Joseph Ratzinger, papa rivoluzionario secondo Antonio Socci

Non so se con un po’ di malizia, al fine di fargli fare una figura tapina, Gad Lerner nella sua trasmissione del 3 settembre su La7, ha invitato il giornalista Antonio Socci, a parlare di Chiesa, dei recenti scandali in Vaticano e della morte del cardinale Carlo Maria Martini. Lo stesso scherzo glielo fece una volta Corrado Augias, invitandolo a un incontro col teologo Vito Mancuso. Il povero Socci se ne uscì con le ossa rotte. Ma può anche darsi che Gad Lerner ignori che il giornalista quando affronta temi religiosi non ne azzecchi una. In un articolo su Libero del 27 aprile 2008, Socci scriveva che, rilasciando un’intervista su padre Pio al New York Times, era rimasto colpito dalla “reazione sbigottita di Ian Fisher” (cito le sue parole), suo collega del giornale americano, quando gli aveva riferito che padre Pio era il “primo (e unico) sacerdote stigmatizzato dopo Gesù Cristo… un alter Christus”. Ora, lo sbigottimento del giornalista americano era più che giustificato, giacché Socci gli stava dimostrando di conoscere poco il Vangelo. Gli sfuggivano, infatti, due sostanziali differenze. A Gesù le ferite (nei polsi, non nel palmo delle mani) furono inflitte dagli uomini. A Padre Pio le ferite sarebbero state inflitte dal Signore, il che è un po’ come bestemmiare. Il sacrificio di Cristo, secondo il Nuovo Testamento, aveva uno scopo preciso e necessario (cf Lc 17, 25): la salvezza dell’umanità. Il “sacrificio” di padre Pio non era necessario ed era perfettamente inutile. Nel suo libro, invece, “Diario di un padre nella tempesta”, il buon Socci si affanna a dimostrare che con le preghiere si può ottenere tutto da Dio. Se così fosse, gli ospedali che ospitano bambini malati di tumore, i cui genitori pregano giorno e notte per la loro guarigione, sarebbero vuoti. E chissà quanti malati gravi devotissimi magari della Madonna, o di Padre Pio, o di qualche altro santo, guarirebbero. Semplicemente Antonio Socci non ha capito il senso della preghiera insistente della quale parla il Vangelo. E, tanto per fare un’altra citazione, Antonio Socci, in un articolo su Libero (e dove sennò?) del 1 marzo 2011, certissimo che le ragazzine d’oggi abbiano ancora pregiudizi medioevali, e siano persuase che sessualità, soprattutto se femminile, e peccato, s’identifichino, scrisse che la brutta vicenda della sventurata tredicenne di Brembate era identica a quella di Maria Goretti. E si sbagliava. Maria Goretti, infatti, si difese perché temeva di peccare. Il suo assassino, Alessandro Serenelli, racconta che la Santa, capite le sue intenzioni, prese a dirgli: “No, no, Dio non vuole, se fai questo vai all’inferno”. Occorre davvero tanta fantasia per immaginare che una ragazzina dei tempi d’oggi, rifiuti le prepotenze di un uomo, perché teme che Dio non voglia. Significa offendere la loro dignità. Le donne, fatte oggetto di prepotenze da parte degli uomini, difendono la propria persona. Il nostro giornalista concludeva: “E’ eroico oggi essere cristiani. Come è eroica la purezza”. Vi rendete conto? Ora, considerati questi grossolani errori del giornalista, in materia religiosa, come si poteva pensare di fargli dire la sua su temi importanti, senza che se ne uscisse con qualche corbelleria? E, infatti, durante la trasmissione gli spropositi del religiosissimo non sono mancati. Ha affermato che nonostante il cattivo comportamento della Curia, nella Chiesa esistono realtà vivissime, citando, come esempio, Medjugorje. E qui ogni commento è superfluo. Basti pensare che un altro appassionato di Medjugorje è Paolo Brosio, che pure del Vangelo ha capito assai poco. Poi ha sentenziato che la Chiesa deve convertirsi al Cristo, non al mondo. In realtà, l’una cosa è indissolubilmente legata all’altra: non può esserci amore per Cristo senza amore verso i suoi figli, senza amore per il prossimo, e quindi per il mondo. Infine, con sconcertante disinvoltura ha affermato più di una volta che Joseph Ratzinger è un papa rivoluzionario (non è una barzelletta!). Gianni Vattimo gli ha chiesto quali documenti lo dimostrassero, e lui, non sapendo che cosa rispondere, ha accennato ai discorsi del papa riguardo ai sacerdoti pedofili. Non c’è che dire. Un grande rivoluzionario, questo papa.
Carmelo Dini









