A proposito della tassa anti-fannulloni: basta “superficialità” a partire dai nostri parlamentari “mediocri”

A proposito della tassa anti-fannulloni: basta sparare cavolate a partire dai nostri parlamentari “mediocri”, per non dire altro. Cito uno per tutti Martone (con il suo input “sfigati” – ma cosa può saperne della vita reale uno così).
Circola in rete una lettera di Giovanna Fico di Napoli, pubblicata se non sbaglio da Repubblica, lettere dei lettori, che esprime il concetto che vorrei far trasparire.
Mi duole il cuore sentire chi cazzeggia in Parlamento ed ha cazzeggiato mantenuto all’Università dai genitori ricchi e …. (perchè non si può essere ricchi senza essere ….), sparare a zero su persone che si fanno il mazzo per emergere dalla merda che sommerge i migliori e buona parte degli italiani.
La lettera:
Sono una studentessa di Medicina e Chirurgia della Federico II di Napoli. Ho 23 anni, sono iscritta all’università da 5. Ripeto il quarto anno per la prima volta. Diplomata con il massimo dei voti ho cominciato a lavorare come cameriera in un pub per tutta l’estate, in attesa dei test d’ammissione per le facoltà medico-scientifiche. Ho pagato l’iscrizione a quei test con i soldi che avevo guadagnato, sono stata ammessa alla facoltà di Medicina e chirurgia, Odontoiatria e Medicina veterinaria. Ho continuato a lavorare per non pesare ulteriormente sulle spalle dei miei (mia mamma è un’insegnante della scuola primaria, o almeno ci prova; è precaria da 10 anni), più che per pura necessità economica. Lavoravo tutti i weekend, in settimana frequentavo l’università. Così per 2 anni. Poi mia mamma è andata a lavorare fuori dalla Campania, io ho lasciato il lavoro per dare una mano a casa. Ho dato sempre il massimo, ma purtroppo le difficoltà a casa mi permettevano di concentrarmi sullo studio meno del solito. Ho perso un anno, grazie anche all’organizzazione della mia facoltà che definirei poco student-friendly (blocchi annuali, mal disposizione a concedere appelli straordinari, sessioni che si sovrappongono, eccetera). Ora ho smesso di lavorare. Mia mamma ancora non ha un lavoro a Napoli, né in altre città italiane. Ho voti più alti adesso, certo, sto recuperando il tempo perso. Io che lavoravo per pagarmi le tasse e che sono fuori corso anche per questo, dovrei pagare il doppio delle tasse perché sono una “sfigata”? Per stimolarmi a fare meglio? Non ho bisogno di questo stimolo. Lo stimolo a fare meglio me lo darebbero nuove strutture, posti per studiare, biblioteche. Ogni caso è isolato, ognuno ha la sua storia. Vorrei solo che si smettesse di trattare i problemi con superficialità.
Giovanna Fico— Napoli









