La vergogna di un assegno da 1.936 Euro per un figlio

La vicenda è di pubblico dominio. 1.936 Euro di risarcimento dall’Inail per un figlio. Una vergognosa storia italiana che vi porgo al link in calce. Ve lo porgo vergognandomi anche io. Mi vergogno di vivere in questo stupido paese. Un paese governato da una banda di povera gente. Una banda di povera gente “poveri nella mente”.

Purtroppo il problema non è la miseria della tasca, ma quella miseria che sta sotto i capelli di tante persone sedute sul ponte di comando.

Vi lascio alla lettura e, come dice il nostro Presidente della Repubblica “stiamo coesi e non fomentiamo inutili allarmismi”.

Nell’attesa di leggere la prossima storia vergognosa italiana, arrivederci al prossimo post, sempre sperando in libertà ed in salute, dal Vostro affezionato Cartapazio Bortollotti.

1.936 Euro di rimborso…Lo sfogo del padre per un figlio che non c’è più…

Note sull'autore

- web reporter

  • http://www.inail.it Ufficio Stampa INAIL

    L’infortunio mortale di Nicola Cavicchi: per l’INAIL l’assegno funerario era l’unico intervento possibile

    Ai genitori di Nicola Cavicchi, il giovane operaio scomparso nel terremoto dello scorso 20 maggio a Ferrara in seguito al crollo dello stabilimento della Ceramica Sant’Agostino, l’INAIL ha potuto versare solo poco meno di duemila euro. Non un risarcimento per la perdita del figlio, ma il contributo alle spese per il funerale che l’INAIL eroga sempre ai familiari di tutti i lavoratori deceduti.

    Le prestazioni previste dal Testo Unico del 1965. Le prestazioni che l’INAIL può erogare ai lavoratori assicurati e, in caso di loro morte, ai loro superstiti sono previste dal Testo Unico n. 1124 del 1965, che ne stabilisce precisamente condizioni e misure.
    Scopo della legge non è tanto risarcire un danno, quanto offrire ai superstiti i mezzi di sostentamento venuti a mancare con la morte del lavoratore loro familiare.
    In particolare, la legge prevede che abbiano diritto alla rendita il coniuge, fino alla morte o a nuovo matrimonio; ciascun figlio fino al raggiungimento del 18esimo anno di età (per ragioni di studio l’età viene elevata fino ai 21 anni se i figli sono studenti di scuola media o superiore e non oltre i 26 anni se studenti universitari); i figli totalmente inabili al lavoro, ai quali la rendita spetta a prescindere dall’età, finché dura l’inabilità.
    Se vivevano a carico del lavoratore deceduto, in mancanza di coniuge e figli, anche a genitori e altri ascendenti spetta una rendita.
    Sempre in mancanza di coniuge e figli, a fratelli e sorelle può spettare una rendita solo nella misura del 20% e solo se convivevano con il lavoratore deceduto ed erano a suo carico.

    Nicola Cavicchi non aveva figli o una famiglia da mantenere. Per questo l’Istituto non ha potuto erogare una rendita ai familiari superstiti, ma solo il contributo alle spese del funerale, che spetta sempre e in eguale misura ai familiari dei lavoratori deceduti. In questo senso, l’assegno funerario una tantum di 1.936,80 euro era per l’INAIL l’unico intervento possibile.

    Una legge da attualizzare. Il Testo Unico n. 1124 è una legge di quasi cinquant’anni fa che senza dubbio non può tener conto di cambiamenti significativi intervenuti sia nel lavoro sia nella famiglia: dalle diffuse condizioni contrattuali iniziali e flessibili, che si traducono in rendite molto basse per i familiari dei superstiti, alle convivenze di fatto di molte coppie non sposate. A questo proposito l’INAIL ha avanzato più volte la proposta di introdurre alcune modifiche legislative e garantisce nuovamente anche in questa occasione il più ampio supporto tecnico per l’adozione di iniziative di revisione, nel quadro delle disponibilità finanziarie dell’Istituto e con un impatto sostenibile per la finanza pubblica.

  • http://www.alessandroconsonni.com Alessandro Consonni

    Amici la risposta dell’Ufficio Stampa dell’ INAIL è ancora più offensiva dell’assegno che papà Bruno molto dignitosamente restituirà all’istituto dell’INAIL e a questo STATO ITALIANO di cui ogni italiano si vergogna sempre più! La risposta burocratica e anonima è lo specchio di un Istituto Nazionale che ha il solo scopo di risarcire chi muore con una legge o una formula di rimborso! A lettere di questo tipo esiste una sola risposta!……..Vaff!!!!!!!! L’INAM e chi lo dirige dovrebbe semplicemente VERGOGNARSI di non avere un direttore qualsiasi che non abbia avuto neppure la dignità, l’umiltà e la moralità di chiede scusa a papà Bruno ! Per il nostro Stato noi tutti siamo numeri e formule applicate a percentuali che dobbiamo semplicemente pagare le tasse e morire perchè ai nostri cari vengano rimborsati 1936,80 € ! SI VERGOGNASSERO !!!

    • http://Iltuositoweb... Ufficio Stampa INAIL

      Sig. Consonni, ma scusa di cosa? Del fatto che il capannone è crollato? Che le leggi in presenza di un reddito soddisfacente della famiglia e del fatto che il figlio non collaborasse al sostentamento dei genitori non riconosce ai genitori una pensione? IL nostro scopo non è risarcire una morte, anche perché l’assicurazione non la paga il lavoratore ma il datore di lavoro. Lo scopo del nostro lavoro è dare ai superstiti la possibilità di andare avanti nonostante la perdita del loro caro e in questo caso non ce ne erano le condizioni. Continuiamo a prendercela con lo Stato, non capendo che così facciamo male solo a noi stessi. Mi creda c’è gente che lavora, e che in quanto a moralità ha molto da insegnare a tutti. Chiede scusa chi ha sbagliato, e in questo caso non è certo l’Inail.

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