Posts Taggati ‘bamboccioni’

Più Fortis, ragazzi!

By: Bamboccioni alla riscossa [ 1 Ottobre 2008 ]

Mario Draghi, Giulio Tremonti, crac, Fortis, obbligazioni a basso rischio, crisi mutui subprime, banche, banche d’affari, bamboccioni, bamboccioni alla riscossa

Sarà che: sbianchettare forse costa fatica. Sarà che: squadra che vince non si cambia. Sarà che: certi affari sono come gli amori e non si scordano mai. Ma fatto sta che: le 167 banche del consorzio “Patti Chiari” - anche in questi giorni di sboom delle Borse e crac degli istituti di credito di mezzo mondo - sembrerebbero più che intenzionate a mantenere rotta e tradizione. E a non ritoccare più di tanto l’elenco di quelli che secondo loro sono gli investimenti arci-sicuri. E infatti: in quella lista - tra le cosiddette “obbligazioni a basso rischio”, consigliate ai clienti per “investire in tranquillità” (come si legge, letteralmente, sul sito di Patti Chiari) - tra domenica e oggi campeggiano ancora nomi come: Dexia, Fortis, Wachovia e Hypo Real Estate. Che certo vanteranno un’ottima reputazione tra gli addetti ai lavori. Ma che ai più sono noti per un’unica ragione: giusto lunedì scorso queste banche hanno tutte - tutte - rischiato il tracollo. Trascinando con sè nello sconforto - e nel profondo rosso - le Borse al di qua e al di là dell’Oceano.

Ben inteso: nessuno di questi quattro moschettieri dell’Alta Finanza - fino ad oggi - ha fatto crac. Epperò vedere i loro nomi nella lista, che secondo gli uomini dei Patti Chiari, dovrebbe “orientare chi è privo di esperienza finanziaria e intende investire in titoli particolarmente semplici da valutare”, ovvero i risparmiatori più inesperti, fa una certa impressione. Per dire: prendiamo il caso di Fortis. Prima banca del Belgio e numero due in tutti i Paesi Bassi, questo istituto di credito è indubbiamente un colosso. Che per certo - anche per le sue dimensioni (85.000 dipendenti) merita di stare nell’olimpo delle banche più grandi del mondo (e infatti, secondo il quotidiano “La Repubblica”, è tra le prime venti). Ma forse non nella lista delle obbligazioni a basso rischio. Il motivo? La scorsa settimana ha avuto qualche problemuccio (circolavano voci su una sua possibile insolvenza) e polverizzato più di un terzo del suo valore in Borsa. Risultato: lunedì è stata salvata - con un’operazione di emergenza - dei governi di Belgio, Olanda e Lussemburgo. Che hanno versato nelle casse della banca la bellezza di 11 miliardi di euro. Evitando che con il crollo di Fortis, evaporassero anche i risparmi di milioni di ignari risparmiatori. Clienti di Patti Chiari, compresi.

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MAI dire MAI

By: Bamboccioni alla riscossa [ 27 Settembre 2008 ]

Walter Veltroni, Alitalia, PD, crac, fallimento, Roberto Colaninno, bamboccioni, bamboccioni alla riscossa

Berlusconi «ha cambiato idea su tutto, su Air France, sulla cordata - insiste -, ha parlato del coinvolgimento dei figli, di Aereoflot, delle ferrovie dello stato. È stato uno show, che dimostra la confusione con cui Berlusconi ha affrontato il problema. Io non ho MAI cambiato idea».

(Walter Veltroni, Corriere della Sera, 25 settembre 2008)

«Ora la campagna elettorale è finita, dov’è la famosa cordata (promessa prima delle elezioni da Berlusconi, nda)? La cordata in realtà è servita solo a creare tensioni, si sono messi i bastoni tra le ruote a una trattativa che riguarda il futuro di migliaia di lavoratori».

(Walter Veltroni, Corriere della Sera,11 aprile 2008)

Veltroni mostra dichiarazioni e pagine di giornali in cui Berlusconi annunciava cordate italiane per l’acquisto di Alitalia. «Dov’è questa cordata? - chiede il leader del Pd - E che cos’è questa cordata: imprenditori italiani di vari settori? Qual è il partner industriale? Con quale procedura si sta pensando di vendere? Tutti quesiti che dal 1 marzo restano non affrontati».

(Walter Veltroni, Corriere della Sera, 29 maggio 2008)

«Si è fatta andare via Air France - sostiene Veltroni - si è annunciata una cordata che non c’è (…). La questione Alitalia è uno degli elementi che dimostra la generale confusione in cui è precipitato il governo in poche settimane».

(Walter Veltroni, Corriere della Sera, 5 giugno 2008)

(Poi la cordata, cioè la Compagnia aerea italiana capitanata dal patron della Piaggio, Roberto Colaninno, spunta fuori; ma Veltroni non si perde d’animo, nda). «Prima avevamo un accordo internazionale - ha detto Veltroni, riferendosi all’alleanza con Air France-Klm fallita sotto il governo Prodi - e ora un accordo domestico ma non servono soluzioni fatte in camera e cucina».

(Walter Veltroni, Corriere della Sera, 30 luglio 2008)

«La vicenda Alitalia è lo specchio fedele di come il governo Berlusconi sia vittima della sua demagogia e della sua inadeguatezza» ha dichiarato in una nota. Secondo il segretario del Pd «il piano presentato ci consegna una compagnia di bandiera che di fatto diventa di bandierina, con un inaccettabile ridimensionamento della capacità di espansione internazionale».

(Walter Veltroni, Corriere della Sera, 28 agosto 2008)

(Il piano messo a punto dal governo per salvare Alitalia, nda), secondo il leader del Pd, «consente a chi la sta acquistando di andare sul velluto, anzi alla fine gliela regala e sono sicuro che alla fine Alitalia entrerà nell’orbita di qualche grande gruppo straniero che, però, non avrà pagato nulla per averla». Insomma, «è la condizione ideale, una soluzione mediatica che rende l’Alitalia pronta per essere data gratis a qualche operatore straniero».

(Walter Veltroni, Corriere della Sera, 4 settembre 2008)

«È un fatto positivo per i lavoratori e la compagnia. È quanto mi aspettavo ed è quanto ho detto che sarebbe accaduto». È passato appena un minuto dalla notizia dell’accordo tra Cai e Cgil (che quindi farà decollare l’affare Alitalia così come progettato dal governo Berlusconi, nda). E il segretario del Pd, Walter Veltroni, accusato due giorni fa da Silvio Berlusconi di ostacolare la soluzione per l’Alitalia, comincia a togliersi altro che sassolini dalle scarpe. «Ho dato una mano per evitare una tragedia, tenendo relazioni con Colaninno e i sindacati, e ho informato Gianni Letta» dirà poco dopo a Porta a porta, su RaiUno.

(Walter Veltroni, Corriere della Sera, 26 settembre 2008)

Non dice che è stato merito suo, Walter Veltroni. Però rivendica il ruolo di mediatore svolto da lui e dal Pd per Alitalia. In modo concreto e «trasparente». Martedì quando era tutto fermo ad esempio, «io ho messo insieme Roberto Colaninno e Guglielmo Epifani, era così difficile farlo?».

(Walter Veltroni, La Repubblica, 26 settembre 2008)

 

P.S. Scusaci Walter. Perchè noi - anche se alla riscossa - siamo solo due bamboccioni. Epperò: proprio non capiamo. Se l’idea (su Alitalia) non l’hai camabiata tu, chi è che te l’ha fatta cambiare?

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Falce e Balzello

By: Bamboccioni alla riscossa [ 25 Settembre 2008 ]

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Certo: non è più tempo di bandiere rosse. Di pugni chiusi. O di popoli alla riscossa. Ma proprio in questi giorni: le idee del barbuto Marx, dell’austero Engels e dei loro compagni (di strada) sembrano tornate - per così dire - di moda. Oddio: nessuno - o quasi - s’azzarda più a parlare di comunismo e affini. Epperò qualcuno - Nouriel Roubini, economista americano e penna del Financial Times - parla apertamente (e polemicamente) dell’avanzata di un nuovo “Socialismo per ricchi”. Che a scanso di equivoci nulla ha a che fare con “Il Capitale”, inteso come libro. Ma riguarda assai da vicino i capitali, intesi come soldi. E infatti: secondo Roubini - che per primo, a febbraio 2008, aveva previsto la portata devastante dell’ormai arcinota crisi dei mutui a stelle e strisce - la regola del “Socialismo per ricchi” è una sola: “Privatizzare i profitti e statalizzare le perdite”. Facendole pagare - a suon di tasse e balzelli - ai soliti noti. Cioè agli sfigatissimi contribuenti.

Fantasie apocalittiche? Purtroppo, no. Il nuovo “socialismo” che avanza sotto le insegne di Falce&Balzello è già realtà. Anche nel nostro ex Belpaese. Tanto che il crac Alitalia - nel suo piccolissimo - ne è un esempio perfetto. Per capirci: è inutile chiedersi - come fanno ossessivamente giornali e tivù da un mese a questa parte - se la nostra compagnia di bandiera fallirà. E meglio sarebbe domandarsi - invece - chi pagherà il conto di questo fallimento. E chi invece potrebbe addirittura guadagnarci. Anche perchè una cosa è certa: la nostra compagnia di bandiera è già - tecnicamente e giuridicamente - fallita. Dirà qualcuno di voi: ma come: ma le trattative che continuano? Ma gli accorati appelli di destra&sinistra&centro per scongiurare il peggio? Ma i dibattiti nei salotti tivù? Solo molto fumo (e, ahinoi, poco arrosto). Fumo che serve a far passare in secondo piano la triste realtà. Cioè una procedura fallimentare - come dire? - un po’ sui generis. La vecchia Alitalia - per la cronaca - è ufficialmente morta e sepolta dal 30 agosto scorso. Quando il suo consiglio di amministrazione ha dichiarato lo stato di insolvenza (giacchè in cassa non c’era più il becco di un quattrino). Da allora è partita la procedura di amministrazione straordinaria. E sempre da allora a guidare quel che resta della flotta tricolore è un commissario ad hoc. Nominato dal governo Berlusconi. E dal nomen che sa di poco fortunato omen: Fantozzi (ma Augusto, però).

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A desperate need for emergencies

By: Paolo Margari [ 2 Luglio 2008 ]

i-doser

Il garantismo alquanto partizan non demorde. Difficile una sabbiatura giacché gli europei sono trascorsi, con al seguito tecnici, e la munnezza è ormai uno status symbol del turismo partenopeo. C’è chi teme davvero che a luglio sparisca del tutto provocando un nuovo black out mediatico sull’intestino della civiltà contemporanea meridionale. Straballe, direbbe qualcuno. Urge qualche incendio strategico dunque urge ancora un certo corpo che ben si presta a irruzioni istituzionali mal riuscite - mai una volta che non vengano scoperti.

Una soluzione più a lungo termine pare l’assunzione di iDoser in qualità di svecchiatore di motivoi nazionalpopolari. Non che Sanremo non fosse un’efficace anticipazione di cotanto spupefacente in formato mp3. Si partirà dall’inno, che mal rappresenta l’Italia contemporanea, un popolo che sempre più è colpito dalle sindromi dilaganti quali bamboccionismo, fannullonismo, ricchionismo o teocojonismo (sebbene questa sia stata mutuata dalle scimmie non-darwiniane), per poi passare a qualcosa di più prosaico, ad esempio le sigle dei tg. Dura vita per i neomelodici partenopei: le loro asfissianti produzioni non hanno più appeal tra le nuove leve di controllori del gregge. C’era ancora qualche sfigato trasformatosi in pecora nera che andava rimesso nel recinto o eliminato. Anche il vatic-ano corre ai ripari: si scarica iDoser a manetta per sinusoidali vibrazioni in cappella con retrogusto chimico e riempie il resto di teutonica techno - sempre in ritardo.

Scarica aggratise qualche anticipazione in mp3…

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Dimmi quando, quando, quando

By: Bamboccioni alla riscossa [ 15 Giugno 2008 ]

Toni Renis, Giorgio Napolitano, bamboccioni, bamboccioni alla riscossa

 

Napolitano e le morti bianche: Tragedia da fermare subito

(Giorgio Napolitano, La Repubblica, 15 aprile 2007)

Adesso basta, «è ora di decidere e agire», serve una discussione «libera ma rapida» dice Giorgio Napolitano dopo gli ultimi due morti per lavoro di ieri che hanno fatto seguito ai quattro del giorno prima. «Non ci sono più parole per esprimere commozione e sdegno dinanzi a questo tragico susseguirsi quasi quotidiano di incidenti mortali sul lavoro» dice, teso e angosciato, il presidente della Repubblica.

(Giorgio Napolitano, La Repubblica, 15 aprile 2007)

Mentre il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e la politica tutta lanciano l’ allarme sulle morti bianche, gli ispettori del lavoro di Bari «denunciano la paralisi dell’ attività ispettiva che da noi, come purtroppo in molti altri posti in Italia, sta bloccando le missioni e paralizzando i controlli». (…). Gli ispettori del lavoro a Bari sono cento. Da tempo si muovono con macchine proprie perché quelle in dotazione all’ ufficio nel corso degli anni sono state dismesse per far fronte alle ristrettezze economiche imposte dalle varie finanziarie.

(La Repubblica, 26 aprile 2007)

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Miracolo a Milano

By: Bamboccioni alla riscossa [ 13 Giugno 2008 ]