promesse di quella che rimane, sempre e comunque (lo dice la storia vecchia e recente) la controparte…Fim, Uilm e Fismic hanno totalmente perso ogni contatto con il proprio ruolo, si innalzano a grandi strateghi dell’economia e dell’industria italiana…pontificano sui futuri successi delle loro strategie…e la storia li smaschera per quello che sono…solo tre sindacati passati dall’altra parte del tavolo…e sconfitti dai fatti !

Si apre un altro capitolo di licenziamenti e dismissioni, altre persone, illuse, rinfoltiranno le fila di quei disoccupati che ormai riempiono le nostre strade.

Si dirà che la colpa è della crisi, mai ricordando che altre case automobilistiche non hanno gli stessi indici fallimentari della Marchioniana Fiat,  si dirà che è colpa di quei sindacati che si sono opposti all’accordo e che hanno portato la Fiat in tribunale, non ricordando che gli accordi prevedevano il rientro di tutti…e non di solo la metà dell’organico e che se questo si fosse saputo in partenza…il referendum avrebbe avuto un esito ben diverso.

Si racconteranno le mille solite panzane per accontentare il padrone, quella Fiat che ha rubato a man bassa, per decenni, i soldi degli italiani, ha rubato fabbriche (l’Alfa), chiudendole e guadagnandone il doppio dalla vendita dei soli terreni (Arese), ha indirizzato il mercato dei trasporti sulle quattro ruote, ha condizionato sempre i contratti collettivi e le scelte strategiche e politiche di tutto un paese.

Il governicchio del rigore e della sobrietà sembra totalmente assente, non pare accorgersi dell’ennesimo furto di quella famiglia e di quell’azienda. Bravo a perseguitare i commercianti per costringerli all’emissione dello scontrino fiscale, meno bravo a perseguire i furti multimilionari che le grandi aziende perpetuano sul bilancio nazionale.

Ora altra cassa integrazione….ancora soldi che la collettività sarà costretta a regalare ad un’azienda che, chiaramente, sta lasciando il nostro paese con il bottino rubato…

In un paese serio e democratico la Fiat dovrebbe dar conto delle sue decisioni…e restituire il maltolto ad un popolo oberato da tasse e preso in giro dai discorsi di chi “racconta” che qui si viva in democrazia…ma siamo in Italia…quel paese in cui chi attacca i giudici che svolgono l’inchiesta sugli accordi Stato/mafia contemporaneamente chiede verità su quei fatti…è un paese in cui neanche Pulcinella vorrebbe più vivere !

 

Di seguito il comunicato stampa dello Slai Cobas

 

 

S.L.A.I. cobas

IL PROBLEMA NON E’ LA CRISI… MA LA FIAT !

Si ricomincia con la cassa integrazione che questa volta interessa direttamente anche chi si riteneva al sicuro e che seguendo i suggerimenti sindacali a testa china aveva accettato il ricatto per varcare i cancelli di Fabbrica Italia. Per questi lavoratori assunti da soli pochi mesi (che dopo anni di cassa integrazione avevano fatto il ‘p…atto col diavolo’ pur di salvarsi) ricomincia il calvario che li ripiomba nel serbatoio di precarietà a rischio-licenziamento insieme agli altri 2.500 ancora in carico a Fiat Auto e che, secondo i sindacati confederali, dovrebbero essere stati assunti da FIP unitamente agli 800 della ex Ergom. Nessuno più è al sicuro perché Pomigliano è ormai diventata una <fabbrica di licenziamenti> dalla quale già prendono le distanze gli operai di Cassino contro il paventato e fallimentare accorpamento produttivo con Pomigliano. La logica della Fiat è quella del biscotto avvelenato già servito da Marchionne all’Alfa di Arese (gli ultimi 70 licenziati ancora oggi stanno bloccando le portinerie) a Termini Imerese ed all’Irisbus di Flumeri.

Di fronte a questo scenario tragico per i lavoratori della Fiat e dell’indotto che si inserisce in quello della crisi e del meridione divenente ‘deserto lavorativo’ chi continua a credere alle promesse di Marchionne o è scemo o è in malafede perché, stando alla dichiarazione delle Fiat del 22 dicembre 2009 oggi a Pomigliano si sarebbero dovuto produrre 270.000 Panda, con 18 battute e 3 turni a ciclo continuo dal lunedì al sabato – con 5.500 addetti con l’aggiunta di un ulteriore incremento occupazionale (gli 800 della ex Ergom). Ciononostante la Fiat e le sue servitù sindacali ancora raccontano la favola del “trend crescente di produzione delle Panda oggi bloccato dalla crisi di mercato che costringe alla cassa integrazione”. Ma quale trend crescente! Qua si tratta di <trend miserabile> fatto di appena (quelle rare volte che tutto va bene) 650 vetture. Questo è un trend da fallimento: dopo lo strombazzato lancio mediatico e commerciale del modello oggi i numeri della produzione dovrebbero essere moltiplicati espotenzialmente per consentire la tenuta produttiva ed occupazionale! Ma si era mai vista una nuova fabbrica con un nuovo modello che va in cassa integrazione dopo appena 7 mesi dalla sua presentazione? Il fatto è che la Panda, anche se ammodernata, resta un modello vecchio la cui commercializzazione è in atto da quasi un trentennio. Ma dove sono i veri nuovi modelli? La domanda vale per Pomigliano, Mirafiori, Cassino e l’insieme delle fabbriche Fiat. L’azienda i soldi della progettazione e degli investimenti li sta versando nel portafoglio di Marchionne e della proprietà facendo business speculativo e finanziario con la chiusura delle fabbriche e la delocalizzazione produttiva. Vero è che il problema non è la crisi ma la Fiat!

Oggi di fatto la produzione, già ridotta ai minimi termini è in ulteriore contrazione né la questione è risolvibile con fantasiosi “accorpamenti produttivi”. I lavoratori a rischio licenziamento sono tutti (sia quelli di FIP che di FGA senza dimenticare ex Ergom e le migliaia di addetti all’indotto). Questa è la situazione oggettiva che rende le ‘gambe corte’ al piano-fantasma di Marchionne (all’epoca magnificato anche dal segretario nazionale della Fiom Gianni Rinaldini, col solo Slai cobas all’opposizione che già anticipò nel dettaglio gli scenari attuali). Il fatto è che Marchionne ed i suoi complici stanno portando alla sfascio stile Spagna e Grecia la Fiat, le stesse cose che il governo Monti (ex collega in Fiat di Marchionne) sta portando all’Italia.

La Fiat dopo aver cannibalizzato l’Alfa Romeo nel 1986 (regalatagli dall’allora presidente dell’IRI Romano Prodi e col l’appoggio di un vergognoso accordi sindacale firmato con FIOM-FIM-UIM) non ha mai rispettato le clausole del contratto di cessione che prevedeva la tenuta degli stabilimenti ed il rilancio del marchio in Italia e nel mondo. I lavoratori hanno subito gravi danni economici e il marchio è in vendita e/o in produzione in vari stati del mondo, il danno sociale ed economico pubblico è grave.

Come per la Repsol requisita in Argentina oggi si pone il problema della restituzione al pubblico del brand e degli stabilimenti Alfa Romeo, dei finanziamenti multimiliardari concessi dallo Stato alla Fiat e dei proventi realizzati dal Lingotto con la speculazione industriale quali, ad esempio, la vendita dei suoli (milioni di metri quadrati) di Arese in funzione della speculazione Expo 2015: lo Slai cobas si sta attivando anche per questo, ma gli operai tutti, con coerenza e coraggio, dovranno fare la propria parte!

Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 19/7/2012

Autore del post

- Ex dipendente di un'azienda d'informatica ormai vicina alla sparizione. Dirigente nazionale dello Slai-cobas nel 2003 iniziò una dura battaglia contro i vertici societari per impedire quella che sembrava, e poi si è rivelata, una vera e propria truffa ai danni dei lavoratori. Veniva licenziato nel 2005 con un pretesto. Vinceva tutte le cause contro l'azienda, che comunque non lo reintegrava nè pagava il dovuto. Attualmente disoccupato con un inutile tessera di giornalista pubblicista



  • http://Iltuositoweb... Oberon Oort

    l’alfaromeo era pubblica e deve tornare in mano allo stato e nessuno può usare il suo marchio. Bisognafare come stanno facendo in argentina che stanno riazionalizzando il più possibile e la repsol ne è n esempio. Chiaramente con questo governo non è possbile, bisogna tornare al più presto alle elezioni ed il responsabile di queste scelte sciagurate che non ci portranno da nessuna parte e del napoletano che non ha permesso che si andasse a votare pur sapendo delle scelte epocali e quindi necessariamente condivise dalla maggioranza degli itagliani che avrebbero potuto portare a scelte completamente differenti da quelle in atto.
    Praticamente un colpo alla democrazia e son altro!

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