Israele, Gaza e Congo: quando l’indignazione dei blogger si fa selettiva
Traduco un intervento apparso sul sito informativo francese (di sinistra) Rue89.
Lo dedico a quei tanti blogger -pure loro di sinistra- che in queste ore sembrano voler fare a gara a chi riesce a dare maggiormente del nazista allo stato -e al popolo- di Israele tutto intero.
A quei blogger che volentieri si metterebbero pure a scrivere di complotti giudaico-massonici, se i motori di ricerca non avessero nel frattempo preso a prediligere, sull’argomento, taluni siti di estrema destra.
A quei blogger che se gli dici che bruciare una bandiera è sbagliato, ti rispondono che non si tratta che di un pezzo di stoffa, di simboli, dimenticando la forza dei simboli e la responsabilità di chi ne fa uso (e dimenticando i tanti e tanti sdegnati post ciononostante da loro dedicati a certe affermazioni razziste , xenofobe o omofobe pronunciate da certi nostri politici - pure quelle non erano che parole, ingenue parole, libertà di espressione….).
A quei blogger che se dai dell’infame all’insopportabile immaginetta della stella di David grondante sangue o incastonata su di una svastica, ti invitano a tacerti, perché sei un colluso, un compromesso, un indifferente - e perché solo loro riescono a “restare umani”, a sentire il pianto degli umili e degli ultimi, e ad avvertire “nel più profondo, qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo”.
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