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Pubblicato : sab 28 lug, 2012

Le parole ci fregano

Scrivo perché facendolo, mi sento meglio. Così riporta un foglietto rinvenuto giorni addietro in un libro tra i tanti che circolano per casa. A casa mia i libri per quanto strano possa sembrare, circolano. A volte poi si posano su mensole, scaffali, appoggi di fortuna. Poi come dopo un riposo spettante a chi ha camminato per diverso tempo, ricominciano il viaggio. Che li porterà chissà dove, per essere magari ripresi, chissà quando. Li si può trovare nei posti più impensati, accanto alla pasta, o al pane, oppure in bagno. È giocoforza poi che accanto a parole scritte da altri, trovino il loro spazio pure le parole scritte da noi stessi, che amiamo le parole. Le amiamo a tal punto si storpiarle a volte, di piegarle ai nostri voleri, alle necessità del quotidiano, sempre pronto a sopraffarci. In questo caso, lo scrivere può divenire un mezzo di difesa mica da poco, un antidoto all’infelicità sempre in agguato nelle vite che ci sono toccate. Scrivere per salvarsi dal precipizio imminente e profondissimo della vita.

Ed in questo tentativo, vivo interamente le mie sensazioni di sconfitta, quando la cosa risulta impossibile. Accusando tanto il mio essere, così come l’essere degli altri. Come l’essere altro rispetto al mio parlante. Anzi, colui che parla cerca senza sosta nello scrivere un piano differente dove si annidano, celandosi al mondo, tutte le paure, ma sogni pure, per darle nuova linfa sul palcoscenico della vita. Le parole ci fregano, dicevamo in una notte d’estate sotto un cielo luminoso con un mio amico carissimo. Convenimmo sulla necessità di rivelare al mondo l’inganno originario, al pari del peccato commesso da Adamo.  Ed era ciò che scoprimmo in quell’epoca. Per la prima volta non ci bastava più farci delle confidenze, lasciarci trasportare dalle emozioni della condivisione. Scoprimmo in quella notte d’agosto, quanto le parole possano essere, se pur non apparire, false e tendenziose. Ma soprattutto come le parole possano perdersi, ed abbiano bisogno di un mezzo tangibile, di una traccia del passaggio, un segno su quella pietra dove Eco, resa muta per amore, lasciò agli uomini un pensiero, sempre lo stesso, legato all’amore per Narciso. Si scrive [anche] per narrare, per esplorare luoghi mai visti, come per descrivere luoghi conosciuti. Si scrive narrando di noi e degli altri. Le parole assumono i caratteri dei pensieri, e la mente pare accodarsi ai suoni che danno vita  ai pregiudizi originari così come il pregiudizio consistente nel non averne. Senza riflettere, senza scendere a patti con alcuno che non sia il foglio bianco. Lì, immobile, in attesa di essere macchiato dalla vita.

 

Guido… [che avrebbe voluto essere uno scrittore]

Autore del post

- Scrivo per sbollire la rabbia, ma non solo.. Tra le motivazioni lette di grandi e famosi autori, ve ne sono alcune accattivanti. Andrea Camilleri ha dichiarato ad esempio di scrivere perché ".. è sicuramente meglio che alzarsi alle 4 della mattina per andare al mercato!", Io molto sommessamente, sono giunto alla conclusione che lo faccio [ignobilmente], per continuare ad alzarmi a quell'ora ed andare... al mercato!



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