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Pubblicato : mar 21 ago, 2012

Un Paese Ospitale (la storia di Julius e Franzisca vivi a Giaveno e Samia Jussuf Omar morta nel Mediterraneo)



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“Julius ha 30 anni e sua moglie Fransisca 27. Sono nati in Nigeria e 7 anni fa sono arrivati in Libia dopo aver attraversato con mezzi di fortuna e a piedi il deserto del Sahara. Erano due delle decine di migliaia di emigranti nigeriani, eritrei, congolesi e di altri paesi africani giunti in Libia per lavorare…”

Laura Matteucci Pilone  mi scrive: Cara Doriana, avrei voluto pubblicare sulla tua pagina questo appello, ma non so se gradisci, forse preferisci, se condividi, farlo tu …”Poi la guerra in Libia e la deportazione forzata a Lampedusa da parte dei militari di Gheddafi. Ma per loro, al contrario di chi aveva il passaporto libico, non viene concesso lo stato di rifugiati. L’unica vera via che gli rimane è la clandestinità.Da oltre un anno e mezzo Julius e Fransisca vivono a Giaveno, in provincia di Torino.

Julius è perfettamente inserito in una compagnia teatrale, la “Fabula Rasa”, che porta sul palco a recitare tanti “diversamente dotati”, che grazie al teatro escono dal loro isolamento e vivono lampi di vita vera.I giovani sposi africani rischiano ora l’espulsione senza che venga presa in considerazione la loro particolare situazione, nata da una politica internazionale più grande di loro. Non hanno scelto, loro non hanno mai scelto niente della loro vita, e anche ora rischiano di subire un rimpatrio forzato.Per questo chiediamo al sindaco Daniela Ruffino di concedere a Julius e Fransisca la cittadinanza onoraria di Giaveno. Questo atto, sebbene non garantisca di per sè il permesso di soggiorno alla coppia, sarà un atto simbolico di grande valore, un riconoscimento della loro storia e delle loro sofferenza.Giaveno è un paese che da sempre ha accolto immigrati, italiani e non. Un paese che oggi è composto per oltre il 50% da persone giunte da tutte le parti del mondo. Anche per questa sua grande capacità di accogliere tutti, Giaveno può diventare il primo dei comuni italiani a potersi fregiare del titolo di “Paese Ospitale”.

Intanto nei giorni scorsi,  dalla Libia era partita un’ altra carretta, questa volta a bordo c’ era SAMIA YUSSUF OMAR , che aveva solo 21 anni e sperava di arrivare in Italia, in questo Paese tanto ospitale…E stavolta non era per partecipare ai Giochi.
“Samia Yusuf Omar (Somalia, 25 marzo 1991 – Mar Mediterraneo, 18 agosto 2012) è stata un’atleta somala, specializzata nella velocità.Nel maggio del 2008 ha gareggiato nei 100 m piani ai Campionati africani di atletica leggera 2008, concludendo in ultima posizione la sua batteria.Ha partecipato poi alle Olimpiadi di Pechino 2008, nella gara dei 200 m, ottenendo il record personale di 32″16, ultimo tempo di tutte le batterie, venendo però comunque incoraggiata e applaudita dal pubblico presente allo stadio.Il 18 agosto 2012 è morta in mare a soli 21 anni, su un barcone di migranti con cui era partita dalla Libia sperando di arrivare in Italia.Alle Olimpiadi di Pechino nel 2008 era arrivata ultima nella gara dei 200 metri: nessuno se n’era accorto, né le telecamere avevano indugiato su quella ragazza esile che arrivava al traguardo molti secondi dopo le altre. Ma per lei era già un successo. A Londra 2012 però non ci è mai arrivata: il suo sogno è naufragato nel Mediterraneo, dove è morta a bordo di una carretta del mare partita dalla Libia mentre tentava di raggiungere l’Italia. A raccontare la triste storia di Saamiya Yusuf Omar è la scrittrice italo-somala Igiaba Scego sul blog Pubblico, che a sua volta cita Abdi Bile, una gloria dell’atletica somala, medaglia d’oro – l’unica nella storia del martoriato Paese africano – nei 1500 metri ai mondiali di Roma del 1987. “Sapete che fine ha fatto Saamiya Yusuf Omar?”, chiede Abdi Bile a una “platea riunita per ascoltare i membri del comitato olimpico nazionale”. Nessuno risponde. L’ex atleta si commuove e prosegue: “La ragazza… Saamiya è morta… morta per raggiungere l’Occidente. Aveva preso una caretta del mare che dalla Libia l’avrebbe dovuta portare in Italia. Non ce l’ha fatta. Era un’atleta bravissima. Una splendida ragazza”. Non è chiaro quando la ragazza sia morta. Sono pochissime, anche in rete, le tracce di Saamiya, tra cui il video su youtube della sua performance cinese, e un servizio di al Jazeera che nel maggio 2011 raccontava il suo viaggio in Etiopia e la sua battaglia per trovare un allenatore in grado di condurla a Londra. “Siamo felici per Mo, è il nostro orgoglio”, ha poi aggiunto Abdi Bile riferendosi a Mo Farah, il giovane atleta nato in Somalia ma diventato britannico che ai Giochi di Londra ha dominato nei 5000 e nei 10.000. “Ma – ha concluso – non dimentichiamo Saamiya”.

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Tornando alla storia di Julius e Fransisca l’ amica Laura  mi scriveva nel suo messaggio alla fine:  Il mio amico, poeta e insegnante di italiano agli stranieri, Lino Di Gianni, ha dedicato loro questa poesia: L’eternità, e un giorno. Dalla finestra socchiusa dall’unico ondeggio di tenda nel sole incerto inchiodato all’inferriata due persone si guardano annuiscono temendo di partire tornare schiacciati in una parete che li schiaccia contro un’altra parete sorridono, senza il coraggio di dire perché sono fermi su una corda con una gamba sollevata un soffio di vento li può spingere su una tempesta soffocare nel deserto o in mezzo al mare Hanno imparato una nuova lingua, per farsi giocolieri di parole Hanno imparato a sputar fuoco ad appendersi a un trapezio con sotto le prigioni della Libia. Un metro per metro la cella di lui e lei gli portava l’acqua Se leggi questo, se ci pensi prova a misurare da quanto dura la loro paura. L’eternità e un giorno. Grazie della tua attenzione, un abbraccio laura”

Dunque GRAZIE per la vostra attenzione se avete avuto la pazienza di leggere tutto  e firmare per loro che sono ancora VIVI: http://www.change.org/it/petizioni/cittadinanza-onoraria-a-julius-e-fransisca.  Come sempre, spero nel passa parola e in un Paese Ospitale anche se alle volte sembra mettercela tutta per non esserlo e scorda quanto abbiamo viaggiato, chi eravamo e chi potremmo tornare ad essere perchè  come scrive Dante, un italiano… «Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale

Che il Mediterraneo sia

Che il Mediterraneo sia e non una bara ma vita. Restiamo Umani

Doriana Goracci

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Autore del post

- Capranica (Viterbo)


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    Lettera di referenza per Julius e Francisca Eguasa

    Ho conosciuto Julius e Francisca a scuola, nel Centro statale per l’insegnamento della lingua italiana per adulti stranieri.
    Ero uno degli insegnanti che aveva per più ore la possibilità
    di seguire i progressi dei loro studi e degli atteggiamenti messi in atto nella comunità scolastica.

    Posso testimoniare della loro capacità di usare registri e comportamenti adatti a mitigare le tensioni che sorgevano dalla compresenza di oltre venti allievi di provenienza e realtà diverse.

    Oltre alla capacità di seguire un percorso di studio e completarlo con la licenza media, confermo la loro curiosità e vivacità intellettuale nel seguire corsi di teatro e di canti e danze.

    Ritengo importante che a questi comportamenti virtuosi
    si risponda, da parte della città che li ospita, dando segnali precisi di accoglienza e permanenza attraverso la concessione, ad esempio, della cittadinanza onoraria, per premiare, attraverso loro, tutte quelle persone che non hanno potuto difendersi da leggi che non affrontano il lato umano e personale dei migranti.

    Lino Di Gianni (insegnante per venti anni nella scuola elementare e diciannove anni nei Centri Territoriali Permanenti per l’istruzione e formazione per adulti- ex 150 ore)

    • Doriana Goracci

      ricordi il maestro Manzi? io si, mi conforta che è vissuto ha lottato e si è mantenuto sempre straordinariamente UMANO. Grazie Gianni per quello che fai e sei, con umiltà e passione e grazie per i tuoi interventi

      • http://www.linodigianni.it linodigianni

        tutto il mio lavoro di questi 40 anni è stato un grande cocomero condiviso, una fetta per ciascuno di quelli che si è mai fatto incantare dai parolai di turno!

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    L’origine del male
    Sta sempre in agguato
    Non smette la sua
    Ronda
    Il suo ringhio
    Affamato

    Diciotto persone
    Sono state fucilate
    Solo e soltanto
    Per aver rivendicato
    Un soldo più alto
    Per un lavoro di merda
    Nelle miniere di platino

    Ma non era diventato
    Il paese di Mandela
    il paese liberato?

    Adesso, per esempio
    Con un esempio diverso
    In piccolo, oh si,
    molto in piccolo

    Lui fa l’attore
    in compagnia teatrale
    insieme a disabili
    magari un po’ instabili
    ma che capiscono bene
    le armonie del cuore
    li ho visti recitare
    ho sentito le poesie di uno
    scarpe grosse e vestito largo
    serio serio chiedeva attenzione
    udite udite
    per le sue parole poesia
    e la gente lo vedeva
    per la prima volta
    per ciò che era
    un poeta dentro il corpo
    assistito

    Lui, Julius, non deve essere allontanato
    lei, Francisca, la moglie attenta e intelligente
    che gli portava l’acqua
    quando lui aveva bisogno
    che ha studiato l’italiano
    con calma, metodo e attenzione
    loro hanno bisogno
    di un aiuto da sconosciuti:
    dieci, cento, mille firme
    perché sia concessa loro
    la cittadinanza onoraria.

    Chi li ha conosciuti,
    faccia una dichiarazione
    di stima, come per trovare casa

    Ecco, io li conosco, Julius e
    Francisca, e do loro le mie
    prime referenze.

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    L’eternità, e un giorno.
    Dalla finestra socchiusa
    dall’unico ondeggio di tenda
    nel sole incerto inchiodato
    all’inferriata

    due persone si guardano
    annuiscono
    temendo di partire tornare
    schiacciati in una parete
    che li schiaccia
    contro un’altra parete
    sorridono, senza il coraggio
    di dire perché
    sono fermi su una corda
    con una gamba sollevata
    un soffio di vento
    li può spingere su
    una tempesta soffocare
    nel deserto o in mezzo
    al mare
    Hanno imparato una nuova
    lingua, per farsi giocolieri
    di parole
    Hanno imparato a sputar fuoco
    ad appendersi a un trapezio
    con sotto le prigioni della Libia.

    Un metro per metro
    la cella di lui
    e lei gli portava l’acqua

    Se leggi questo, se ci pensi
    prova a misurare da quanto dura
    la loro paura.
    L’eternità e un giorno.

  • http://www.linodigianni.it linodigianni

    Francisca mentre guida il coro di gospel della nostra scuola

    http://youtu.be/Vr4kKL_Wa70

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    bisogna ringraziare il gruppo di persone di Giaveno che, attorno alle proposte di Fernando Martella, ha cominciato a raccogliere firme in piazza e poi su Internet..

  • sonia previtali

    il mondo è di tutti, non devono esistere i clandestini…i confini sono un concetto che dei tiranni hanno stabilito a discapito dei deboli e su questo concetto hanno aumentato potere e ricchezze e causando morte disperazione. Eppure cerco e vorrei sentirmi onorata di essere una cittadina, qualunque nazionalità ci sia sulla carta, insieme a Julius e Franzisca e insieme ad ogni altro UMANO…Per questo ho firmato l’appello che mi ha segnalato Doriana, per la Cittadinanza che vorrei fosse data non tanto per ospitalità ma perché nessuno possa decidere quale angolo di mondo mi spetta! Grazie a Doriana e a chiunque altro firmerà condividendo certi valori :)

  • Doriana Goracci

    Questo è un aggiornamento importante che ho appena ricevuto da Laura Matteucci Pilone e dal Gruppo FB Gli Amici di Julius e Franzisca: “Si è svolto ieri sera, come previsto, l’incontro con il sindaco di Giaveno Daniela Ruffino, in cui noi, gli Amici di Julius e Fransisca, abbiamo chiesto all’Amministrazione comunale il conferimento della cittadinanza onoraria ai due ragazzi nigeriani costretti a lasciare la Libia durante la Rivoluzione. Il sindaco ha ascoltato con attenzione le nostre ragioni e ha promesso di approfondire al più presto la questione con la sua Giunta e con il segretario comunale. All’incontro erano presenti anche l’assessore giavenese Stefano Tizzani (avvocato) e il consigliere regionale del Pd Nino Boeti (già sindaco di Rivoli). Conosciamo bene la sensibilità del primo cittadino giavenese intorno ai temi sociali e ne apprezziamo in particolare la concretezza d’azione che più volte ha dimostrato, anche nei confronti di questi migranti. Confidiamo, per questi motivi, che l’Amministrazione da lei guidata sappia riconoscere l’importanza non soltanto degli atti concreti, ma anche di quelli simbolici (come è quello del conferimento della cittadinanza onoraria). Per il momento non ci resta che ringraziare il sindaco Ruffino per l’attenzione che ci ha fin qui concesso.” GRAZIE A TUTTI VOI

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